La Disfida di Barletta rivive in un gioco da tavolo
La Disfida di Barletta rivive in un gioco da tavolo
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La Disfida di Barletta rivive in un gioco da tavolo: «Far conoscere ovunque l’evento storico»

L’intervista a Michele Quondam, ideatore e creatore del gioco

Raccontare e far conoscere a un pubblico internazionale uno degli episodi più celebri della storia italiana e pugliese attraverso un mezzo moderno e accessibile come il gioco da tavolo. È questo l'obiettivo del nuovo progetto che mira alla realizzazione di un gioco da tavolo dedicato alla celebre Disfida di Barletta del 1503, il duello fra tredici cavalieri italiani, guidati da Ettore Fieramosca e tredici francesi.

Il progetto, edito dalla storica casa editrice italiana Giochix (attiva da oltre 20 anni) sarà pubblicato in italiano, inglese e spagnolo, con possibili edizioni future in francese e tedesco. La campagna di crowdfunding è partita su Giochistarter.it per l'Italia e su Gamefound.com per il pubblico internazionale, piattaforma europea con oltre un milione di utenti.

L'ideatore e creatore del gioco, Michele Quondam, biologo molecolare classe 1970, sposato e padre di due figli, ha trasformato la sua passione per i giochi da tavolo in una vera professione. Da un decennio, ha pubblicato una ventina di titoli che spaziano dal gestionale al fantasy e al combattimento, frutto di un processo creativo che unisce ricerca storica, inventiva e regole intuitive. «Realizzare un gioco da tavolo è insieme ricerca, costruzione e inventiva. Un processo per nulla banale, ma che dà molte soddisfazioni», racconta Michele.

Lo abbiamo quindi intervistato, ponendogli qualche domanda sulla realizzazione del progetto, sugli obiettivi del gioco e sulla campagna di crowdfunding.

Com'è nata l'idea di raccontare un evento storico emblematico come la Disfida di Barletta in un gioco da tavolo e qual è stato il primo step per renderlo fattibile?


«Sono un appassionato di storia, mi piace molto prendere spunto da eventi realmente accaduti. Due anni fa passeggiavo per il quartiere Pigneto di Roma, dove tante strade sono intitolate agli eroi italiani della Disfida. Mi sono chiesto come fosse possibile che questo evento fosse stato così trascurato nel mondo del gioco da tavolo. Da lì è iniziato tutto. Il primo step è quello di valutare gli aspetti reali dell'evento, studiarne gli accadimenti nel dettaglio e valutare come trasformarli in regole del gioco. La parte più complessa è trovare un sistema che non risulti troppo difficile e che faccia sentire al giocatore di stare combattendo davvero la Disfida».

In che modo hai lavorato per rendere il gioco storicamente accurato ma allo stesso tempo accessibile e coinvolgente per un pubblico internazionale?


«Occorre trovare il giusto compromesso. Un gioco può essere simulativo, ma risultare pesante e complesso per il pubblico più scanzonato. Un gioco deve sempre divertire e appassionare. La cosa migliore che si può fare è introdurre regole che siano naturali, aderenti a quello che accade. Si capiscono al volo perché è quello che ti aspetti. Per renderlo più coinvolgente per il pubblico internazionale, ho pensato a un'espansione con gli Spagnoli per ricreare l'altra Disfida che avvenne nel 1502, tra Spagnoli e Francesi a Trani. Il gioco uscirà anche in edizione spagnola, quindi mi è sembrato un tributo doveroso alla storia condivisa tra i due paesi».

Credi che questo progetto possa rilanciare l'orgoglio pugliese all'estero e soprattutto far conoscere la storia della Disfida a chiunque?


«Questo è sicuro. La Disfida è poco conosciuta fuori dall'Italia. Il gioco contribuirà a far conoscere questo evento in tutto il mondo. La presenteremo alla prossima fiera internazionale del gioco di Essen a ottobre, che è la fiera più importante al mondo nel settore dei giochi da tavolo».

Come procede la campagna di crowdfunding al momento? Qualcuno si è già mostrato interessato?


«La campagna è appena iniziata. L'edizione internazionale ha già raggiunto la soglia minima richiesta e conta circa 1.100 follower che seguono il progetto - speriamo di convincerli entro la fine. In Italia siamo meno abituati al crowdfunding, quindi siamo ancora a metà strada. Siamo però solo all'inizio e confido che riusciremo a raggiungere l'obiettivo, e magari anche a superarlo - con l'aiuto di chi ci segue, come voi».
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