Consiglio comunale a Barletta
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Politica

Che barba, che noia: il tormentone del rimpasto

Riccardo Memeo commenta l'ultimo consiglio comunale

Elezioni Regionali 2020
"Che noia, che barba, che barba, che noia.." diceva una famosa battuta della compianta Mondaini nella sua sit-com con Vianello. Ed è la prima battuta che viene in mente a leggere le cronache dell'ultimo Consiglio Comunale e, più in generale, della politica cittadina degli ultimi tempi. Perché, purtroppo, siamo alle solite. C'è il tormentone sul rimpasto: i partiti lo chiedono praticamente dal primo giorno di vita di questa Giunta, come se uno, appena uscito dalla concessionaria con la sua auto nuova di zecca appena acquistata, si mettesse già a pensare di sostituirla con un'altra. Inutile dire che il rimpasto, indicato come la risoluzione di tutti i mali di questa Città (e sono tanti!), altro non è che il vero mantra della politica barlettana: non si fa politica per realizzare progetti, fare battaglie, realizzare opere utili ai cittadini; la si fa per partecipare al grande gioco del rimpasto, del "giro sulla giostra", che può durare anche solo pochi mesi, ma l'importante è farlo. E siccome ogni gioco ha le sue regole, un elemento fondamentale del gioco del rimpasto è l'interim: il Sindaco infatti, nell'attesa di ridistribuire le deleghe assessorili, man mano che cadono i pezzi della sua Giunta, ne assume l'interim. Al momento Cascella è, oltre che sindaco, assessore un po' a tutto: Trasparenza e Partecipazione, Legalità, Polizia Municipale e Protezione Civile, Avvocatura comunale; e ancora, dopo le dimissioni di Chieppa, Bilancio e Programmazione finanziaria, Tributi, e Società partecipate. Roba che neanche Mastrapasqua (l'ex presidente dell'INPS famoso per collezionare decine di incarichi e poltrone) avrebbe potuto fare di meglio. Il Sindaco poi, meraviglie delle meraviglie, vorrebbe convincerci che riesce a svolgere magistralmente tutti questi delicati incarichi, e solo in 5 giorni alla settimana, visto che il weekend lo passa improrogabilmente a Roma. C'è il Rimpasto dunque, e c'è, di conseguenza, il solito immobilismo e la solita navigazione a vista. Barletta ha ormai dimenticato i tempi in cui si mettevano in cantiere grandi opere, si pensava a piani urbanistici, insomma, si pensava al futuro della città.

L'unico frangente degno di nota dello scorso Consiglio Comunale è stato quello in cui i Consiglieri d'opposizione Cannito e Damiani hanno sollevato l'annosa questione dei servizi sociali affidati alle solite cooperative. Tutti sanno in città che l'affidamento di tali servizi, infatti, ha presentato in passato alcuni aspetti quantomeno opachi, fatti di proroghe, di ritardi nel bandire le gare d'appalto, e soprattutto di affidamenti che, guarda caso, arrivano sempre alle solite cooperative, facilmente riconducibili a politici della maggioranza. Ovviamente, di fronte alla proposta sensata e intelligente di Cannito e Damiani di formare un albo di professionisti cui poter affidare tali servizi, la Maggioranza ha fatto muro: sai che novità.

Un'ultima scenetta dello scorso Consiglio Comunale vale la pena di raccontarla. All'inizio della seduta, il gruppo consigliare di Forza Italia ha chiesto al Presidente che si osservasse un minuto di silenzio, per commemorare la tragedia delle Foibe. Il 10 febbraio infatti è proprio il giorno intitolato "del Ricordo", e una legge del 2004 chiede a tutte le Amministrazioni di ricordare l'eccidio degli italiani infoibati dagli uomini di Tito alla fine della seconda guerra mondiale. Il Presidente ha naturalmente accolto l'invito e ha fatto scattare il minuto di silenzio: tutti in piedi, ai propri posti, a riflettere e commemorare. Tutti, tranne i due Consiglieri di Sinistra Unita, Doronzo e Campese, che proprio in quel momento sono usciti dall'aula, per poi rientrare alla fine del minuto di raccoglimento. Siamo certi che il motivo di questo gesto sta in qualche bisogno fisiologico impellente che ha colpito contemporaneamente (miracoli della fisiologia umana) i due consiglieri. Non vogliamo nemmeno pensare che si sia trattato di un gesto di dissenso nei confronti del ricordo di una delle più grandi tragedie del nostro Paese, che ha visto migliaia di esseri umani morire brutalmente solo perché italiani. Perché chiunque, di destra o di sinistra, nega o minimizza eccidi e violenze commesse da regimi estremisti (siano essi nazi-fascisti o comunisti), non è degno di essere un rappresentante delle nostre istituzioni.

[Riccardo Memeo]
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