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Il genio incompreso della seconda bellezza di Sorrentino: Youth

"Perché in fondo le emozioni sono tutto quello che abbiamo"

Il genio di Sorrentino continua a lasciare senza fiato. Piccoli gesti di una quotidianità privilegiata dominano la scena del nuovo film del celebre regista, vincitore del Premio Oscar, partecipando alla scorsa edizione del Festival di Cannes, Paolo Sorrentino, genio per noi incompreso tra gli italiani dell'edizione del Festival di quest'anno. L'eccezionalità di una saggia vecchiaia rivive nella giovinezza del protagonista di Youth: un ex compositore e direttore d'orchestra, ritratto nella consuetudine della sua tipica vacanza da uomo benestante, accompagnato nel suo vagheggiare dall'intimo amico Mick, regista di successo ormai al tramonto.

Fred e Mick, personaggi che diventano persone, amici di una vita, si ritrovano ottantenni a passare una vacanza benessere tra le Alpi svizzere. Nel duo insiste la forte consapevolezza del tempo che ormai è passato, ma niente impedisce alla scena di suscitare un sorriso per le costanti, ma sobrie, trovate umoristiche fatte di quei piccoli mantra di una vita ormai trascorsa. Niente impedisce la penetrazione dello schermo che infonde e trasuda una sensualità che non appartiene al mondo carnale.

La tipica resa fotografica del Sorrentino, ci trasporta questa volta in un raro impressionismo, fatto di vette e pianure, grandi vallate e pascoli ricchi d'armonie: un giovane e fresco paesaggio mozzafiato che contrasta con la rugosità della vecchiaia. Una rugosità che appartiene solo all'aspetto e non alla mente dell'ex maestro che, brillante nella sua lucidità di uomo di cultura mostra, in questo per noi troppo breve viaggio cinematografico, tutta la grandezza di una vita spesa per la musica.

Tra legami familiari e amicizie riflessive, tra rimpianti e costanze, tra ricordi e nuove svolte, la pellicola tende ad una ad una le corde dell'anima dello spettatore, che viaggiano anch'esse, sinuose, in base al fluttuare della mobile staticità della vicenda. Un racconto non racconto, il film trascina nell'immanenza delle cose, riportando di quel tempo che non si evolve ma che trascorre con la forza di una mente che vorrebbe ma non si arrende agli anni che passano. Ogni scena è un fotogramma che nella sua perfezione diventa quasi un'opera pittorica, dove i colori raggianti sono dati dai toni alti delle musiche della modernità, ben miscelati ai bassi della saggezza di un animo che ha vissuto e ancora vive nel ricordo dell'eterna giovinezza della musica classica.

Un grande Michael Caine, anche ricordato come maggiordomo e saggia-mente del Batman di Nolan, duetta con lo spirito di Harvey Keitel, mentre la semplice ed intrigante bellezza di Rachel Weisz sposa il dramma della separazione di mezza età. Un cast d'eccezione in cui compaiono la prorompente Jane Fonda ed il riflessivo Paul Dano non smette di sorprendere lasciando ampio spazio ad interpretazioni e personali vibrazioni. Numerosi i detrattori di un'opera che ci si aspettava, almeno dal trailer, simile alla sua precedente ma che, almeno a nostro parere, trasmette in 118 minuti un fluttuare di emozioni.

Un plurimo finale confonde ma lascia aperta la possibilità della fantasia, quando infatti il fiato resta sospeso aspettando l'imminente The end, Sorrentino stupisce ancora rivelando nuovi inizi nella fine. Un fiume di sensazioni e inaspettate evoluzioni immerge nel mondo della vecchiaia dove nemmeno per un attimo manca l'emozione, perchè in fondo le emozioni, seppur a volte sopravvalutate, sono tutto quello che abbiamo.
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