Giuseppe De Nittis. <span>Foto Angelo Marzocca</span>
Giuseppe De Nittis. Foto Angelo Marzocca
La città

“Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare. Lettera da Napoli ai miei concittadini”

Il racconto di Giuseppe Lagrasta

"La tavolozza dei colori costruita e inventata da Giuseppe De Nittis, - sostiene il prof. Giuseppe Lagrasta - rappresenta un geniale labirinto, il teatro della mente dell'artista, abitato da specchi, figure, parvenze, fantasmi, nodi di colori, rivoli ancestrali di figurazioni d'infanzia, paradossi di mondi inventati ma anche fantastici, trasfigurati dalla luce degli occhi e dalla trasparenza delle emozioni del reale. Il teatro della mente dell'artista è animato dalla narrazione pittorica e dall'ecologia figurativa, testimonianze esemplari del racconto per immagini, preferito dal pittore barlettano. Tale catalogo per immagini ha reso celebri le opere dell'artista in tutto il mondo perché esprimono- secondo la prospettiva critica del prof. Lagrasta - la cattura dei colori ribelli e rivoluzionari, raccontati da pennellate molto inquiete e mai silenti." La lettera che presentiamo si aggiunge alle altre lettere pubblicate recentemente da Barlettaviva e costituiscono il "Romanzo epistolare"dell'artista.

​​​​​​​​Napoli 1879

Cari miei concittadini, il tempo non trascura il senso dell'amicizia, della stima e dell'amore civico e sento, in questa occasione, voi che mi festeggiate e mi osannate, di scrivervi una lettera da Napoli, in cui mi trovo, in attesa di raggiungervi a Barletta. Sono appena tornato da Parigi e il frastuono di quella città ancora mi ravviva i sogni e i miei sensi sono ancora infervorati. La luna di Parigi è affettuosa con me e non mi lascia mai, abbracciandomi d'amore, come d'altronde la luna capricciosa di Napoli e quella adolescente di Barletta. E quella della nostra città è speciale, quando, pur di vederla addormentarsi sul mare, tanto tempo fa, guardavo nel cielo della sera, la luna innamorata, sognando l'estate. Piace a me, in questo momento, sentirvi vicini con questa mia lettera da Napoli, a voi dedicata, con l'affetto e la stima di sempre. Sapete, il mio teatro colorato, si anima e si alimenta abitando una mappa valoriale, tipica del romanzo familiare e in questo caso, del romanzo di formazione pittorico, costituito dalla struttura realistica e immaginaria, la mia vita e, della struttura fantastica, la mia creatività, che mi hanno aiutato a salvare l'anima dal tedio dell'insolenza del tempo e dalle sue macerazioni, provocate con l'alleanza della clessidra. E in questa dimensione ci siete voi, con i vostri volti, sguardi, odori e profumi, voci e canti. E per questo ch'io mai vi dimenticherò. E non vedo l'ora di incontrarvi.

Carissimi, i colori e le anime suggestive che intridono il teatro dei miei mondi, volevo dirvi, sono le maschere parigine, le ombre che s'aggirano per le strade, le bambole di carta e i clown sognanti. Ma vorrei invitarvi a fare un viaggio con me, con un fantasma che mi ha sollecitato a vivere in una sola vita, tre vite, tutte insieme, ed è stato Helios, il fiore della luce, il fuoco dei miei giorni, il fantasma onnipotente, il cuore delle mie mani, l'alveo della mia felicità. Helios ha trasformato la mia vita, aiutandomi, in compagnia di Arianna e Teseo, ad uscire dal labirinto mortale del Minotauro, da una stasi onirica che mi impediva di corrodere la realtà e di intuire dove si nascondesse la vera luce divina del sole. Ho lavorato tanto per scoprire donde sorgeva la luce seconda, quella luce che sfugge agli occhi dei più, e che vive sul palcoscenico dei mondi fantastici e consente all'artista di inventare nuove forme d'arte per rinnovare il suo rapporto con il gioco del mondo.

Amici, la vita nel labirinto mi aveva donato, da un lato, una immensa felicità, quella di volare con la fantasia, e dall'altro, m' aveva fatto scoprire la pesantezza di vivere, per me che fino ai ventuno anni, avevo amato la leggerezza di attraversarmi, sognare, amare e giocare con le reti fantastiche dei mondi. Così, quando incontrai Helios mi suggerì di trasformare i passaggi del labirinto in un viaggio, addirittura in un gioco di attraversamenti, di scavi da effettuare tra i reperti della vita interiore del presente e le iscrizioni incise sui muri del passato; io accettai, poiché il viaggio attraversava la memoria, mia personale, e passo dopo passo, mi dava occasioni per ricostruire così, l'album delle mie figure memoriali, ritrovando gli sguardi degli amici, gli occhi d'amore di Léontine, le carezze e gli abbracci di Jacques.

Prima che incontrassi Helios e vivessi in costante compagnia con il Minotauro, i giorni avevano volti e sguardi penetranti ma anche emozioni profonde: osservavo le mie ferite che sanavo con il duro lavoro svolto nel mio atelier, dissanguandomi e senza che Léontine si accorgesse della mia disperazione, pensavo che così dovesse andare il viaggio parigino e la vita d'un artista. Poi…la luce e la luna, il sole e le stelle, la natura e le parole della natura e i colori dell'umanità, mi aiutarono, tra indifferenza e dolore cosmico, a regolare il dispositivo pittoricodella tavolozza per mettere in atto il gioco dei miei mondi interiori, delle mie fantasie e dei miei tormenti. E mi dissi: i colori saranno le mie parole segrete, le figure saranno le ombre dei miei sogni. E a testa bassa, continuai a dipingere. Il gioco del mondo che ho instaurato con la realtà, infatti, ha illustrato una declinazione di relazioni oggettuali, soggetti naturali, e iconografie, che hanno definito il mio attraversamento pittorico e poetico terrestre, strutturato sia dalla dimensione della mia natura mediterranea sia dagli emblemi e dalle iconologie della mia grammatica creativa. Ed ecco Helios, fratello di Selene (la Luna) e di Eos (l'Aurora), Helios, capace, a causa della sua posizione elevata, di osservare ogni evento, scoprendo, inevitabilmente, i segreti degli dèi e i movimenti degli uomini. Helios, luce della luce, bussola determinante per interpretare le ombre cifrate dei miei giorni.

Carissimi amici e amiche, per un pittore giocare con il mondo significa entrare nel vivo dei rapporti con la luce e con le ombre, con le diatribe provocate dalle questioni quotidiane, sociali, e interpersonali. Incontrando i misteri del sole e riconoscendo i colori del fiume Lete. Così la memoria collettiva e la memoria individuale e sociale, ma soprattutto quella mia, spirituale, si sono intrise di senso e di significato e mi hanno insegnato a scavare nei meandri dell'esperienza autobiografica, antropologica e culturale; e come, che cosa ho fatto? Ho creato un laboratorio culturale, funzionante attraverso il mio metodo di scrutatore d'anime, che mi ha consentito di annodare conversazioni importanti con il mondo segreto delle immagini, scoprendo le tracce, le orme, le iconografie dei volti del mondo e soprattutto la poesia che si nasconde tra le immagini che dovranno ancora nascere, e ho ripristinato il gioco delle maschere nude, quelle sottese e oscure, che vivono sulla scena del teatro colorato dei miei mondi interiori. Così il gioco dei mondi che ho ideato è scaturito dalle maschere che imbevono il mondo sociale e culturale ed è ambientato nella mappa dei miei vissuti, mentre il teatro colorato, si impingua di maschere della mia esperienza, intrecciata alla mia idea nell'uso rivoluzionario della mia tavolozza, rispetto al mondo demonizzato e romantico parigino, ricercando, a livello di visione del mondo, un nuovo modo di fondere gli orizzonti che chiedono la sottrazione di peso alle figure per renderle più dialogiche rispetto allo sguardo dell'osservatore. E ho gioito e sofferto, allo stesso tempo, perché quello che vi scrivo, è stato il frutto di una mia tormentata vicissitudine artistica, non dichiarata e inespressa e che ho taciuto per una serie di motivi che vi dirò quando vi incontrerò a Barletta. I mondi che voi ritrovate nella mia arte, esplicitate da rivisitazioni autobiografiche, esperienze di relazioni sociali complesse, impressioni di viaggio, spesso, tratte dai luoghi più accesi che confacevano alla mia sensibilità pittorica, credo, mi abbiano aiutato a definire l'alfabeto del mio viaggio che ha definito le cifre estetiche della mia rivoluzione interiore.

​Così, Helios, la luna e i cieli dell'aurora, mi hanno aiutato a comprendere le difficoltà che mi assediavano e ho potuto, così, sciogliere i nodi per interpretare l'urto provocato dalla malinconia e dalla nostalgia, e quando ciò accade, allora penso a voi, a Barletta, ai miei familiari, al tempo che si consuma, istante per istante e così, ritrovo equilibrio emotivo superando gli ostacoli imprevisti. Ma ora, in questi giorni di luna piena, con l'aiuto di Helios e Selene, e Aurora, potrò tornando a Barletta, ritrovare un luogo, la mia amata casa di un tempo, dove potervi incontrare e condividere con voi, la gioia di raccontare la luna e il mare, il cielo e gli universi familiari, fatti delle nostre storie e della luce e dell'anima dolce del Fiume Ofanto. Sì, spero di ritornare e passeggiare con voi, sulle rive dell'Ofanto. E poi, abbracciarvi, tutti, uno per uno, per sempre, vostro affezionato Peppino.

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