Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
Roberto Tatò, presidente del Barletta Calcio
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Assen-Tatò: a questo Barletta manca la voce del presidente

A quasi tre settimane dall’addio annunciato, il futuro resta incerto

Ma è davvero tutto finito, o siamo solo all'antipasto di un menù fatto di annunci, interessamenti, sondaggi e passi indietro? La domanda viene lecita se pensiamo al presente del Barletta Calcio, che domenica ha messo in cascina la prima vittoria, superando con fatica un Gubbio ridotto in nove uomini ma rompendo finalmente un "incantesimo" che in campionato persisteva dal derby-salvezza di Andria, ma al tempo stesso denso di interrogativi circa le idee che il presidente biancorosso Roberto Tatò matura per il futuro, suo e del sodalizio di via Vittorio Veneto. Una decisione, quella di mollare gli ormeggi, maturata nel dopo-partita del "Torre" di Pagani, datato 27 ottobre, e che ad oggi non ha avuto spiegazioni ufficiali se non uno scarno comunicato stampa: a rischio di essere ripetitivi, è lecito sperare in motivazioni e precisazioni a un addio che ha gettato un velo non tanto sottile di preoccupazione tra i supporters biancorossi, sin qui non pervenute a bilancio di sollecitazioni varie.

Da quanto tempo il patron covava questa decisione? Si tratta di una scelta estemporanea o di una presa di posizione definitiva? Che fine ha fatto il "progetto" le cui basi erano state gettate in estate, almeno negli intenti? Che ne è stato delle richieste di mutuo soccorso affettivo spesso promulgate presso i tifosi? Domande che attendono spiegazioni e assunzioni di responsabilità, che non possono limitarsi al numero uno del Barletta Calcio, alle quali il dg Martino- chiamato in causa- ha risposto, cercando di rassicurare circa il futuro. Eppure il presidente biancorosso avrebbe ben donde di mettere in evidenza ragioni e virtù della sua gestione del Barletta Calcio, atti che rischiano di essere adombrati dal silenzio. Le sorti della squadra biancorossa oggi non dipendono più da una cordata di soci ma sono oggi legate a doppio filo con le scelte di un patron che - e lo diciamo lungi da ogni riferimento malizioso - ha fatto letteralmente "terra bruciata" attorno a sè, volendo egli stesso in prima persona occuparsi della squadra per cui ha sempre tifato con molta passione ed orgoglio. E questo costituisce un doppio filo: gli appelli recenti di Martino, Orlandi e Camilleri alla permanenza della persona-Tatò, ancor prima del presidente, sono segnali importanti, ma è tempo di squarciare le ombre.

Cifre pesanti quelle riferite agli ultimi due mesi della gestione del patrimonio biancorosso, che hanno una costante: la scarsa continuità tecnica e i continui "repulisti" al termine di ogni annata. Nel mezzo tanti soldi investiti- dato che nessuno disconosce al presidente- due sofferte salvezze, dei playoff annunciati in agosto ma solo sfiorati a maggio tra campo e Commissione Disciplinare, le battaglie per lo stadio "Puttilli", cinque direttori sportivi e sei allenatori. "Alla luce dei risultati sin qui ottenuti, nell'ammettere errori di cui mi assumo tutte le responsabilità, ritengo che la mia esperienza calcistica sia giunta al termine. Sento inoltre di dover chiedere scusa a tutti i tifosi per non essere stato in grado di dare loro le soddisfazioni che meritano. Comunico comunque che garantirò la regolare conclusione del campionato al 30 giugno 2014" aveva comunicato Tatò quel 27 ottobre. Presidente, le scuse- anche virtuali- sono state accolte: ora è tempo di spiegazioni, valorizzazioni di quanto fatto e riflessioni su quanto si potrebbe fare. 1.049 abbonati meriterebbero di capire cosa hanno pagato e perché sono cambiati i piani, la stampa potrebbe smettere di arrovellarsi in congetture e ricevere risposte ai tanti interrogativi posti in tempi recenti, compreso quello riguardante un eventuale post-Tatò, domanda che fa tremare tanti tifosi visti i bui momenti che l'economia locale e tricolore vive.
(Twitter: @GuerraLuca88)

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