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Il PD e l’arte del rinnegare a cose fatte

Boccia nega il tentato inciucio per Spina, e critica la riforma delle province

«Il centrosinistra non ha mai proposto Spina, ma abbiamo guardato ai nostri sindaci. Cascella è il candidato ideale: va oltre la coalizione di centrosinistra». Con queste parole il deputato biscegliese Francesco Boccia, ospite ieri sera del dibattito conclusivo della Festa Democratica di Barletta, ha negato il tentativo di inciucio che ha tenuto banco in queste settimane, per cercare di portare alla presidenza della Bat il sindaco di Bisceglie, Francesco Spina, tirato per la giacchetta prima da sinistra e poi infine da destra, di cui è diventato il candidato. Chissà se almeno lui ha creduto nelle parole da egli stesso pronunciate.

Dose rincarata anche dal segretario provinciale del PD, Agostino Cafagna, che dopo aver ringraziato il centrosinistra provinciale (PSI, SEL e l'area di sinistra, IdV, Buona Politica e Centro Democratico), ha detto: «Il centrosinistra provinciale ha avuto uno scatto d'orgoglio, al di là di quello che si voleva a livello regionale. I quattro sindaci (Cascella, La Salvia, Lamacchia, Superbo) sono stati il nostro riferimento». E dall'ex segretario Patruno: «Cascella rappresenterà la coerenza, opposta alla convenienza (il riferimento è a Spina ndr)».

Non siamo che davanti all'ennesimo esercizio nel PD di un'arte evidentemente assai praticata: l'arte del rinnegare, a cose fatte. Lo è per questa vicenda, che oggi ha partorito le sue liste di spartizione in stile Prima Repubblica, come lo è per la causa che l'ha generata, ovvero l'orrenda riforma delle province, che si tenta a posteriori quasi di disconoscere, dopo averla votata. «Il decreto Delrio è sbagliato: perché dovrei difenderlo? - così Boccia - A dicembre si è accelerato, con una velocità a prescindere, con il tweet facile. Ho chiesto due mesi fa a Delrio di rinviare la riforma e ampliare la discussione. Quando non scelgono gli elettori, diventa un rodeo tra le classi dirigenti». «A volte affrontiamo il tema delle riforme istituzionali come a voler rispondere a delle emergenze, ma senza avere una prospettiva - ha detto Stefano Fassina, anche lui ospite ieri sera - La riorganizzazione di un pezzo importante di Repubblica non può essere una pezza a colori. Con l'elezione indiretta non abbiamo migliorato la selezione della classe dirigente».

Cosa ne sarà dell'altro obbrobrio in arrivo, cioè la riforma del Senato, che oggi ha quasi offuscato quell'altro grande "capolavoro" di proposta di legge elettorale? «Evitiamo di ripetere lo stesso errore delle province, con il Senato - ha detto Cascella - Altrimenti andiamo a consegnare il paese ad una burocrazia che non risponde più a nessuno». «Ci può stare un Senato con un'elezione indiretta, con funzioni chiare di controllo. Ma allo stesso tempo non possiamo avere una legge elettorale con le liste bloccate - ha aggiunto Fassina - E' un cortocircuito democratico. Il nodo della rappresentanza non può essere sacrificato oltre misura. Senza partiti di qualità, le istituzioni democratiche non funzionano. Pensare che basta dare una delega e fare primarie ogni tanto, risolva il problema, allora abbiamo sbagliato». Critiche che si potranno mai tradurre in cambiamenti delle impresentabili proposte al momento in campo, che considerano la democrazia un giocattolo da smontare a proprio piacimento, all'oscuro dei cittadini? Nel dubbio, prepariamoci già da ora ad assistere ad un nuovo rinnegamento postumo.
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