
Attualità
Articolo Guia Soncini su Barletta, la riflessione di Enzo Laforgia
La nota dell'architetto
Barletta - venerdì 21 agosto 2026
0.31 Comunicato Stampa
«Per quanto Barletta, a quanto pare, «non esista», forse meriterebbe comunque una sorte letteraria un po' meno drastica. Non pretendo certo che venga raccontata come una delle città meravigliose e impossibili delle Città invisibili di Italo Calvino, sospese tra memoria, desiderio e immaginazione. Ma nemmeno che venga descritta con un linguaggio da romanzo di Bukowski, dove ogni strada sembra un avanzo di sbornia e ogni essere umano un motivo in più per perdere fiducia nel genere umano». Così l'architetto Vincenzo Laforgia.
«L'articolo è indubbiamente divertente, ha ritmo, sarcasmo e alcune immagini molto riuscite. Il problema è che, andando avanti, la caricatura finisce per divorare completamente la città. Una serie di disavventure reali — un alloggio gestito male, un taxi improbabile, un albergo poco accogliente — diventa il pretesto per trasformare Barletta e i barlettani in un'unica grande categoria antropologica. E lì l'ironia, invece di diventare più affilata, rischia di diventare semplicemente prevedibile.
Si potrebbe raccontare la stessa esperienza con più invenzione. Se Barletta deve essere «la città che non esiste», allora tanto vale farne davvero un luogo letterario: una città incantata al contrario, dove gli alberghi scompaiono quando li raggiungi, i taxi esistono uno alla volta, i bar abbassano le serrande proprio quando hai sete, i telefoni muoiono nel momento esatto in cui servirebbero e gli abitanti sembrano conoscere regole che al forestiero non sono state comunicate.
Insomma, tra Calvino e Bukowski ci sarebbe parecchio spazio. Barletta potrebbe non essere una città invisibile e meravigliosa, ma nemmeno necessariamente questo inferno provinciale popolato da truffatori, scansafatiche e personaggi ostili. Potrebbe diventare qualcosa di molto più interessante: una specie di città incantata, surreale e dispettosa, nella quale la realtà sembra continuamente sabotare il viaggiatore. E forse sarebbe anche più divertente da leggere. Perché prendere in giro una città è facile; trasformare una brutta esperienza in un luogo memorabile, invece, è letteratura».
«L'articolo è indubbiamente divertente, ha ritmo, sarcasmo e alcune immagini molto riuscite. Il problema è che, andando avanti, la caricatura finisce per divorare completamente la città. Una serie di disavventure reali — un alloggio gestito male, un taxi improbabile, un albergo poco accogliente — diventa il pretesto per trasformare Barletta e i barlettani in un'unica grande categoria antropologica. E lì l'ironia, invece di diventare più affilata, rischia di diventare semplicemente prevedibile.
Si potrebbe raccontare la stessa esperienza con più invenzione. Se Barletta deve essere «la città che non esiste», allora tanto vale farne davvero un luogo letterario: una città incantata al contrario, dove gli alberghi scompaiono quando li raggiungi, i taxi esistono uno alla volta, i bar abbassano le serrande proprio quando hai sete, i telefoni muoiono nel momento esatto in cui servirebbero e gli abitanti sembrano conoscere regole che al forestiero non sono state comunicate.
Insomma, tra Calvino e Bukowski ci sarebbe parecchio spazio. Barletta potrebbe non essere una città invisibile e meravigliosa, ma nemmeno necessariamente questo inferno provinciale popolato da truffatori, scansafatiche e personaggi ostili. Potrebbe diventare qualcosa di molto più interessante: una specie di città incantata, surreale e dispettosa, nella quale la realtà sembra continuamente sabotare il viaggiatore. E forse sarebbe anche più divertente da leggere. Perché prendere in giro una città è facile; trasformare una brutta esperienza in un luogo memorabile, invece, è letteratura».
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