Diego Armando Maradona
Diego Armando Maradona
Calcio

Amato, odiato, temuto: il racconto dell’inarrivabile Diego

Cosa è stato Maradona per chi lo ha vissuto e per chi lo ha visto giocare

Difficile, davvero difficile descrivere cosa sta pensando in questi istanti chi (come il sottoscritto) Diego Armando Maradona lo ha visto giocare, lo ha ammirato, e da non tifoso del Napoli lo ha prima temuto e poi, come tanti italiani, odiato. Si, odiato. Erano più o meno le 23:30 del 3 luglio 1990, e Diego, prendendo per mano peggiore Argentina di sempre, dopo aver sapientemente (e piuttosto furbescamente) vellicato la tifoseria napoletana (proprio Napoli era la sede di quella maledetta semifinale mondiale) ci scippava ai calci di rigore la finale del mondiale: il nostro mondiale. Quello di "Italia '90".

Quella inaspettata vittoria di Maradona con la sua "selecciòn albiceleste" fu in pratica il canto del cigno della sua carriera, e forse anche della sua vita. Dopo quella semifinale infatti per "D10S", come lo chiamano in Argentina, i guai arrivarono uno dopo l'altro: dai fischi dell'Olimpico all'inno argentino cui Diego rispose con il famosissimo "hijos de puta" alla famosa lite con Luciano Moggi a Mosca; dalla positività alla cocaina dopo un Napoli-Bari, fino a quella all'efedrina a USA '94 dopo Argentina-Nigeria che in pratica sancì il suo addio al calcio giocato.

Dopo la cocente sconfitta nella semifinale di "Italia '90" un pò tutta Italia attendeva Diego al varco: Barletta compresa. I biancorossi di mister Salvatore "Ciccio" Esposito, all'ultima delle quattro stagioni di Serie B, avrebbero infatti dovuto incontrare proprio il Napoli di Maradona nel secondo turno di Coppa Italia se una topica difensiva non avesse permesso al Cosenza prima di pareggiare in extremis lo 0-1 interno della gara di andata e poi di ribaltarlo nei supplementari, quando ai cori contro Diego e contro il Napoli si sostituirono quelli ben più familiari contro la famiglia Di Cosola.

Si, dopo quella sconfitta Diego fu odiato da noi italiani. Fu odiato forse perché ci sentimmo da lui traditi. Ci sentivamo da lui traditi forse perché dopo che per 6 anni ci aveva deliziato con le sue inarrivabili giocate lo sentivamo come uno di noi. Uno di famiglia che ogni domenica riusciva ad incantare noi adolescenti con buona pace dei compiti di inglese, di matematica o di ragioneria.

Juventini, interisti o milanisti poco importava: Diego oramai era uno di noi. Era nei nostri sogni quando per strada, con un pallone tra i piedi, provavamo, riprovavamo, e riprovavamo ancora (senza riuscirci naturalmente) a fare quel gol che fece ai mondiali in Messico, quando palla al piede saltò mezza Inghilterra mettendo a serissimo rischio le coronarie del famoso commentatore Victor Hugo Morales, entrando definitivamente nella storia. E in fondo chi se ne frega se in quella partita il primo gol Maradona lo segnò con la mano facendosi beffe di un improbabile arbitro tunisino. Il gol degli "11 tocchi", meglio conosciuto con il latineggiante "El gol del siglo", bastava e avanzava in quello storico 22 giugno 1986 per sentenziare in quel mondiale messicano chi fosse il migliore, chi fosse il Dio del calcio, nonostante vi fosse ancora una semifinale ed una eventuale finale da giocare. Diego infatti replicò in modo quasi identico "el gol del siglo" in semifinale contro un inerme Belgio, e poi, dopo aver disputato una partita sotto tono, giustiziò in finale i tedeschi mandando in porta praticamente alla cieca l'esterno d'attacco Burruchaga.

E poi c'è il 1987. Il fantastico 1987. Un anno storico per noi barlettani in quanto il nostro Barletta centra il traguardo della Serie B, proprio nell'anno in cui Diego Armando Maradona con i suoi gol, e soprattutto con i suoi assist, trascina il Napoli al suo primo storico scudetto. Una coincidenza certo, come una coincidenza è il fatto che il secondo scudetto del Napoli maradoniano è datato 1990, l'anno dell'ultima salvezza del Barletta in Serie B. Quando si dice "il karma".

Maradona è stato amato dagli sportivi per questo e per innumerevoli tanti altri motivi. Era ormai considerato parte della nostra storia. Un pò come Federico II, un po' come Vanvitelli, un po' come Consalvo da Cordova. Per questo dopo quell'infausto Italia-Argentina lo abbiamo odiato. Lo abbiamo odiato perché, forse inconsciamente o forse no, abbiamo scoperto che lui non era come noi. Perché per Diego Armando Maradona la sua terra, l'Argentina, era sacra e veniva comunque prima di tutto, a differenza di tanti italiani sempre pronti a darsi allo straniero pur di far dispetto al vicino di casa.

E proprio a causa di questo odio malcelato che qualcuno è arrivato persino ad attribuire alla cocaina i suoi successi sportivi. Una colossale fesseria. Sarebbe in pratica come se mostri sacri della musica come Jim Morrison, Jimi Hendricks, Janis Joplin o Michael Jackson debbano agli stravizi le proprie fortune.

Diego Armando Maradona ha fatto quel che ha fatto nonostante la cocaina, nonostante una caviglia distruttagli in Spagna dal "macellaio di Bilbao" Andoni Goicoetxea, nonostante il sovrappeso e la vita sregolata, nonostante i suoi compagni di squadra a Napoli e in Nazionale si chiamassero Crippa, De Napoli, Corradini, Renica, Romano, Burruchaga, Giusti, Batista, Valdano.

Lascio immaginare volentieri ai veri appassionati di calcio (e non ai complottisti per definizione) cosa sarebbe stato Diego se avesse giocato coi vari Xavi, Iniesta, Eto'o, Puyol, Tevez, Di Maria, Zanetti, Cambiasso, Mascherano, Higuain, Aguero ecc. E soprattutto se fosse stato solo genio e non sregolatezza.
Descansa en paz, Dios del futbol. Anzi, scusate, "D10S" del futbol.
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