Disfida di Barletta 2019. <span>Foto Cosimo Campanella</span>
Disfida di Barletta 2019. Foto Cosimo Campanella
Cara Barletta ti scrivo

Disfida di Barletta 2019, «freddo videogame teatrale»

Una riflessione di Nicola Palmitessa (Centro Studi: La Cittadella Innova)

«Per una Disfida internazionale con gli esiliati storici di Barletta - La dimensione internazionale della Disfida è stata da noi identificata negli studi storici della secolare identità marinara di Barletta, che non sfigura affatto con lo stesso prestigio marinaro di Amalfi, Genova e Venezia. Ma ripartiamo dagli attuali grandi sforzi organizzativi sulla Disfida 2019. Molte sarebbero le lagnanze pervenuteci da cittadini e associazioni storiche. Da coloro che non hanno potuto vedere né il tanto atteso Certame, né i cortei cavallereschi tra una marea di popolo incuriosito; lagnanze anche per l'esclusione dei gruppi storici di Barletta, ed i loro disappunti ("Bardulos", "I cavalieri del Mito", etc.). Forse le doglianze non sono del tutto infondate. Infatti, il gran giurì della Disfida, ha esclusi del tutto i soggetti della nostra città e prediletti gli altri. Incarico di direttore artistico della disfida di Barletta è stato assegnato per due anni a Maifredi Sergio (gli esclusi sono stati: Caroppo Giuseppina, Gorgoglione Francesco, Latorre Stefano, ed altri).

Inoltre, perché, nonostante Barletta da sempre pulluli di egregi e prestigiosi studiosi di storia medievale e moderna, si è scelto uno, dalla lontana Università di Napoli come componente esperto: (Prof. Francesco Storti, Professore di Storia Medievale, Dipartimento degli Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II)? Perché nonostante la complessa carica di avvicendamenti storici il gran giurì della Disfida ha partorito un programma su un depliant che poco o nulla ha di esplicativo? E con una descrizione di ogni singola rappresentazione risulta privo di una seppur banale spiegazione di senso, per altro confusa dalla densità di nuovi simbolismi teatrali (dai cavalli di plastica luminescenti, già presentati a Matera, dall'ippogrifo della bella solitaria Ginevra)? Quali le vere regole del gioco: quelle di una Disfida di popolo e partecipata, oppure di un solitario videogame senz'anima?

"Sono spaventato, non c'è gioco". Così tuonò anni fa il grande allenatore Maurizio Sarri. La sua rivoluzionaria concezione del gioco del calcio, è fondata sulla velocità, la bellezza e la propensione offensiva, come espressione sanguigna dell'anima popolare della città e del suo tifo. Oggi il motto di Sarri: "Non siamo in un videogame!". Come a dire: un modo di giocare è un modo di pensare". Si può aggiungere che un modo di pensare sarebbe un modo di giocare. Infatti, la Disfida 2019, non avrebbe fatto gioire il suo grande popolo? Forse sarebbe stata come un diffuso videogame teatrale? Magari un po' freddino? Come dare senso unitario ed effettiva identità storica all'evento? Ove tutti, come in un gioco, si sarebbero potuti sentire parte ed attori dell'evento stesso?

Il gioco è presente nella vita umana fin dalla notte dei tempi. Il gioco precede la cultura; animali e bambini giocano istintivamente. E gli adulti? "L'uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare". Così sosteneva George Bernard Shaw, scrittore, drammaturgo e linguista. Un gioco senza il rispetto di proprie regole, non è un gioco. Allo stesso modo una rappresentazione teatrale, come la Disfida 2019, se rievocata col solito triste livore, appare un noioso melodramma, senza il gioco della vita dei suoi autentici personaggi. Separare i protagonisti teatranti dalla diretta, consueta e ricca partecipazione dei barlettani è un gioco per lo più sleale. La Disfida di Barletta, storicamente, è nata come una competizione olimpionica (o meglio come un'attuale partita di calcio) sportiva, gestita e arbitrata da spagnoli e francesi, ma condotta da cavalieri italiani. Una partita rappresentata, senza un preciso regolamento, da guida didattica (un depliant, scarno e casereccio, non tradotto in lingue estere), un arbitro, una regia, senza ancora una possibile V.A.R. (Video Assistant Referee), e dovuti maxischermi per il popolo cittadino.

Ginevra, la fidanzata alata di Ettore Fieramosca, oppure una donna scappata di casa. Che solitaria, ha scorrazzato per le vie della città di Barletta, su un cavallo, in compagnia di due grandi ali bianche? Massimo d'Azeglio, non la rappresenta in questa icona. Ludovico Ariosto si (1473-1533), nel suo famoso Orlando furioso (del 1516), un poema cavalleresco, su tre narrazioni principali: quella militare, (costituita dalla guerra tra i paladini, difensori della religione cristiana), e i Saraceni infedeli; quella amorosa, (incentrata sulla fuga di Angelica e sulla pazzia di Orlando), e infine quella encomiastica, con cui si lodava la grandezza dei duchi).

Ecco la prima spiegazione: sulla fuga di Angelica. Nel '500 e ancor più prima, non si viveva di sola guerra. Orlando e Rinaldo si contendono la bella Angelica. E il re Carlo Magno avrebbe sentenziato che la donna sarebbe andata al cavaliere più valoroso in battaglia contro i saraceni. Il re l'avrebbe poi data pure in sposa a un tizio della Baviera. Ma lei cosa fa? Scappa! E gran parte dell'Orlando furioso è tutta una fuga di Angelica che viene raggiunta, poi sfugge. Poi viene pure salvata dal valoroso condottiero Ruggero in sella a un ippogrifo dopo essere finita su un'isola, rischiando di per essere sbranata da un'orca. E lei dopo cosa fa? Invece di ringraziare Ruggiero, fugge anche da lui. E Ruggiero, afflitto, riparte sul suo ippogrifo, etc.

Dal proemio, del primo canto, ora si capisce bene perché Orlando è furioso: Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto. Cosa direbbe Massimo d'Azeglio? Non si sa. Ma Ludovico Ariosto, si è occupato anche di Satire - è questo l'aspetto ludico, cioè il senso del gioco. Satire che riguardano la condizione dell'intellettuale cortigiano, il contrasto fra questa condizione e il desiderio di libertà personale, l'aspirazione ad una vita dedita allo studio, lontana dall'avidità della corte e dalla corruzione della politica.
Seconda spiegazione. Il corteo non sono stato in grado di vederlo bene. Ma mi è sembrato un corteo di depressi dai volti allungati. Quelle delle donne in particolare. Forse a causa della dipartita, o separazione per così dire legale, di Ginevra, pardon.. di Angelica dal suo Orlando furioso. Pardon di Ettore Fieramosca. Quanto al solito povero uomo portato in cella su un carro nel corteo, forse il francese Guy la Motte, ha rischiato di essere oggetto di gratuite prebende da parte di barlettani sanguigni e poco civili. Gli storici barlettani non si sono visti. L'offesa, non di La Motte, ma dell'Amministrazione per non averli convocati, ha generato la fuga di Victor Rivera Magos in Francia, a Parigi. Sappiamo che Prospero Colonna e Fabrizio Colonna si occuparono di costruire la "squadra" italiana. Ettore Fieramosca, il Capitano dei tredici cavalieri italiani, si occupò dello scambio di missive con la controparte francese, non con Guy la Motte, ma con Victor Magos in Francia. Mentre Renato Russo, non è sembrato molto entusiasta, anche su questo. Scherzi a parte, in realtà la Disfida senz'anima, sarebbe stata percepita "come le feste imperiali al Colosseo" (Gazzetta, 25/09/ 2019), ma senza l'imperatore. Senza il suo popolo e i cantori delle memorie storiche. Da questo gioco di parole semiserio, sugli storici barlettani confinati nel triste anonimato, mi scuso con il sindaco, gli organizzatori il popolo del corteo e gli spettatori. E la nostra solidarietà va al direttore Maifredi Sergio, lasciato in solitario dal calore umano dell'autentico pathos dei barlettani, da studiosi e vera identità storica. Perciò, l'assenza di una dignitosa e democratica convegnista di storici, semplicemente per capire le cose e le vicende rappresentate e percepirne l'autentico significato, ha ridotto lo spessore storico in una posticcia e spettacolare sagra e non un evento di rilievo nazionale. In realtà, la Disfida di Barletta del 1513 si indentifica come naturale risposta di popolo e di istituzioni, di una tra le più potenti città e repubbliche marinare italiche di oltre 4 secoli (dal secolo XII).

Che la Disfida sia l'effetto, e non la causa della potente città del regno di Sicilia (ovvero di Napoli) l'abbiamo mostrato in diversi volumi da noi pubblicati, ed anche dai pregevoli studi storici di Fulvio Delle Donne. Ma la fobia di questa Amministrazione agli studi storici e convegnistica di studiosi, è stata confermata anche dalla recente festa sul santo patrono del Mare di Barletta San Cataldo (del 30 agosto 2019). Gli sforzi teatrali di Sergio Maifredi, sono encomiabili. Se non altro, per essere stato lasciato in solitudine, sia dagli studiosi di storio che dall'effettivo calore popolare di una meravigliosa città, da tempo ristretta dalle istituzioni burocratiche. Sul futuro evento Disfida 2020, stiamo lavorando e invitando a raccolta delegazioni diplomatiche francesi, spagnole, cinesi e del governo italiano. Il Sindaco abbi la bontà di sostenere l'ambito slancio della vocazione nazionale e internazionale della Disfida di Barletta e della nostra progettualità».
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