Barletta-Paganese 3-2
Barletta-Paganese 3-2
Calcio

​Calcio, il Barletta ha bisogno di Barletta

Stagione già in archivio, ora si pensa al futuro: con quali protagonisti?

E chi l'avrebbe mai detto che a marzo 2014 avremmo rimpianto la situazione di un anno prima, quando il Barletta era confinato in fondo alla classifica del girone B di Prima Divisione Lega Pro, aveva infilato tre pareggi a reti bianche di fila (Frosinone, Andria e Sorrento) e vedeva la salvezza- poi raggiunta nel playoff contro l'Andria- quasi come un miraggio? Ad oggi, la prova del campo dice questo. A cinque giornate dal termine della regular season, con la parola-playoff rimasta un eco di agosto, i biancorossi di Orlandi veleggiano verso un finale di stagione povero ai limiti della nullità quanto a significati e motivazioni. Eppure quel 2 giugno ci si era ripromessi "mai più". Mai più tante sofferenze, tanti patemi: eppure i "mai", nel calcio come nella vita, sono fatti per essere smentiti. Così è nata l'annata sportiva 2013/2014, avviata con un'alba luminosa, proseguita attraverso un inverno nuvoloso e ricco di misteriosi addii realizzati (Allegretti, Picci e Prutsch) e annunciati (Tatò), e ora diretta alla mesta chiusura.

Le sconfitte della squadra di Orlandi, che ha perso la metà delle gare giocate (14 su 27, considerando due turni di stop) non fanno più notizia, purtroppo. E inutile sarebbe rimuginare sugli errori di una stagione che presto cadrà nel dimenticatoio. Certo la sibillina frase dell'allenatore a fine gara ("La gara di Viareggio è stata condizionata da fattori esterni, per quello che era accaduto prima") unita all'affermazione secondo la quale, grossomodo, il Barletta stia rispettando i programmi di inizio stagione (Si puntava al terzultimo posto? Si puntava a fare meno gol di una squadra esclusa dal campionato come la Nocerina?), che sin qui si sono ridotti, come in una matrioska lentamente rimpicciolita dall'estate alla primavera, alle parole "crescita" e "valorizzazione".

Dare un giudizio agli attori protagonisti del Barletta Calcio 2013/2014 sarebbe ingeneroso nonchè insufficiente. Certo è che grazie al mostro "monocefalo" concepito dalla Lega Pro, non avido di risultati per evitare la retrocessione, il duo Orlandi-Martino è ancora al suo posto, tutto un altro film rispetto alla scorsa stagione che vide approdare all'ombra di Eraclio tre allenatori e due direttori sportivi. Cambiare ora non avrebbe senso, ma significato non ce ne sarebbe stato nemmeno prima, vista la volontà societaria di non accollarsi altri stipendi in nome della "spending review" avviata da tempo da patron Tatò. Davanti ai cuori e ai piedi biancorossi ci sono ancora 42 giorni di campionato, con le sfide interne a Benevento, Catanzaro e Grosseto intervallate dalla sortita di Pontedera, la trasferta "fantasma" a Nocera Inferiore e un turno di riposo. Dal 4 maggio l'unica realtà degna di interesse sarà il futuro societario, sin qui imbottito di rumors ma povero di interessi sani e concreti. E' ora che il Barletta ha bisogno di Barletta, non solo dei valorosi tifosi che ieri hanno raggiunto anche Viareggio, non solo del club "I Biancorossi" che si è detto pronto a dare una mano, ma di imprenditori sani, un pò "folli" (il calcio è più una passione che un investimento ad oggi) e anche ambiziosi di spazi e prime pagine, che possano dare ossigeno e un futuro al sodalizio di via Vittorio Veneto. E' vero, il "mai più" non esiste, ma anche il ripetersi sarebbe errore diabolico. Di tempo per analizzare gli errori, tanti, ce ne sarà. E il pericolo di un silenzio e del ritorno in palchi meno pregiati della Lega Pro, sebbene lontano, va tenuto- ahinoi- in considerazione.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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