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Problematiche USA-Cina: gli sviluppi e le ripercussioni sul mercato azionario

Scenari economici e conseguenze per gli investitori

Nell'epoca dell'America First della presidenza di Trump gli sconvolgimenti non sembrano essersi affatto arrestati: la decisione del Presidente americano di iniziare una guerra commerciale con la Cina, combattuta a suon di dazi e liste nere, non solo pare ormai irreversibile, ma rischia di estendersi anche all'India.

L'amministrazione Trump ha infatti annunciato che dal 5 giugno 2019 toglierà l'India dal Generalized System of Preferences (Gsp), un elenco ideato nel 1976 per consentire ai paesi in via di sviluppo di alleviare la povertà e accelerare i ritmi di crescita grazie al commercio. L'iscrizione alla lista prevede, infatti, l'esenzione dai dazi per le merci che fanno il loro ingresso nel mercato americano: nel 2018 le esportazioni di prodotti dall'India agli USA hanno coperto 5,6 miliardi di dollari degli 83,2 complessivi.

Trump ha annunciato che i primi prodotti ad essere colpiti saranno pannelli solari e lavatrici, ma sono presenti nel mirino anche prodotti tessili, di gioielleria, componenti di autoveicoli e prodotti agricoli.

Si tratta di una gigantesca reazione a catena partita sia dai dazi contro la Cina (25% su 600 miliardi di dollari di prodotti cinesi, applicati dal governo Trump a inizio maggio) sia contro l'Iran (il maggior rifornitore di petrolio dell'India, il cui scambio è stato interrotto dalle sanzioni USA).

La risposta della Cina non si è fatta attendere: sono stati imposti dazi dal 5% al 25% su oltre 5400 prodotti americani ed è stato redatto un Libro bianco con le società americane ritenute inaffidabili e in contrasto con gli interessi della Cina. L'India, a sua volta, minaccia l'applicazione di politiche protezioniste nei confronti dei prodotti hi-tech e di quelli alimentari americani, secondo una reazione a catena che potrebbe arrecare danni non indifferenti all'economia mondiale.

Quali le conseguenze sul mercato azionario

Al momento le conseguenze sul mercato finanziario sono ancora impercettibili: gli indici sono per lo più i attesa del prossimo meeting G20, ulteriore occasione per il Presidente cinese di incontrare Trump.

Per quanto le quotazioni dei maggiori titoli cinesi siano al momento in fase di ribasso, molti traders prevedono una possibile immissione massiccia di liquidità da parte dello stato per rallentare i cicli economici delle industrie nazionali, cercando di assorbire l'offerta di mercato attraverso la commissione di investimenti nelle opere pubbliche.

Le congetture al momento non possono affatto discostarsi dall'avere forma ipotetica e, nonostante le quotazioni dei titoli cinesi siano estremamente appetibili, comprare azioni non rappresenta ancora un investimento convincente.

Anche l'emissione di Panda bond da parte del Portogallo al momento è in pausa, così come in Italia: le obbligazioni in yuan, pensate appositamente per attirare i facoltosi investimenti cinesi, sono anch'esse in pausa per osservare gli sviluppi futuri. Vi è solo da dire che gli attriti tra Cina e USA potrebbero portare alla fine degli investimenti cinesi sul debito pubblico americano e il loro reindirizzarsi sul mercato europeo.

Per il Portogallo tanto quanto per l'Italia sarebbe l'opportunità perfetta per essere coinvolti in un mercato di grandi dimensioni, con una forte liquidità. Gli investimenti di Pechino sul debito pubblico americano, infatti, si aggiravano intorno a un trilione di dollari e un'eventuale chiusura del mercato americano potrebbe far deviare il capitale nell'Eurozona.

L'unica problematica deriva dagli alti tassi di rischio che ancora caratterizzano i nostri BTp (Buoni del Tesoro Pluriennali), valutati come "BBB" e costantemente minacciati di un declassamento dalle agenzie di rating. Ciò che potrebbe, invece, convincere sulla convenienza dell'investimento è il cambio valuta tra euro e yuan: un ulteriore salita del valore dell'euro porterebbe l'acquisizione dei Panda Bond a far lievitare i profitti della Banca Popolare Cinese.

In ogni caso, il panorama degli attriti commerciali tra le due superpotenze mondiali non ci lascia altra alternativa che stare ad osservare gli sviluppi futuri, in attesa che le tendenze di mercato si stabilizzano.
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