Fabrizio Addamiano
Fabrizio Addamiano
Nuoto

Fabrizio Addamiano, campione di Barletta, allena i futuri talenti del nuoto

Una vita dedicata al nuoto, «Barletta ha bisogno di una piscina comunale»

Allenamenti, viaggi, sacrifici e successi: dopo una brillante carriera sportiva il barlettano Fabrizio Addamiano, protagonista di grandi vittorie a livello nazionale e internazionale, adesso allena le giovani promesse del nuoto. Tecnico presso la società Aquarius Piscina Canosa, appunto a Canosa di Puglia, Fabrizio trasmette la sua grande passione per il nuoto alle giovani generazioni e coltiva una speranza: che a Barletta sorga presto una piscina comunale.

Raccontaci gli inizi della tua carriera: quando è avvenuto il primo contatto con il nuoto?
«Ho iniziato la scuola di nuoto a 8 anni, dopo una prova fallita nel calcio. La compatibilità con il nuoto è stata immediata tanto da essere da subito indirizzato verso l'agonismo facendo il pendolare da Barletta a Ruvo di Puglia ogni giorno, a causa dell'assenza di piscine e squadre a Barletta. Per questo motivo non finirò mai di ringraziare mio padre che mi ha sostenuto quotidianamente in questa crescita sportiva».

Quali sono stati i tuoi risultati più importanti?
«I primi veri successi sono arrivati nella categoria Juniores 16/17 anni sotto i colori del Ex Apulia Nuoto, società non più esistente, dove ho vinto diverse medaglie in ambito nazionale nelle distanze dei 50-100-200 sl, poi crescendo mi sono specializzato sempre più nella velocità portando avanti solo le distanze di 50 e 100 sl. Raggiunta la maggior età e continuando con i successi in ambito nazionale, sono stato convocato dalla nazionale giovanile italiana diverse volte in eventi internazionali fino ad essere arruolato nel gruppo sportivo Esercito Italiano».
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Ora sei tecnico all'Aquarius Piscina Canosa. Quali sono le differenze tra essere atleta ed essere allenatore?
«Dal 2009 sono tecnico della società Aquarius Piscina Canosa dove - grazie alla totale fiducia e collaborazione di tutta la famiglia Messina, titolari e gestori - abbiamo creato la squadra agonistica da zero arrivando prima ai vertici regionali, poi ad avere atleti di livello nazionale e adesso internazionali. Da atleta soffrivo molto l'ansia di gara, ma credo che sia normale per ogni atleta vivere queste sensazioni per poi saper regolare certe emozioni in base all'esperienza e la crescita. Da allenatore credevo fosse più facile, ma ho scoperto dopo che provo le stesse sensazioni, ansie e paure che vivevo da atleta e forse sono anche più amplificate».

Quanti ragazzi stai seguendo? Sei fiero di loro?
«In questo momento seguo una piccola squadra di 8 atleti nella categoria assoluta. Sono molto fiero di loro anche se so di essere un allenatore poco accondiscendente che spinge molto sull'impegno e non solo nel risultato in sé: credo che l'agonismo non faccia per tutti. Trovare oggi dei ragazzi disposti al duro lavoro e sacrificio è davvero difficile. Tra loro c'è la punta di diamante della nostra società, un atleta nato e cresciuto nella nostra scuola, dove tra l'altro io stesso dirigo perché sono coordinatore vasca: si tratta di Michele Sassi, classe 2001 di Minervino Murge, che già dal primo anno categoria Ragazzi si è fatto notare in ambito nazionale, vestendo anche lui la maglia della nazionale giovanile e vincendo diverse medaglie internazionali come l'oro nei 1500 sl nella manifestazione EYOF nel 2017 oltre ad un argento Europeo nella 5km di fondo a Piombino. Molto predisposto nella lunga distanza, Sassi ha sorpreso tutti ai recenti campionati italiani Assoluti di Riccione dal 2 al 6 Aprile e parteciperà ai prossimi campionati europei juniores che si terranno a Kazan, in Russia, dal 3 al 7 luglio 2019».

Il nuoto spesso rientra nella categoria dei cosiddetti "sport minori". Pensi che la vostra categoria non riceva le giuste attenzioni dal pubblico e dai mass media?
«Purtroppo questa è la triste realtà: il nuoto rientra negli sport minori e credo che così continuerà ad essere per molto tempo. Io credo che il pubblico apprezzi molto il nuoto come sport di benessere ma a livello agonistico tutti ricordano solo Pelllegrini, mentre tutto il resto è perfettamente sconosciuto. Chi determina il successo di uno sport sono i media che in base al loro spazio sui più diffusi canali di comunicazione possono attirare pubblicità e quindi sponsor esattamente come succede per il calcio, ma tutto questo manca».

È da anni che a Barletta si parla della piscina comunale, e ancora si tratta di un nulla di fatto. Sarebbe una struttura utile per la città?
«Questo è un argomento che - non lo nascondo - mi irrita parecchio. Sono ormai 26 anni che mi trovo nel mondo del nuoto costretto ad emigrare nei comuni vicini perché Barletta non possiede una piscina comunale. In questi 26 anni sono passati tanti sindaci e assessori allo sport che mi hanno fatto sempre la stessa promessa, ma quella promessa passava con loro. Non credo sia possibile che un comune come Barletta con quasi centomila abitanti non dia ai suoi cittadini un servizio indispensabile come il nuoto e tutte le attività associate di benessere che si possono sviluppare in essa, considerando per ultimo l'aspetto agonistico. Lo grido forte da parte di tutti i barlettani: ne abbiamo bisogno».
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