Barletta intitola la tensostruttura a Federica De Luca e al piccolo Andrea
Barletta intitola la tensostruttura a Federica De Luca e al piccolo Andrea
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Barletta intitola la tensostruttura a Federica De Luca e al piccolo Andrea

Un luogo di sport e comunità dedicato alla memoria delle due vittime di violenza di genere

Sabato 11 aprile la tensostruttura situata in via Dei Mandorli –di recente affidata con avviso pubblico all'Associazione Sportiva Dilettantistica "Nelly Volley" di Barletta- è stata intitolata all'arbitra tarantina Federica De Luca e a suo figlio Andrea, entrambe vittime della violenza di genere.

«Il Comitato Regionale Puglia della FIPAV ha ideato "la settimana di Federica", che si svolge ogni anno in concomitanza con la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, al fine di ricordare la giovane arbitra pugliese e suo figlio e dare un contributo fattivo per riconoscere e contrastare la violenza di genere. Al contempo la Federazione Italiana Pallavolo ha istituito il premio "Federica De Luca" assegnato annualmente ad un'arbitra che si sia particolarmente distinta nel corso della stagione sportiva» afferma Marilena Petronelli, vicepresidente FIPAV Puglia, precisando che «da questo e dall'impegno profuso dai genitori di Federica De Luca -organizzando incontri con studenti e studentesse per spiegare come riconoscere la violenza di genere- nasce la richiesta rivolta all'Amministrazione Comunale di intitolare questa struttura, fino ad ora senza un nome, alla memoria di Federica e Andrea; richiesta che è stata prontamente accolta e per questo ci teniamo a ringraziare l'assessore Massimiliano Dileo e il sindaco Cannito per il lavoro svolto».

Inoltre, durante la cerimonia di intitolazione -alla quale hanno partecipato i genitori di Federica (Enzo De Luca e Rita Lanzon) - sono state apposte due targhe commemorative, su una delle quali è presente un qr code grazie a cui è possibile leggere la storia di Federica e Andrea.

«Quella di Federica non è solo una storia di violenza fisica, la sua è stata soprattutto una storia di violenze economiche e psicologiche» afferma Enzo De Luca «l'uomo di cui Federica si era innamorata e che poi l'ha uccisa ha pian piano preso il controllo su di lei, ostacolandola persino nel lavoro dell'arbitraggio e noi come genitori ci sentiamo in dovere di spiegare alle nuove generazioni quali sono i primi segnali per riconoscere la violenza, perché spesso è subdola e si nasconde dietro molti comportamenti apparentemente banali» conclude il papà.

Quando Federica prende la decisione di volersi separare, proprio il giorno in cui assieme a sua madre avrebbe avuto appuntamento dall'avvocato, suo marito la massacra di botte, uccidendola e portando con sé il bambino, che poco dopo uccide prima di suicidarsi.

L'intitolazione della tensostruttura della nostra città a Federica e al piccolo Andrea non è soltanto un gesto di memoria, ma un impegno collettivo che la città deve assumere verso il presente. In un luogo dedicato allo sport – dove si impara a rispettare le regole, a riconoscere i propri limiti, a misurarsi senza sopraffare – prende forma un messaggio che va ben oltre il campo da gioco: la violenza non è mai un destino inevitabile, ma un fenomeno che è necessario prevenire attraverso educazione, consapevolezza e comunità. Se lo sport insegna a crescere insieme, allora dedicare questo spazio a Federica e Andrea significa trasformare il dolore in responsabilità collettiva, affinché nessuna storia simile debba più ripetersi.
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