Molo di Levante
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Caso Molo di Levante Barletta. Circolo “Franco Dambra”: «Storia e tradizione non possono essere bloccate dai cancelli»

La nota della Sinistra Italiana

La vicenda del Molo di Levante a Barletta torna al centro del dibattito cittadino. Con una nota, il Circolo "Franco Dambra" di Sinistra Italiana interviene su quella che definisce una gestione confusa e poco condivisa di uno degli spazi più identitari della città, tra misure di sicurezza controverse, accessi limitati e progetti ancora poco chiari.

La nota completa:

La triste saga del Molo di Levante, il "Braccio" tanto caro ad una comunità eterogenea e testarda di bagnanti e non solo, continua a evolversi nell'incertezza. Il punto di partenza costruito intorno a una poco chiara misura di sicurezza ormai 8 mesi fa, ha lasciato spazio negli ultimi tempi a discorsi su piani, progetti e lavori altrettanto nebulosi. Ci è apparsa sin da subito pretestuosa la scelta imputata alla sicurezza dell'installazione di cancelli che avrebbero dovuto salvaguardare la cittadinanza semplicemente escludendola. Una scelta dell'Autorità Portuale mai messa in dubbio dall'amministrazione Cannito, che d'altronde non era nuova a simili soluzioni, avendo recentemente optato per la chiusura di tutti i cancelli dei Giardini del Castello all'infuori di uno adducendo simili ragioni. Sotto gli occhi di tutti è l'inutilità di misure di questo genere quando non condivise con chi vive lo spazio pubblico: come accade per il Castello, la comunità affezionata al Molo continua a vivere quello spazio ma con meno sicurezza di prima, perché la storia e la tradizione di una città non possono essere semplicemente bloccate dai cancelli, come testimoniano anche gli sforzi di cittadinanza attiva di chi ha dato vita a una raccolta firme per l'eliminazione dei cancelli e il libero accesso al Molo nella sua interezza. Si espone così la comunità a nuovi pericoli, ignorando le potenzialità di dialogo e progettazione condivisa, strade intraprese in ogni Comune capace di lavorare alla rigenerazione con lungimiranza, restando sordi ai bisogni della cittadinanza, che ancora una volta è trattata come sudditanza: noi non crediamo che la politica debba accettare a testa bassa decisioni calate dall'alto che vanno a spezzare le tradizioni e le consuetudini di una comunità, né tantomeno che progetti di rifacimento di un luogo con un legame così rilevante con la cittadinanza possano essere semplicemente imposti da un giorno all'altro, per di più ostacolando l'accesso nel periodo di maggiore frequentazione. Il rischio che si corre lavorando con così poca trasparenza e condivisione è, nel migliore dei casi, quello di un risultato che non risponde affatto alle esigenze delle migliaia di persone che vivono il Molo d'estate e non solo; nel peggiore, però, anche di una speculazione di privati che a vario titolo andrebbero a sottrarre spazio pubblico alla cittadinanza. Certo, esiste la necessità di lavori di messa in sicurezza, di illuminazione come già effettuati, di rigenerazione dell'area, sarebbe sciocco affermare il contrario; eppure in questa città ci si dimentica un po' troppo spesso che la rigenerazione deve tenere al centro l'utilità pubblica di un luogo, l'accessibilità, la restituzione degli spazi al pubblico attraverso un serio studio dei bisogni della comunità e percorsi di condivisione delle scelte. Qual è il ruolo e la responsabilità della politica quando non è in grado di guardare negli occhi cittadine e cittadini e instaurare un sano dialogo per andare incontro a tutte le esigenze manifestate per salvaguardare da un lato la sicurezza e dall'altro longeve tradizioni che ci legano ad un luogo così prezioso? Il Molo di Levante, come ogni spazio di una città, appartiene a chi lo vive e lo tiene vivo: non dai cancelli ma da questo dovrebbero ripartire le scelte politiche.

  • Nota politica
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