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Cara Barletta ti scrivo

Ave Maria in classe: tra laicità e tutela dei propri diritti

Una riflessione di Michele Grimaldi, direttore dell'Archivio di Stato

«Da lettore afflitto dal disturbo ossessivo - compulsivo che mi spinge a divorare ogni tipo di pubblicazione (cartacea e mediatica) assimilandone quasi il 100% dei contenuti, non poteva sfuggirmi il datato (scritto più di dieci anni fa) ma attualissimo "pezzo" sul Crocifisso nelle strutture pubbliche e firmato da Giuseppe Giacovazzo, maestro di giornalismo.

La lettura dell'articolo in questione, mi ha portato immediatamente a soffermarmi sul fatto che l'argomento "Religione" ha una sua ciclicità molto sospetta. Infatti non vi puzza un po' il fatto che, quando i governanti si appropinquano ad aumentare balzelli vari, praticamente la inevitabile stangata, per distrarre i poveri contribuenti, vengono sbattuti in prima pagina argomenti che attirano l'attenzione di tutti noi, agendo da vera e propria pillola dell'oblio che fa passare nel dimenticatoio tutto il resto?

L'argomento più usato (ed abusato) per la bisogna è senza dubbio il tema "religioso" negli ambienti pubblici (scuole, uffici, ecc.).

L'ultimo, in ordine di tempo, ad utilizzare tale arma di distrazione di massa, il neotitolare del dicastero dell'Istruzione Giuseppe Valditara il quale ha voluto dire la sua sulla vicenda di Marisa Francescangeli la maestra di Oristano sospesa e con lo stipendio dimezzato per aver fatto recitare preghiere e inni religiosi durante le ore di lezione. Valditara aveva liquidato ogni richiesta di commento con un tweet lapidario: "Rerum causas cognoscere" ed aveva poi aggiunto "Non si tratta della recita episodica di una preghiera, ma di reiterate preghiere e canti religiosi nelle ore disciplinari. Credo in una scuola laica, ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi non esponendo un simbolo in particolare".

Un caso molto simile a quello di Oristano si era palesato nel comune di Pieve di Cento, popolato da circa 7 mila anime in provincia di Bologna, dove l'amministrazione comunale voleva trovare un modo per offrire la possibilità ai non credenti, ai laici, di celebrare i loro funerali. Si era individuato come luogo per queste celebrazioni, la cappella del cimitero del Comune che, secondo quanto poi appurato, non sarebbe mai stata consacrata. In una nota trasmissione televisiva, una illuminata parlamentare aveva proposto la soluzione al problema proponendo "In questo progetto c'è la possibilità, con delle tendine che salgono e scendono, di coprire temporaneamente, nel caso in cui ci sia la cerimonia per un laico, i simboli religiosi".

Se non fosse che stiamo parlando di rispetto delle convinzioni religiose di qualche milione di persone, avrei subito collegato la battuta ad un noto comico di Zelig, invece non è così.

Vi sono naturalmente molti altri esempi di discriminazione contro i cristiani, ma credo che quest'ultimo sia sufficiente a confermare che quello dell'intolleranza e della discriminazione contro i cristiani è un problema molto grave, che merita la più grande attenzione da parte di tutti noi.

La terra dei cachi, come la chiamavano Elio e le Storie Tese in una canzone portata a Sanremo, partorisce scempiaggini a raffica. In questi casi, poi, la fantasia contorta di quei fanatici che ogni giorno si scatenano nella corsa al buonismo, finisce per dar vita a un incredibile razzismo alla rovescia. D'altro canto, lo sappiamo bene, da molti anni l'Italia è quel paese che per dimostrare spirito di integrazione tra popoli, calpesta senza ritegno le proprie tradizioni e soprattutto il proprio credo.

"Non urtare la sensibilità degli appartenenti a fedi religiose diverse dalla nostra". è il mantra di questi ultra zelanti custodi delle libertà che salvaguardando gli stranieri, penalizzano pesantemente gli appartenenti alla nostra fede religiosa. Ha ancora senso parlare di integrazione a questi livelli? Val la pena ricordare, a lorsignori, che l'integrazione è anche, se non soprattutto, far comprendere agli stranieri come si professa il nostro credo religioso e quali sono le tradizioni nazionali legate alla Chiesa, non negarle, fingere che non esistano. In alcune pieghe remote dell'Italia vale questa legge, non scritta, che dimostra una radicale ignoranza di fondo: nego il mio Dio per non urtare la sensibilità di chi non lo conosce e mi guardo ben bene dal farglielo conoscere. Questo, cari signori, è razzismo alla rovescia. E io mi sento offeso.

A rafforzare il mio dire c'è la sentenza del 2009 "Lautsi contro Italia", con cui la Corte Europea dei Diritti Umani decise che la presenza di crocifissi nelle scuole pubbliche italiane violava i diritti dei non credenti e degli alunni che in Italia, un paese a larga maggioranza cattolico, appartengono a minoranze religiose. Il caso fu riesaminato dalla Camera Superiore della Corte Europea dei Diritti Umani. I sondaggi confermarono che un'ampia maggioranza degli italiani, l'82%, compresa una solida rappresentanza degli italiani che non sono cattolici praticanti, è favorevole a mantenere nelle scuole il crocifisso, un simbolo della più alta forma di amore oltre che dell'identità e della storia nazionale molto amato in Italia.

Questo sembra un caso particolarmente chiaro dove i diritti di un'ampia maggioranza sono ignorati in nome dei diritti di una minoranza o dell'opinione di un numero molto limitato di militanti del laicismo.

è noto a tutti (o no?) che lo Stato italiano è una Repubblica democratica laica e aconfessionale. Seguendo la giurisprudenza, sentenza Cassazione pen. 439/2000 e Cass. 400/95, le leggi ordinarie, i regolamenti e le attività della Pubblica amministrazione devono conformarsi al principio di laicità. Il che non vuol dire provare indifferenza verso una religione, quanto piuttosto assicurare a tutti eguale tutela e diritti a seconda della propria religione».

Michele GRIMALDI
Direttore Archivio di Stato di Bari, Barletta e Trani
  • Chiesa cattolica
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