Ivan Scalfarotto
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Politica

Ivan Scalfarotto (ItaliaViva) candidato Presidente in Puglia: «Contro tre populismi». L’intervista

«C’è un pezzo di Puglia che, se non ci fosse stata la nostra candidatura, non avrebbe avuto nessuna rappresentanza»

Il centrosinistra corre diviso per le elezioni regionali in Puglia. ItaliaViva di Matteo Renzi, Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino, infatti, non sosterranno la rielezione del governatore uscente, Michele Emiliano, ma si presenteranno come una coalizione progressista, europeista e anti-populista guidata dal candidato Presidente, Ivan Scalfarotto, sottosegretario al Ministero degli Esteri.

Seppure il suo nome fosse circolato già nelle scorse settimane, l'ufficialità è arrivata solo ieri. La campagna elettorale entrerà nel vivo solo a partire dal prossimo 4 luglio, ma è già online il sito internet per sostenere Scalfarotto.Manca poco ormai al vivo della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. All'esito del vertice di ItaliaViva a Bari, alla presenza della Ministra Teresa Bellanova, il partito ha confermato di non voler sostenere la candidatura dell'uscente Michele Emiliano. Insieme ad ItaliaViva, anche Azione e +Europa per una coalizione che vede in lei il candidato alla Presidenza della Regione Puglia.

«Saremo un polo riformista, profondamente europeista, non populista e pragmatico che pensa che questa regione abbia tutte le capacità e le risorse per farcela».

«Siamo una proposta politica che non offre protezione, ma soprattutto opportunità perché pensa che la politica debba essere questo. Una proposta che non vede la politica come una situazione di scambio, perché questo è un elemento che penso corrompa il rapporto politico. La nostra è una politica fatta in squadra dove non c'è un padre padrone che comanda per tutti, una politica che ha messaggi netti e che dice cose chiare. È una politica in cui non c'è dentro di tutto e di più, che non nomina persone di schieramenti lontanissimi da sé e che tiene insieme un po' di tutto finendo con il non rappresentare più niente».

«Quindi, siamo una proposta politica europea, moderna, pragmatica, semplice da capire e che si presenta come un'alternativa a tre populismi che sarebbero stati da soli sulla scheda elettorale. Io penso che i pugliesi non se lo meritassero».

Che tipo di candidatura sarà la sua? Correrete solo "contro" Emiliano, da lei definito "un'altra faccia del populismo", o credete di proporre un progetto davvero alternativo per la Puglia che una coalizione con il PD, invece, non vi avrebbe consentito di mettere in campo?

«No, contro Emiliano assolutamente no. Io ho una storia politica e personale ormai abbastanza lunga e non ho mai fatto niente contro qualcuno solo per fare qualcosa contro qualcuno. Lei diceva che io definisco Emiliano il populismo, ma in realtà ha detto lui di voler "istituzionalizzare il populismo"».

«Io ho una storia fatta di battaglie per i diritti, di internazionalizzazione delle imprese, di sviluppo sostenibile, di economia circolare, di Europa. Mi sono occupato tanto di queste cose e questo voglio portare avanti. Penso che il nostro sia un programma diverso da quello di Michele Emiliano, ma non è contro Michele Emiliano. Penso che sia un programma anche molto diverso da quello del centrodestra e dalla decrescita, secondo me infelice, del Movimento 5 Stelle. È una proposta politica che fino ad ora non era sul tappeto».

«La nostra idea è che sulla scheda elettorale mancasse qualcosa, che non ci fosse una proposta anti-populista, europeista, modernizzatrice e laica che potesse parlare ad una Puglia operosa. La Puglia fatta di gente anche come me, un pugliese come tanti che è andato via per studiare e fare fortuna. Torno a restituire un pezzettino di quello che ho ricevuto, ma esistono tante persone come me: studenti, imprenditori, professionisti che io penso non si riconoscano nè in Fitto (o in chi sarà il candidato del centrodestra), né in Emiliano, né nella Laricchia».

Quelli della legalità e del caporalato saranno temi che ItaliaViva proporrà al territorio e ai cittadini pugliesi, forte anche della presenza nel Governo del Ministero dell'Agricoltura di Teresa Bellanova.

«Il tema della legalità e il tema dell'agricoltura, pur avendo un collegamento, sono anche due mondi molto importanti e autonomi tra loro. Io vengo dalla provincia di Foggia dove, purtroppo, il tema della criminalità organizzata, del pizzo delle mafie è ancora un tema molto forte».

«Certo, il tema del caporalato è un tema fondamentale dal punto di vista della legalità. Il fatto che ci siano ancora luoghi come Borgo Mezzanone gridano allo scandalo e fanno anche chiedere che cosa si sia fatto in questi anni. Noi dobbiamo tornare a fare in modo che il lavoro sia sempre regolare e sicuro, anche il lavoro agricolo. Tra le altre cose, noi ci siamo fatti promotori proprio negli ultimi tempi, con i provvedimenti presi a seguito del Covid, della regolarizzazione dei lavoratori che lavorano in modo irregolare. Lo abbiamo fatto con forza, perché pensiamo che sia importante che in tutte le situazioni il lavoro debba essere regolare e sicuro».

«Il tema del lavoro agricolo che, purtroppo, lo è stato ed è in alcune situazioni un luogo di sfruttamento, deve essere risolto. Proprio perché l'agricoltura è una delle risorse fondamentali della nostra regione. Teresa Bellanova dice che è la filiera della vita. Ed ha ragione. Pensare che la filiera della vita si innesti sulla violenza, sul sopruso e sulla sopraffazione penso che sia una contraddizione in termini».

All'indomani dell'emergenza sanitaria è importante affrontare in maniera concreta e quando più celere possibile il tema del lavoro. Molte le imprese che non riescono ancora ad accedere ai finanziamenti garantiti dallo Stato, anche in Puglia. Quale sarà la posizione di ItaliaViva su questi temi?

«Noi ci siamo battuti sin dall'inizio per fare in modo che la liquidità arrivasse nel modo più celere possibile alle imprese, anche se devo dire che l'obiettivo è stato raggiunto soltanto in parte, ma le nostre proposte sono state sempre estremamente chiare da questo punto di vista».

«Però, se abbiamo una speranza di uscire da questa crisi e aiutare le imprese ad uscire da questa crisi è perché esiste l'Europa. I miei avversari in questa competizione hanno tutti, chi più chi meno, posizioni anti europeiste. Una cosa che va detta chiaramente è che se noi non ci appoggiamo all'Europa, se non riconosciamo che la nostra prospettiva è una prospettiva profondamente europea, soprattutto in questo momento, ci limitiamo e ci autodanneggiamo».

«Oggi abbiamo un'Europa che sta facendo dei passi avanti estremamente importanti per far fronte a queste difficoltà con la Banca Centrale Europea che ha tenuto bassi i tassi di interesse sul nostro debito perché, altrimenti, faremmo fatica a pagare gli interessi sul debito pubblico. Sarebbe bello sentire da parte degli altri candidati alla presidenza delle parole nette e chiare per esempio sul Mes. Sono circa 36-37 miliardi che possiamo utilizzare ad un tasso praticamente zero per spese immediate, ma mi piacerebbe sentire cosa ne pensano Fitto, se sarà lui il candidato presidente, cosa Antonella Laricchia e Michele Emiliano. Noi vogliamo che questi soldi arrivino subito perché le imprese e i cittadini hanno bisogno. Sono lì, sono disponibili e vanno presi. Il resto è pura ideologia».

Nonostante la gestione dell'emergenza sanitaria abbia rafforzato la candidatura di Emiliano, non si placa il vento che soffia dal centrodestra. Loro corrono uniti, il centrosinistra, invece, frammentato, almeno in Puglia. "È un regalo immeritato alla destra" ha commentato il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, chiedendo "a tutte le forze dell'attuale maggioranza di governo un momento di riflessione". Perché correre il rischio di avvantaggiare i vostri avversari?

«La logica del meno peggio in politica, francamente, non la capisco. Michele Emiliano non parla mai di centrosinistra. Del resto, nelle sue liste c'è tantissima destra. Sappiamo che anche alle primarie sindaci di estrema destra hanno espresso una grande soddisfazione per la candidatura e per l'elezione di Michele Emiliano. Lui ha fatto delle nomine importanti, penso alla presidenza dell'Acquedotto Pugliese, pescando nel centrodestra. Perciò, tutta questa sinistra nelle posizioni di Emiliano faccio moltissima fatica a trovarla».

«Noi facciamo una corsa presentando un programma, un profilo e anche uno uno stile comunicativo non fatto di annunci, di prebende, di nomine, dove tutto si può comprare e vendere, cercando di avere delle proposte sempre ragionate, con numeri e studi di fattibilità. È questo il nostro modo di fare. Io penso che dentro il mare magnum delle 8-9 liste di Michele Emiliano noi non avremmo potuto affermare i nostri valori. Michele Emiliano lo sa benissimo. Peraltro lui è stato individuato con delle primarie, non particolarmente affollate, nelle quali ha partecipato soltanto un piccolo pezzo di quello che potrebbe essere il mondo che io chiamo centrosinistra, ma lui no. Se Michele Emiliano avesse deciso di fare un passo indietro e di aprire una discussione su un profilo diverso dal suo, diciamo così, probabilmente si sarebbe potuti andare avanti, ma mi pare che questa volontà non ci sia».

«Come ho detto io non mi ritrovo nelle posizioni di Fitto, né in quelle di Emiliano e della Laricchia e penso che ci sia un pezzo di Puglia che se non ci fosse stata la nostra candidatura non avrebbe avuto nessuna rappresentanza. È giusto che anche quella Puglia operosa, moderna e fiduciosa nel futuro, che è consapevole delle difficoltà ma che sa che può farcela, possa avere una voce nel consiglio regionale. Se non ci fossimo noi non l'avrebbe avuta».
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