Pietro Mennea Half Marathon 2018
Pietro Mennea Half Marathon 2018
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Spingitore squalificato dalla mezza maratona di Barletta a causa del suo cane

Tanta amarezza per l'atleta e il giovane figlio Spiry dopo 21 km di felicità e freddo

Una grande festa con una punta di amarezza: la squalifica del papà spingitore a causa del cagnolino con cui ha tagliato il traguardo per far felice il figlio, in corsa con lui ma sulla carrozzina. È successo domenica alla Pietro Mennea Half Marathon, la manifestazione sportiva che ha richiamato nella città di Disfida centinaia di sportivi di ogni livello per correre insieme sulle orme della freccia del Sud. E se la competizione è sicuramente importante, ancora più importante è la gioia di esser parte di un'emozione così unica, con 2800 atleti che corrono insieme accompagnati dall'indimenticabile frase di Mennea: "La fatica non è mai sprecata. Soffri ma sogni".

Era un piccolo sogno per festeggiare tanta fatica, dopo 21 km di freddo. Mancava qualche decina di metri dal traguardo, posizionato sul rivellino del Castello di Barletta, quando la moglie di Nicola Tanzi, barlettano in corsa come spingitore per suo figlio Spiridione, si è avvicinata al marito, al figlio e agli altri spingitori tendendo il barboncino di famiglia. Con il cagnolino al guinzaglio Nicola, suo figlio e gli altri spingitori hanno tagliato il traguardo con grande felicità, come si vede in alcune foto che gli atleti hanno condiviso sui loro profili Facebook. Purtroppo però, a causa di alcune norme previste dal regolamento, uno dei giudici ha assistito alla scena e ha squalificato Tanzi.

«Mancavano pochi metri al traguardo e la moglie di Nicola ci ha portato il cagnolino per far felice Spiry, quando uno dei giudici ha detto a Nicola che non poteva farlo e che così sarebbe stato squalificato: ma noi non ci abbiamo fatto caso e abbiamo continuato perché dopo 21 km di felicità, stanchezza e freddo giù al mare era una vittoria per Spiry». «Lo sport dovrebbe unire tante persone» commenta Marco Frigoli, atleta barlettano amico del papà di Spiry. «Sono due anni che io e il papà Nicola facciamo gli spingitori per suo figlio: sono piccoli gesti che riempiono il cuore di questi ragazzi speciali. Nelle altre edizioni mai nessuno si è mai permesso di dirci qualcosa».

«Ho un figlio in carrozzina che si diverte tanto anche lui a partecipare e a correre con noi - ci racconta il papà squalificato, Nicola Tanzi - Domenica insieme a Marco e un altro amico di nome Giuseppe ho partecipato alla mezza maratona di Barletta. A pochi metri dall'arrivo c'era ad aspettare mia moglie con il nostro cagnolino che, appena ha visto mio figlio, ha corso verso di noi. Io ho preso il guinzaglio e sono andato verso il traguardo. Lì c'era un uomo che mi ha bloccato contestandomi che non potevo attraversare il traguardo perché avevo il cane. Inizialmente non capivo, pensavo scherzasse. Poi ho capito che era un giudice: io ho attraversato lo stesso il traguardo e così mi ha squalificato». «Non è la prima gara che faccio una cosa del genere - prosegue il runner - non mi era mai capitata una situazione così e io non avevo nemmeno dato peso alla cosa. Però all'arrivo c'era una fotografa che ha assistito alla scena e nel pomeriggio mi ha chiamato chiedendomi cosa fosse successo. A seguito abbiamo deciso di dare risalto alla faccenda in modo che non ci siano più situazioni di questo tipo». Sul posto infatti era presente la giornalista Francesca Soli, fotografa e runner, che ha raccontato questa storia sul suo blog, scatenando tanta amarezza nel popolo dei runner per la scelta del giudice, formalmente corretta ma per molti umanamente poco delicata. «Nessuno riuscirà a toglierci la libertà di correre» conclude lo spingitore.

Così si legge sulla pagina della Fidal che riporta i risultati finali della competizione, in fondo alla classifica, evidenziato con colore giallo: L'atleta Tanzi Nicola è stato squalificato per aver preso parte alla manifestazione infrangendo le seguenti regole e leggi: art. 144.2 del RTI - Legge 281/1991 e Legge 189/2004. Le regole sono regole, nessuno lo contesta: probabilmente questa storia verrà dimenticata in poco tempo ma le emozioni, quelle vere, nella corsa e nello sport, resteranno sempre vive, e va riconosciuto sempre grande onore a chi sacrifica impegno e fatica non per un titolo, non per una medaglia, ma per donare un sorriso.
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