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Presunto conflitto di interessi, Scimè replica al candidato sindaco Delvecchio

«Solo in caso di elezione, ci sarebbe una situazione di incompatibilità»

In seguito alla pubblicazione della nota a firma del candidato sindaco Dino Delvecchio, riceviamo e pubblichiamo la replica a firma del dott. Calogero Maria Scimè.

«La presente a riscontro dell'articolo apparso oggi a mezzo stampa a proposito della presunta incompatibilità della mia candidatura alle amministrative del 10/06/2018 con la carica di componente del Collegio della Bar.S.A. S.p.A., pro-tempore reggente della stessa società fino alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di controllo. Il Dott. Delvecchio, secondo quanto riportato nell'articolo, parla di presunto conflitto di interessi facendo affermazioni prive di fondamento e che dimostrano una scarsa conoscenza della normativa in materia. E valga per una volta il vero, al di là di speciose e strumentali affermazioni fatte in una campagna elettorale che vede il Dott. Delvecchio ormai irreversibilmente ed inevitabilmente volto al declino e alla sconfitta.

La normativa che regola le incompatibilità nella società partecipate è rappresentata dall'articolo 11 del Testo Unico delle partecipate, che fa riferimento all'articolo 12 del D.Lgs 39/2013 che recita testualmente "incompatibilità tra incarichi dirigenziali interni ed esterni e cariche di componenti degli organi di indirizzo nelle amministrazioni statali, regionali e locali". 1) Gli incarichi dirigenziali…" sono incompatibili con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, nella carica di componente dell'organo di indirizzo nella stessa amministrazione o nello stesso ente pubblico che ha conferito l'incarico…". Questo significa che non c'è nessuna incompatibilità alla candidatura al consiglio comunale ma che l'incompatibilità sorgerebbe solo al momento di una eventuale elezione al consiglio comunale, organo di indirizzo dell'amministrazione comunale. Eventualmente solo al momento della elezione, il sottoscritto sarebbe in situazione di incompatibilità, secondo la normativa de qua ante, e dovrebbe dimettersi dal Collegio Sindacale. Ricordo al Dott. Delvecchio e al pool di "insigni giuristi"(sic!) che lo coadiuvano che l'elettorato attivo e passivo è un diritto costituzionalmente garantito e che non è soggetto a restrizioni o limitazioni strumentalmente di parte.

Facendo una facile previsione delle accuse che ulteriormente potrebbero venire mosse al sottoscritto da quel pool di "insigni giuristi", evidenzio che qualora si voglia proseguire adombrando l'ipotesi di concussione elettorale, (divenuta di attualità per i fatti della multi servizi di Brindisi), ricordo che per tale categoria di reati di pericolo di natura elettorale fondamentale è la prova della realizzazione effettiva del fatto tipico rappresentato da "offerta, promessa o somministrazione di denaro o altra utilità per ottenere una presentazione di candidatura o il voto a proprio favore o di altri" (art. 97 D.P.R. 30/02/1957 n. 361). Questa prova è impossibile ad ottenersi non avendo mai io fatto alcuna offerta, promessa o somministrazione di denaro o altra utilità, tenendo presente le caratteristiche della gestione affidata al Collegio Sindacale, che si deve occupare solo della ordinaria amministrazione ed in maniera collegiale che rende irrealistica anche l'ipotesi di un mio condizionamento sugli altri membri del Collegio Sindacale. Vorrei inoltre evidenziare che tutta la mia storia personale nell'azienda è stata improntata ad onestà, correttezza ed indipendenza, così come possono attestare quelli che mi conoscono e che hanno collaborato con me.

Concludo pertanto questo mio intervento ringraziando il Dott. Delvecchio per la indiretta pubblicità elettorale che mi ha fatto con le sue sconsiderate affermazioni e mi pregio di formulare un accorato invito: prima di parlare studiate, come ho fatto io per tutta la mia vita! Si evitano figuracce».
  • Elezioni amministrative
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