Non vedente
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La città

Giornata internazionale della disabilità, Francesco: «Ecco la quotidianità di un non vedente»

Il 22enne barlettano parla dei maggiori problemi che una persona con disabilità deve affrontare ogni giorno

Tra le necessità più impellenti che le città, specialmente le grandi città, si pongono da anni, sicuramente un posto di riguardo ce l'ha quello di essere accessibili a tutti, abbattere le barriere architettoniche e dare le giuste opportunità alle persone con disabilità.

Per anni si è assistiti, non che oggi il problema sia scomparso del tutto, a luoghi pubblici inaccessibili per le persone in sedia a rotelle, con ingressi dotati di scale, ma non di ascensori o rampe percorribili; a servizi non fruibili per chi ha una disabilità a compiere attività o a esaurire funzioni fisiologiche; o, più semplicemente, ad una sensazione quasi di "invisibilità" per chi ha disabilità che gli impediscono una partecipazione sociale.

Ne abbiamo parlato con Francesco Disalvo, un ragazzo barlettano di 22 anni, che dopo aver completato un brillante percorso di studi al Liceo Classico "A.Casardi", ora sta studiando Fisioterapia a Firenze.

Ci ha esposto alcuni dei fattori su cui, secondo lui, bisognerebbe porre maggiormente l'attenzione e ne sono emerse problematiche che sono soprattutto di natura sociale e collettiva, dovute a comportamenti sbagliati, spesso reiterati, di persone che, magari inavvertitamente, magari con disinteresse, creano dei disagi alla vita quotidiana.

«I non vedenti - ci spiega Francesco - possono camminare in autonomia, o con l'ausilio del bastone bianco, oppure con un cane-guida, addestrato ad hoc per guidarti e aiutarti ad evitarti l'ostacolo, che si può richiedere dalla maggiore età. Le discese poste lungo i marciapiedi servono sia per i disabili visivi, sia per i disabili in carrozzina e spesso in prossimità di queste, ci sono delle macchine parcheggiate: se sono con il bastone o con il cane, questi "mi avvisano" dell'ostacolo, ma in questo modo viene impedito ai disabili di avere il passaggio sgombro e quindi io non posso muovermi liberamente per la mia città, come farebbe un qualsiasi cittadino, ma devo aggirare la macchina per muovermi e non sapendo neanche la dimensione della macchina, rischio di aggirarla e ritrovarmi per strada.

Questo, senza contare che poi dall'altra parte del marciapiede potrebbe essercene un'altra. Un altro caso da tenere d'occhio sono le auto e le moto parcheggiate sui parcheggi dei disabili, senza il contrassegno necessario per occupare quel posto, senza averne il diritto.

Io studio a Firenze e ho notato che in molte cose Firenze è avanti: se io sono a piedi con il bastone e devo attraversare una strada con un semaforo per pedoni, posso "prenotare" il passaggio con un pulsantino e quando scatta il verde, c'è un segnale acustico che mi avvisa del passaggio libero, senza che sia io a chiedere di "avvisarmi".

Mentre se prendo l'autobus, ogni fermata è preceduta da una voce che la annuncia; senza questa cosa, io sono costretto ad usare i mezzi in compagnia, perché non ci sarebbe nessun modo per essere certo della fermata e non potrei affidarmi al conteggio, perché se una fermata è vuota, l'autobus potrebbe "saltarla" e passare a quella dopo. Sono cose fattibilissime - conclude - che secondo me dovrebbero e potrebbero esserci in tutte le città».
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