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29 maggio 1980: Barletta capitale del ciclismo

Moser, Saronni, Hinault. Lo spettacolo del Giro d’Italia nella Città della Disfida

"Oggi si va a Barletta, sicuramente per altre strade di sole e di fregature, profilo piatto, buche, tanta gente da far paura, botoli che attraverso la strada. O si arriva che è notte e vince Mantovani, o c'è un'altra scossa".

Così Giampaolo Ormezzano dalle colonne de "La Stampa" di giovedì 29 Maggio 1980 presentava la Campi Salentina-Barletta, tredicesima tappa di un Giro d'Italia tra i più stuzzicanti di quegli anni. Due erano essenzialmente i temi principalmente dibattuti alla vigilia di quel Giro: la nascente rivalità tra Giuseppe Saronni (vincitore dell'edizione 1979 della "corsa rosa") e Francesco Moser, e la prima partecipazione del grande Bernard Hinault, appena reduce dal doppio trionfo (1978, 1979) nel Tour de France.

Le prime tappe vedono un equilibrio piuttosto serrato fra i tre protagonisti annunciati del Giro, anche se Hinault sembra amministrare meglio le energie. Si fanno notare inoltre giovani interessanti quali Silvano Contini, Wladimiro Panizza, il già citato velocista Giovanni Mantovani (primo agli arrivi di Sorrento e di Palinuro, oltre che vincitore di svariate tappe del Giro di Puglia e grande favorito anche a Barletta) e soprattutto Roberto Visentini che ad Orvieto strappa la maglia rosa ad Hinault e la tiene per svariate tappe, nonostante qualche caduta di troppo. Già, le cadute: un fattore che nell'edizione 1980 del Giro d'Italia sarà a dir poco decisivo. Proprio una caduta, unita ad una foratura, durante la Villapiana Lido-Lecce, stronca in modo quasi definitivo le velleità di maglia rosa di Saronni. Tutto questo proprio alla vigilia della Campi Salentina-Barletta.

E sarà proprio l'attesa per un'eventuale reazione del ciclista novarese il principale motivo d'interesse della tappa con traguardo a Barletta. Già, ma come si sta preparando la nostra città a questo grande evento?

La Barletta del 1980 - in forte controtendenza con gran parte del resto d'Italia, che proprio in quel 29 maggio piange l'ennesima vittima delle Brigate Rosse, il giornalista Walter Tobagi - è una città bella, industriosa e spensierata. Con l'arrivo imminente della "bella stagione" le nostre litoranee iniziano a pullulare di giovani coi loro motorini e i loro primi bagni, mentre dalle radio tra "Another brick in the wall" dei Pink Floyd, "Jammin' " di Stevie Wonder e "Upside Down" di una maestosa Diana Ross è davvero un gran bel sentire. Certo c'era già una spiccata tendenza al consumismo, come tra l'altro cantava in quegli anni Gino Pastore nel divertentissimo brano in vernacolo "Cos' da pezz", ma tutto sommato nulla di paragonabile a quella autentica paranoia da griffe che avremmo conosciuto appena qualche anno dopo.

Una Barletta così positiva e vivibile non poteva non accogliere con entusiasmo e trepidazione l'arrivo in città dei grandi del ciclismo.

Un entusiasmo forse anche amplificato dal fatto che all'ombra di Eraclio, sportivamente parlando, nella primavera del 1980 si vive un periodo abbastanza complicato alla luce della retrocessione in Serie C/2 del Barletta dell'anno precedente e l'andamento tutt'altro che esaltante della stagione calcistica in corso. Senza contare poi l'effetto dirompente per gli amanti del pallone, della sentenza del processo riguardante il grande scandalo del calcio-scommesse, che proprio in quei giorni mieteva le sue vittime più illustri mandando il Milan in Serie B e privando la Nazionale di Bearzot – alla vigilia dell'Europeo che si sarebbe giocato in Italia - di Bruno Giordano e soprattutto del grande Paolo Rossi.

Con gli appassionati di calcio letteralmente in preda allo sconforto (eccezion fatta per i tifosi interisti neocampioni d'Italia), con il Barletta che rischia seriamente di sprofondare in Serie D, con le Ferrari di Villeneuve e Scheckter che dopo i trionfi del '79 proprio non riescono ad adattarsi al motore turbo, e con la rabbia di Pietro Mennea che a quasi un anno dal celeberrimo 19"72 rischia di non andare alle Olimpiadi di Mosca (poi ci andrà, e sappiamo tutti com'è finita) a causa del boicottaggio dei paesi NATO, cosa c'è di meglio per gli sportivi barlettani che rifarsi la bocca (e per di più nel salotto buono della propria città) con la nuova eccitante rivalità ciclistica tra il bel novarese (Saronni) e il musone trentino (Moser), con l'infingardo francese Bernard Hinault nel ruolo di spettatore molto più che interessato?

Già, un francese, a Barletta: la città della Disfida. Un particolare che non poteva certo sfuggire a un mostro sacro del giornalismo sportivo, nonché uomo dalla cultura più che sopraffina, come il grandissimo Adriano De Zan. A far compagnia alla "voce del ciclismo" per eccellenza nel dopo tappa ci sarà poi nientemeno che l'immenso Gino Bartali. Un ulteriore motivo di interesse e di richiamo per i tantissimi appassionati o semplici curiosi barlettani accorsi festosamente lungo il percorso che da Via Trani conduce su Corso Cavour prima di immettersi nel rettilineo di arrivo di Corso Garibaldi.

Il traguardo della tredicesima tappa del Giro d'Italia 1980 è fissato all'altezza della "villa della stazione", esattamente all'incrocio con Via Baccarini e Viale Giannone. La scuola elementare Massimo D'Azeglio viene per l'occasione eccezionalmente adibita a direzione gara, sala stampa e centro medico.

Un'organizzazione apparentemente improvvisata, ma che alla fine si rivelerà impeccabile se si considera che quella del 1980 è un'edizione del Giro caratterizzata da corridori fastidiosamente ostacolati lungo i vari percorsi da tifosi un po' troppo invadenti e da episodi deprecabili come gli sputi piovuti addosso a Bernard Hinault durante la "cronometro" di Pisa.

E la fiera dell'imbecille non risparmierà neanche la Campi Salentina-Barletta, quando nel centro di Bisceglie, a venti chilometri dal traguardo, un palloncino pieno d'acqua lanciato da un balcone provocherà l'ennesima caduta che vedrà coinvolti tra gli altri Giovanni Mantovani, e tanto per cambiare la maglia rosa Visentini.

La tappa la vince un redivivo Saronni in volata sul francese Bertin, compagno di squadra di Hinault. Una vittoria - la quarta in quell'edizione del Giro - quasi dal sapore amaro, quella del ciclista piemontese, ancora segnato moralmente dalla foratura del giorno prima costatagli oltre sei minuti di ritardo dalla maglia rosa. Più che una vittoria di Fieramosca, si tratterà quindi della classica vittoria di Pirro. La Disfida del Giro questa volta la vincerà un francese, al primo di tre successi nel Giro (1980, 1982, 1985): Bernard Hinault da Yffiniac, Bretagna francese. Precisamente Costa d'Armorica: la terra di Asterix e Obelix, a proposito di duelli italo-francesi.

A Barletta invece, a quarant'anni esatti da quella splendida giornata di sport di fine maggio, resta il dolce ricordo di una città in festa. Una città che – come troppo raramente gli capita – quel giorno seppe indossare magnificamente il proverbiale abito delle grandi occasioni.
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