Alberto Di Cataldo
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Francesco Di Cataldo: il barlettano vittima delle Brigate Rosse

Cerimonia di memoria nella sala consiliare

Giornalisti, sindacalisti, studenti, forze dell'ordine, giudici: furono 378 le vittime del terrorismo degli "Anni di piombo", periodo tra gli anni '70 e '80 in cui un clima di minaccia pervase l'Italia tutta, colpevole di rappresentare un'ideologia da sradicare a colpi di terrore, secondo il pensiero di alcuni giovani rivoluzionari di destra e di sinistra. Tra le onorevoli figure che versarono il proprio sangue per la patria, un barlettano perì ammazzato da sette colpi d'arma da fuoco: Francesco Di Cataldo.

Il Maresciallo Maggiore Scelto, appartenente al Corpo degli Agenti di custodia, viveva a Milano dal 1947, anno in cui era emigrato prestando sevizio presso la Casa Circondariale di San Vittore. Affrontato il 20 aprile del 1978 in via Ponte Nuovo all'angolo con via Caroli, venne ucciso all'istante ed il suo omicidio fu rivendicato nell'immediato dalle Brigate Rosse, colonna Walter Alasia ramo milanese dell'organizzazione criminale. Ancora oggi risuonano potenti quei colpi di pistola nella memoria dei suoi familiari e della città che gli diede i natali, a questo scopo infatti la scorsa sera, presso la sala consiliare del Comune di Barletta si è svolta la cerimonia in onore di Francesco Di Cataldo, vittima del suo dovere. Era infatti questo ciò che accomunava chi come lui perì negli anni di piombo, erano tutti legati dal filo del dovere e per questo sacrificarono il bene supremo della propria vita.
Francesco Di Cataldo
In molti sono accorsi a commemorare un concittadino di cui si narra che avesse portato il suo "essere barlettano" fin nelle fredde mura del carcere, cercando di colmare la distanza imposta tra agenti e detenuti. Come ha infatti sostenuto il nipote Sabino Dicataldo, "Mille fazzoletti bianchi si levarono a salutarlo dai cancelli del carcere nel giorno del suo funerale, quel ricordo resterà per sempre vivo in me a ricordarmi quanto fosse amato anche dai detenuti, che avevano perso con la sua morte un amico". "E' capitato che di sera, mentre cenavamo, suonasse il citofono. Erano ex detenuti che venivano a trovarlo", con queste parole il figlio Alberto Di Cataldo ricorda il padre a cui è stato intitolato lo scorso anno un parco a Milano, in via Ponte Nuovo. Chiedendosi il perché fosse stato scelto proprio lui, anche il nipote omonimo, Francesco Di Cataldo, ha dovuto cercare a fondo recandosi nei luoghi che conservano ancora la memoria di suo nonno. In un cortometraggio prodotto dal nipote del Maresciallo, trasmesso durante la cerimonia, il pubblico ha ripercorso i tragici momenti di quel fatidico 20 aprile 1978, nella fiducia che un messaggio trasmesso di generazione in generazione possa farsi portavoce di quei valori umani calpestati negli anni del terrore.

Durante la cerimonia il Prefetto Clara Minerva ha sostenuto: «Abbiamo il dovere di ricordare, perché l'odio ideologico ha colpito tanti uomini e donne uccisi dai nemici dello Stato. Paola aveva 17 anni quando morì suo padre e non posso che vedere tanta dignità negli occhi di chi come lei dovette soffrire una simile perdita. Nessuna ideologia deve portare a rinnegare i valori costituzionali della libertà». Il sindaco Pasquale Cascella, durante la consegna delle medaglie a chiusura della cerimonia ha dichiarato: «E' fondamentale che questa medaglia vada a riconoscere e trasmettere la memoria, attraverso la città di Barletta, i suoi cittadini ed i figli dei suoi cittadini».
12 fotoFrancesco Di Cataldo, storia di un barlettano medaglia d’oro al merito civile
Convegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di CataldoConvegno in onore diFrancesco Di Cataldo

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