Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
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Da Giovio a...Giovio. La parabola discendente di Roberto Tatò e del Barletta

L'attaccante del Grosseto simbolo inconsapevole della dell'inizio della fine dell'era Tatò

Ognuno di noi nella vita, ha il suo spauracchio. Un simbolo, una persona un qualcosa a cui legare i propri momenti negativi ed i propri timori. Questo vale per tutti e chissà se il presidente uscente del Barletta Roberto Tatò avrà individuato il suo in Marco Giovio, attaccante del Grosseto nato a Como il 5 luglio 1990. Non ce ne voglia il 24enne calciatore, di certo non è sua responsabilità se il destino beffardo ha voluto legare il suo nome all'inizio ed alla fine della parabola discendente dell'era di Roberto Tatò alla guida del Barletta.

Era l'agosto 2011, Roberto Tatò davanti ad una folla festante (ahi, che imprudenza quella di festeggiare prima del tempo!) presentava il suo bolide, approntato insieme al ds Renzo Castagnini, e pronto a correre per vincere, anzi stravincere il campionato di Prima Divisione e restituire alla città il sogno della serie B. Le cose in realtà non vanno proprio come sperato da tutti, il Barletta fa fatica, non riesce a collocarsi stabilmente in zona play-off ed arriva all'ultima giornata a Piacenza contro una squadra già nei play-out, con il disperato bisogno di una vittoria che in caso di pareggio tra le rivali Cremonese e Sud Tirol avrebbe spalancato le porte degli spareggi. Il Barletta è più forte, passa due volte in vantaggio con Franchini, dallo "Zini" di Cremona arrivano notizie confortanti, i play-off sembrano cosa fatta, ed invece, al minuto 91 l'arbitro Federico La Penna di Roma assegna un calcio di punizione al Piacenza. Sulla palla indovinate chi va? Marco Giovio. Beh, l'esito di quella punizione lo conosciamo tutti ed è meglio soprassedere.

Era esattamente il 6 maggio 2012, precisamente due anni fa, quando Giovio realizzava quel maledetto calcio di punizione ed in quell'episodio possiamo individuare l'inizio della fine dell'era Tatò. Il dolore del presidente e dell'ambiente tutto fu fortissimo, il numero 1 di via Vittorio Veneto provò a far cancellare il punto di penalizzazione che negava al Barletta la quinta piazza, ma come sappiamo non ci fu nulla da fare. Da quel maggio 2012 cominciò la discesa, Tatò dapprima si dimise poi decise di tornare sui propri passi, sposò il progetto Pavone per affrontare la stagione 2012-2013 ma anche il matrimonio con l'ex ds del Foggia dei miracoli fallì ed arrivò il turno di Gabriele Martino che trovò una miracolosa quanto insperata salvezza nei play-out con l'Andria dopo una stagione di stenti e umiliazioni. Sembrava che al presidente fosse tornata la passione: la stagione 2013-2014 comincia con l'onda lunga portata dall'entusiasmo del 2 giugno ed i presupposti per far bene ci sono tutti, eppure, e lo sappiamo bene, non sarà così.

Nel frattempo Marco Giovio, si era accasato a Grosseto, in serie B dove dopo aver vissuto l'onta della retrocessione collezionando solo 3 presenze in campionato si apprestava a partecipare al campionato di Prima Divisione, nel girone B, quello del Barletta. Il destino, come sempre beffardo, programma in calendario l'ultima giornata Barletta-Grosseto. Quella di domenica 4 maggio 2014, è una data che abbiamo raccontato in tutte le salse. Roberto Tatò pronuncia nel post-partita le sue ultime parole da presidente del Barletta e dopo essere arrivato in pompa magna va via in tono dimesso, deluso per quello che poteva essere e non è stato. Ad assistere a tutto ciò non poteva che esserci lui, Marco Giovio, l'uomo che con il suo calcio di punizione ha sancito l'inizio della fine. Certo è solo una coincidenza, ma, gli spauracchi esistono per tutti.
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