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Oltre ogni barriera, il ritmo della libertà: "Lo chiamava rock & roll" al Paolillo di Barletta
I coratini Ivana Lotito e Nicola Nocella raccontano il road movie di Smeriglio tra le Marche e l’anima: un viaggio senza pietismi scandito dalle voci di Mango e Pedrini
Barletta - lunedì 20 aprile 2026
9.39
Ieri pomeriggio, alle ore 18.00, la Sala Tognazzi del Politeama Paolillo di Barletta si è trasformata nel palcoscenico di un incontro vibrante e sincero. Sotto la conduzione attenta della giornalista Floriana Tolve, il pubblico ha potuto dialogare con due punte di diamante del nostro territorio, entrambi orgogliosamente coratini: Ivana Lotito e Nicola Nocella.
L'occasione è stata la presentazione di "Lo chiamava rock & roll", l'opera diretta dal marchigiano Saverio Smeriglio che, dopo i prestigiosi premi a San Francisco e la selezione a Barcellona, approda finalmente in sala portando con sé una ventata di autentica libertà.
Nonostante il calore dell'accoglienza pugliese, il film rivendica con forza la sua ambientazione nelle Marche, scenario di un road movie che nasce da un'amicizia vera, lunga quindici anni, tra il regista e il protagonista Federico Richard Villa. Federico, affetto da Atassia, non è un personaggio da commiserare, ma un uomo "pazzo" e vitale, capace di sfasciare una bici in gara o litigare con Zanardi.
Nicola Nocella, qui nella doppia veste di attore e co-sceneggiatore, ha spiegato come la storia sia stata "cucita addosso" ai protagonisti proprio per evitare ogni forma di pietismo: la disabilità viene trattata come una delle tante fragilità umane, mentre il focus resta sul viaggio e sulla riscoperta di sé.
Al suo fianco, Ivana Lotito ha descritto la genesi del suo personaggio, Mariana, una donna argentina e "senza documenti" che vive una forma di invisibilità sociale speculare a quella di Federico. Tra i due nasce una connessione silenziosa e profonda, un'empatia che supera le parole e si nutre della polvere della strada.
L'emozione dell'incontro di ieri è stata alimentata anche dai retroscena sulla colonna sonora curata da Stefano Smeriglio. Due le perle assolute: il recupero delle tracce vocali originali di Mango per il brano "È solo d'amore", concesso con generosità dalla famiglia dell'artista, e l'incursione rock di Omar Pedrini, che ha prestato la sua voce a un classico di Elvis Presley registrando in una domenica mattina di pura ispirazione.
Il cast ha lasciato a Barletta un messaggio potente. Come ribadito da Francesco Paolillo in chiusura, questo è un cinema che non accetta etichette e che può continuare a correre solo se sostenuto dal pubblico: un film che, nel senso più nobile del termine, deve "camminare sulle gambe degli spettatori" per scuotere le coscienze e celebrare la gioia di vivere, oltre ogni pregiudizio.
L'occasione è stata la presentazione di "Lo chiamava rock & roll", l'opera diretta dal marchigiano Saverio Smeriglio che, dopo i prestigiosi premi a San Francisco e la selezione a Barcellona, approda finalmente in sala portando con sé una ventata di autentica libertà.
Nonostante il calore dell'accoglienza pugliese, il film rivendica con forza la sua ambientazione nelle Marche, scenario di un road movie che nasce da un'amicizia vera, lunga quindici anni, tra il regista e il protagonista Federico Richard Villa. Federico, affetto da Atassia, non è un personaggio da commiserare, ma un uomo "pazzo" e vitale, capace di sfasciare una bici in gara o litigare con Zanardi.
Nicola Nocella, qui nella doppia veste di attore e co-sceneggiatore, ha spiegato come la storia sia stata "cucita addosso" ai protagonisti proprio per evitare ogni forma di pietismo: la disabilità viene trattata come una delle tante fragilità umane, mentre il focus resta sul viaggio e sulla riscoperta di sé.
Al suo fianco, Ivana Lotito ha descritto la genesi del suo personaggio, Mariana, una donna argentina e "senza documenti" che vive una forma di invisibilità sociale speculare a quella di Federico. Tra i due nasce una connessione silenziosa e profonda, un'empatia che supera le parole e si nutre della polvere della strada.
L'emozione dell'incontro di ieri è stata alimentata anche dai retroscena sulla colonna sonora curata da Stefano Smeriglio. Due le perle assolute: il recupero delle tracce vocali originali di Mango per il brano "È solo d'amore", concesso con generosità dalla famiglia dell'artista, e l'incursione rock di Omar Pedrini, che ha prestato la sua voce a un classico di Elvis Presley registrando in una domenica mattina di pura ispirazione.
Il cast ha lasciato a Barletta un messaggio potente. Come ribadito da Francesco Paolillo in chiusura, questo è un cinema che non accetta etichette e che può continuare a correre solo se sostenuto dal pubblico: un film che, nel senso più nobile del termine, deve "camminare sulle gambe degli spettatori" per scuotere le coscienze e celebrare la gioia di vivere, oltre ogni pregiudizio.
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