Cantina della Sfida
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Politica

Prosegue la querelle sul palazzo della Sfida: «Nessuna illegittimità»

La nota dei consiglieri comunali di maggioranza, Giuseppe Losappio, Giuseppe Dipaola, Pier Paolo Grimaldi, Michele Maffione e Salvatore Lionetti

«Il clamore e i surrettizi messaggi, riguardanti la compravendita tra privati di un singolo appartamento – tra i tanti – costituenti il palazzo che ospita al piano terra la "Cantina della Sfida", che in questi giorni impegnano l'attività amministrativa ed il dibattito pubblico nella nostra città, impongono a tutti alcune riflessioni». Ad intervenire, a poche ore dalla revoca della carica di assessore di Michele Lasala, sono i consiglieri comunali di maggioranza, Giuseppe Losappio, Giuseppe Dipaola, Pier Paolo Grimaldi, Michele Maffione e Salvatore Lionetti.

«È doveroso chiarire preliminarmente che l'appartamento in questione è di un privato cittadino che lo vende ad una società privata, sulla base di un compenso di ben € 205.000,00 e che, il ridetto immobile, oltre ad essere in vendita da ormai un decennio, è di fatto in stato di evidente abbandono. Chiarito questo, atteso il tentativo strumentale di far passare il messaggio che l'oggetto della vendita sarebbe l'intero stabile trecentesco o addirittura la nota "Cantina della Sfida", veniamo al rispetto delle norme e procedure che è doveroso rispettare, per garantire principi addirittura di rango costituzionale come la difesa della libertà economica, della iniziativa privata, del corretto e buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione.

A fondamento del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte del Comune di Barletta v'è anche un consolidato orientamento politico ed amministrativo, che non ha mai negli anni esercitato tale diritto in ogni vendita di immobili gravati dal vincolo della Sovraintendenza. Ma v'è di più, nemmeno il Ministero dei Beni Culturali ha esercitato ad oggi tale prelazione, circostanza questa che dovrebbe far riflettere i novelli critici d'arte. A questo va aggiunto che il Comune di Barletta è proprietario di diversi immobili storici il cui stato di abbandono e mancata valorizzazione sono sotto gli occhi di tutti, anche e soprattutto dei "novelli censori", i quali a vario titolo hanno responsabilità amministrative e politiche per i diversi ruoli pubblici che negli anni hanno rivestito direttamente loro e indirettamente le forze politiche di appartenenza. Detti immobili, per citarne solo alcuni ricordiamo l'ex Convento di Santa Lucia, l'ex Anagrafe di via Cialdini, il Palazzo Bonelli e l'ex carcere di Sant'Andrea, sono inutilizzati, degradati, ricettacolo di rifiuti, oltre che a rischio statico se pensiamo all'ultimo immobile citato nella predetta carrellata.

Di fronte a questo scenario catastrofico, cosa avrebbe dovuto fare un'Amministrazione imparziale e tesa a garantire l'interesse della propria comunità? E soprattutto, per quale motivo il Comune, in assenza di risorse economiche, di un piano di valorizzazione e facile/celere fruibilità dell'immobile in questione, senza aver dismesso o valorizzato altri palazzi già di sua proprietà, avrebbe dovuto acquistare un singolo appartamento? E peraltro, quale nocumento alla tradizione o alla storia arrecherebbe un'attività di B&B che, di contro, rappresenta una formula innovativa per lo sviluppo economico e per la rivitalizzazione dei centri storici, grazie alla gestione privata di servizi ricettivi rivolti ad un pubblico rispettoso delle tradizioni e dei contesti urbani più caratteristici?

A quale sistema turistico-ricettivo si ispira questa città e quali attrattori intende potenziare per ospitare degnamente i viaggiatori che scelgono di soggiornare nella nostra città, piuttosto che in quelle limitrofe, per consentire le visite al nostro Museo-Pinacoteca di Palazzo della Marra, al Castello, alla Cattedrale, permanenza nei lidi balneari, visite al sito di Canne o agli altri siti culturali della provincia? Queste sono le domande che dovrebbero essere oggetto di approfondita discussione. Quale contiguità si intravede nell'azione di un soggetto privato che, per ragioni del tutto estranee e non correlate alla sua carica assessorile, intraprenda un progetto imprenditoriale di natura turistico-ricettiva nel quale investire risorse e sviluppare occupazione e vitalità economica nel tessuto produttivo della città.

Quanto alla opportunità che ad acquistare da un privato sia una società privata che è riferibile ad un Assessore, va detto che, avendo quest'ultimo rispettato gli obblighi di legge in materia di conflitto di interesse non partecipando alla discussione e quindi non votando l'atto amministrativo, nessuna illegittimità o illiceità è stata commessa dal Sindaco e dalla Giunta. A questo punto solo perché la vendita tra privati ha come parte un Assessore il giudizio della Giunta comunale sarebbe dovuto cambiare e non avrebbe dovuto tenere conto delle giuste ed oculate valutazioni sopra esposte, peraltro consolidate da atti uguali succedutisi negli anni? Tanto più che l'Assessore ha informato il Sindaco e questi la Giunta comunale della questione e non ha compiuto alcun atto che possa essere in qualche modo riconducibile ad un condizionamento di tale decisione.

E bene ha fatto il Consiglio comunale ad esprimere la richiesta di riconsiderare la possibilità di esercitare la prelazione; è opportuno che tutti sappiano quanto costerà alla comunità barlettana acquistare, restaurare e valorizzare quell'appartamento, così da verificare anche se qualcuno è pronto spendere soldi pubblici che, invece, andrebbero utilizzati per valorizzare un patrimonio immobiliare già di proprietà e purtroppo decadente, così come ogni buon padre di famiglia farebbe con il proprio bilancio, al netto di ogni patto di stabilità e vincoli di finanza pubblica. Tanto anche al fine di evitare che l'acquisto da parte del Comune possa addirittura configurare un ipotetico danno erariale.

A chiusura di questa doverosa riflessione, ci sia consentito anche un'ulteriore considerazione. È ormai sempre più virulenta e patologica "la cultura del sospetto" che affligge e tarpa le ali alla crescita economica e sociale della nostra città, in quanto il rischio è che tale pratica impedisca ogni recupero e valorizzazione di beni dal pregio architettonico che ben potrebbero essere fruibili per svolgere attività economiche e dare occupazione come accade in tutto il mondo. Ma si sa, "Barletta fu distrutta dalla discordia dei suoi cittadini"».
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