Claudio Lasala
Claudio Lasala
La città

«Ciao Claudio, ti porterò sempre con me come un figlio»

Lo scrittore tranese Rino Negrogno scrive una lettera aperta dedicata al giovane di Barletta

Rino Negrogno, scrittore ed infermiere del 118 di Trani, ha scritto una lettera aperta rivolta a Claudio Lasala, rivolgendosi a lui ma anche a tutti noi, parlando di paura, pericoli, legalità e speranza.

«Caro Claudio,

tu eri un ragazzo che, come tutti i ragazzi della tua età dovrebbero, amava la vita, credeva nel futuro e soprattutto nella legalità. Infatti quella dannata sera del 29 ottobre, eri in un locale con i tuoi amici per festeggiare il superamento del concorso per far parte della Guardia di Finanza. Ma i tuoi sogni, il tuo sorriso, la tua speranza, e soprattutto quel tuo credere fermamente nel futuro e nella legalità, si sono improvvisamente infranti sulla lama di un coltello affilato.

E noi?

Che attraversiamo le città di giorno, cosparse di bottiglie di birra e vomito, sotto un sole pallido e indifferente, mentre i nostri figli hanno dato fuoco ai sogni sotto una luna beffarda. Noi che leggiamo i giornali al mattino mentre facciamo colazione, e la morte di un ragazzo ci provoca appena una deglutizione più lenta.

Noi che ci voltiamo per un attimo verso nostro figlio, mentre smanetta sul suo telefonino, per accertarci che non si tratti di lui, che non abbiamo nemmeno sentito rientrare.

Noi che, caro Claudio, mentre scriviamo e riscriviamo il tuo nome, cospargendoci di dolore e compassione, mentre escogitiamo soluzioni politiche migliori di quelle degli altri, in realtà è come se il tuo nome lo scrivessimo sulla sabbia, e mentre tu voli per sempre tra le nuvole che oscurano il cielo di oggi, il vento presto soffierà mulinando quei granelli di sabbia, cancellando il tuo nome per sempre. E noi, caro Claudio, presto dimenticheremo il tuo sorriso, lasciandolo soltanto nel cuore e nella solitudine di tua madre, tuo padre, tuo fratello.

Dovremmo invece portarti con noi per sempre, perché da ora sei anche nostro figlio. Dovremmo tenerti per mano sotto la luna che ti ha portato via, e quella ingannevole dei nostri figli, sotto il nostro sole al crepuscolo. Se vogliamo non rendere vano il tuo sacrificio, e se vogliamo onorare la tua passione forte per la legalità, dobbiamo impegnarci tutti per realizzare i tuoi sogni di uomo al servizio della comunità.

È vero siamo tutti un po' stanchi e siamo soprattutto turbati, proviamo un grande senso d'impotenza. Ma non possiamo arrenderci, sia per te Claudio, sia per i nostri figli. Non possiamo nemmeno pensare di porre, come unico rimedio, un maggiore dispiegamento di forze dell'ordine; sicuramente aiuterebbe, ma difficilmente potremmo avere un carabiniere in ogni locale, dietro ogni bancone, davanti a ogni coltello. Difficilmente potremmo avere centinaia di posti di blocco per controllare che i nostri ragazzi non si mettano alla guida ubriachi. Dovremmo inasprire le pene? Ma non è mai stato un deterrente efficace e risolutivo.

L'unica possibilità che abbiamo è quella di raccontare ai nostri figli la nostra paura, parlare, parlare, condividere dei valori, non solo con le parole ma anche con l'azione. In famiglia, a scuola, soprattutto chi fa il lavoro che faccio io e che queste tragedie le vive in continuazione, ma anche tra i palazzoni ghetti delle periferie, anche dove ci sono figli di genitori agli arresti domiciliari, anche lì dobbiamo creare una speranza, altrimenti non ne verremmo comunque fuori.

Io ho convinto mio figlio a entrare a far parte degli Operatori Emergenza Radio, ho cercato di spiegargli l'importanza del volontariato e della solidarietà. L'ho fatto anche perché ho tanta paura, e piuttosto che per strada, preferisco saperlo a fare volontariato.

Dobbiamo anche fargli capire che è importante non rispondere alla provocazione di una persona violenta o sotto l'effetto di sostanze, spiegargli che non rispondere non significa lasciarsi umiliare o fare una brutta figura con gli amici, poiché una persona violenta o sotto gli effetti di sostanze è imprevedibile.

Dobbiamo mostrargli i pericoli a cui vanno in contro quando bevono esageratamente, sia quelli immediati che quelli a lungo termine.

Parlare con loro di più e in ogni luogo, nel loro mondo, non nel nostro, silenzioso e pacificato.

Dobbiamo mostrargli il sorriso di Claudio, inculcargli la sua speranza, quel suo credere nel futuro e nella legalità.

Ciao Claudio ti porterò sempre con me come un figlio».
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