Kurt Cobain
Kurt Cobain
La Finestra sul comò

5 aprile 1994: muore Kurt Cobain dei Nirvana

Il gruppo diede voce al disagio e all'apatia di un'intera generazione: la generazione X

La storia della musica può esimersi dal ricordare un'idea più che un solo uomo? Certo che si, ma se quest'uomo è in realtà un simbolo, un concetto astratto troppe volte stuprato dal mainstream e dalla visibilità che non era pronto a sostenere, deve avere memoria. Kurt Cobain, L'uomo di Aberdeen il 5 aprile del 1994 (esattamente 26 anni fa) si toglie la vita uscendo di scena brutalmente, come del resto ha fatto nelle sue canzoni, mai banali, mai scontate. Noi tutti riconosciamo un filo di emozione riascoltando capolavori generazionali come "Lithium" o "Come as you Are", l'urlo disperato di "Smell like teen Spirit" o tutte le scuse di "All Apologies" verso un sistema che non l'ha mai capito fino in fondo.

Portabandiera del grunge di Seattle, che non si ferma certo al gruppo in cui milita il biondo rocker, ci sono anche i Pearl Jam, Alice in Chains o i SoundGarden di Chris Cornell. Ognuno di queste entità musicali ha saputo liberare le emozioni di tanti giovani, cambiando gli schemi di colossi con MTV, vendendo milioni di copie in tutte il mondo. Kurt Cobain e i suoi Nirvana hanno dato voce al disagio e all'apatia di un'intera generazione, la generazione X. In soli cinque anni di vita i Nirvana nella quale militavano anche il bassista Krist Novoselic e il batterista Dave Grohl, oggi storico leader e frontman dei Foo Fighters, sono riusciti a entrare nell'olimpo del rock. Un genere particolare, nato dall'intreccio del Punk Rock e dall'alternative puro e libero dalle contraddizione del rock più commerciale e consumistico degli anni '80.

Il Grunge: di certo l'ultima grande rivoluzione di quel rock, bistrattato, commercializzato, ma pur sempre strumento di rivoluzione perpetuo che rinasce come una fenice dalle proprie ceneri. Della breve discografia dei Nirvana consiglio di certo l'album ammiraglio: "Nevermind" concepito come un album moderno, a dispetto della basse aspettative commerciali (50.000 copie sarebbero bastate per salvare l'intera produzione, 250.000 un successo insperato) l'album ha venduto nel mondo (dati aggiornati al 2008) circa 24 milioni di copie. Entrando nel tecnicismo il lavoro risulta estremamente equilibrato, un mix perfetto tra melodie pop di un carisma eccezionale, in questo Kurt era un genio, affiancate da sonorità e linee vocali e strumentali aggressive, infuocate, agoniche. Un album davvero eccezionale se si pensa che abbia poi in seguito influenzato l'intera discografia rock del nord America dal 1991 (anno di uscita) sino ai giorni d'oggi.

Di seguito la conclusione della lettera scritta di proprio pugno come lascito prima della tragica conclusione, continuamente ricercata nel suo eroico autolesionismo, in fuga dalla sua realtà, in fuga dal suo enorme talento:

"Penso sia solo perché io amo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.
Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.
Ti prego Courtney tieni duro, per Frances.
Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me.
VI AMO. VI AMO".

Kurt Donald Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994)

Recensione a cura di Nicolas Capasso

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