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Calcio

Il Barletta 1922 e il confine tra Purgatorio e Paradiso

I biancorossi tengono testa al Gravina e si confermano a buoni livelli, ma il futuro resta incerto

Ormai, più passano le partite, più passano le giornate e meno si può parlare di sorpresa. Quello contro la capolista, il lanciatissimo Gravina di mister Di Maio era considerato da tutto l'ambiente biancorosso come un vero e proprio banco di prova per cominciare a tastare ancor più concretamente le capacità di questa squadra, che come ormai sappiamo, partita in ritardo e tra mille difficoltà si è resa protagonista di un inizio campionato positivo e per certi versi insperato. Bene, il risultato ed ancor di più la prestazione offerta dai biancorossi vanno a testimonianza di una prova ampiamente superata, e lasciano la sensazione che basterebbe davvero poco per rendere questa squadra una formazione capace di ambire al vertice. Quel qualcosa che servirebbe, quegli innesti tanto pesanti da risultare decisivi, ad ora con la situazione societaria sempre in bilico, non possono arrivare ed allora non ci resta che vivere alla giornata nella speranza che quel qualcosa in più possa arrivare al momento opportuno.

Nobile decaduta a chi?
Il Barletta è da più parti considerata la nobile decaduta di questo girone, e per certi versi questa è un'affermazione che può corrispondere alla realtà, guai però ad arrischiarsi in tali considerazioni con squadra e tifosi. La prestazione offerta domenica al cospetto di quel Gravina, arrivato al "S. Sabino" con i crismi della capolista e con tutte le intenzioni di far della "nobile decaduta" un sol boccone, ha dimostrato ancora una volta la voglia di tutta la squadra di dimostrare di essere nobile, e non decaduta. Tale intenzione, condita dalla solita solidità difensiva (ahi, quel gol di Sisalli), accompagnata dalla vena del ritrovato Ladogana ed unita al sostegno straordinario di un pubblico nobile che di decaduto non ha assolutamente nulla, ha portato i biancorossi ad avere fin qui 9 punti ed una classifica tutt'altro che deficitaria. Nonostante questo, è ovvio che l'obiettivo principale resta la salvezza, è ovvio che bisognerà continuare a vivere alla giornata, è ovvio che in ogni ragionamento bisognerà tener conto delle vicende societarie, ma è anche ovvio che se arrivasse quel famoso qualcosa in più, le cose potrebbero cambiare e si potrebbe passare dal Purgatorio al Paradiso, sempre che di esso si possa parlare relativamente al campionato di Eccellenza.

Si resta sempre in attesa della svolta
Quel famoso qualcosa in più di cui parliamo, come già accennato, purtroppo ad ora non c'è. Sono passate ormai due settimane dall'annuncio di dimissioni da parte del direttivo societario, la scadenza (posta dallo stesso direttivo), del 31 ottobre si avvicina e nulla sembra muoversi. Nessun segnale concreto giunge da Palazzo di Città (nessun commento è arrivato anche all'annuncio della società di rimettere la situazione nelle mani del sindaco), e nessun segnale, aldilà delle solite voci non confermate riguardanti gli ormai evergreen Roberto Tatò, Francesco Fiore fantomatiche cordate di imprenditori barlettani. Il tempo dunque scorre senza segnali di cambiamento ed il futuro resta più incerto che mai, tanto incerto da lasciare l'amaro in bocca a tutti i tifosi biancorossi consapevoli che basterebbe davvero poco per passare dal Purgatorio al Paradiso.
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