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Unbroken e l'invincibilità dell'essere nel film diretto da Angelina Jolie

La storia del campione olimpico che diventò un sopravvissuto

Gli occhi penetranti di Jack O'Connell si insinuano, sin dall'inizio del racconto cinematografico, stabilendo un diretto contatto tra Storia e disumanità, tra valore e violenze. La pellicola, diretta da Angelina Jolie, con la sceneggiatura di Joel e Ethan Coen, narra l'avvincente storia del campione olimpico Louis Zamperini, partendo dalla sua adolescenza ribelle, sino a narrarne il grande successo nelle Olimpiadi di Berlino del 1936. Il filo narrante, costantemente inframmezzato con cruenti trasposizioni, porta dalla spensieratezza della gioventù ai campi di prigionia giapponesi, in cui l'americano di origini italiane fu rinchiuso per due anni in seguito ad un naufragio durante una missione di recupero, mentre il fil rouge della storia è ricollegato e portato avanti dai ricordi del protagonista. Dalle iniziali scene di guerra, un classico del genere, la sceneggiatura dei fratelli Coen prevede continui salti e rilanci.

Il film, trasposizione cinematografica del libro Sono ancora un uomo. Una storia di epica resistenza e coraggio, scritto da Laura Hillenbrand nel 2010, descrive con calma solenne i 47 strazianti giorni di naufragio dello Zamperini e di due suoi commilitoni; con cruenta insensibilità l'occhio della regia sovrasta gli anni di prigionia passati dall'eterno e "infrangibile" campione sotto il regime di sevizie fisiche e mentali imposto dal disturbato generale Watanabe, capo delle truppe nemiche.

Centotrentasette minuti scorrono implacabili, come il sangue dei caduti in guerra, imprimendo sentimenti di coraggio e voglia di vivere nella mente del spettator sensibile. Pecca la Jolie calcando troppo la pellicola nell'abuso degli standard di genere, tra bombardamenti e violenze individuali, la storia triste e indimenticabile rivive nell'occhio della macchina da presa in maniera abituale e consuetudinaria. Giungono però a placare l'agitazione delle drammatiche scene di guerra, i continui ritorni all'adolescenza di Louis, amato ragazzaccio di una famiglia italiana trasferitasi ad Olean nello stato di New York. Ritornano ciclicamente e in diverse situazioni, i momenti di preghiera, quelli educativi e la consuetudinaria preparazione dei pranzi e delle cene in casa Zamperini. L'immaginato profumo degli gnocchi di mamma Zamperini tornerà a placare i morsi della fame dei tre naufraghi della marina americana, dispersi nel Pacifico, prima che vengano salvati e imprigionati dai nemici.

L'americanissima tipologia delle riprese disturba la tangibilità di alcuni sensibili momenti di riflessione, con l'eccessiva autocelebrazione nazionale, volutamente calcata dalla paladina delle ambasciatrici di solidarietà, è resa dalla costante antitesi tra l'eterea bellezza dei soldati americani e la spietata cattiveria dei giapponesi. Niente però è lasciato al caso, un plauso si deve pertanto alla chiarezza e al realismo della fotografia di Roger Deakins, soprattutto nel tratteggiare il volto ed il corpo dello scarno e magro ribelle che diventerà campione, sino a farne un campione che diventerà un sopravvissuto. Louis Zamperini sognò tutta la gioventù di poter vedere Tokyo partecipando ai giochi olimpici che vi si sarebbero dovuti svolgere. L'ironia del destino volle che la vedesse da prigioniero, nel trasferimento in un campo di lavori forzati. Mai sottovalutare ciò che si desidera. Louis tornerà nella funesta città all'età di 80 anni, portandovi la torcia olimpica in occasione dei Giochi invernali di Nagano del 1998.
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