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Zone industriali di Barletta, a che punto è il cambio di destinazione d'uso?

L'appello di ASSINPRO: «Manca la programmazione per stimolare la crescita delle imprese barlettane e di nuovi investitori»

«Era il 15 novembre 2021 - scrivono i referenti di ASSINPRO (Associazione Industriali Sesta Provincia Pugliese) - quando incontravamo per la prima e unica volta il Commissario Straordinario del Comune di Barletta, Dott. Francesco Alecci. L'incontro in questione, molto cordiale, servì a mettere sul tavolo della Pubblica Amministrazione locale le svariate problematiche che, da anni, limitano, fortemente, la crescita dell'imprenditoria cittadina e ci precludono la possibilità di ospitare nuovi investitori.

In quella circostanza, considerata la delibera, precedentemente attuata dal Commissario, in merito agli usi temporanei delle aree dismesse, chiedevamo l'opportunità di recepire il dettato normativo degli enti sovraordinati (Regione e Stato) e, quindi, di deliberare il mutamento della destinazione d'uso permanente delle ex aree dismesse della nostra zona industriale lungo tutta la direttrice di via Trani, nonché lungo la direttrice di via Foggia. Una deliberazione peraltro già approvata da altri Comuni, come, ad esempio, quello di Bari, nell'ormai lontano 2015.

Tale provvedimento, storico per la nostra città, in un momento così difficile come quello pandemico, darebbe grosso slancio ma soprattutto fiducia alla comunità, generando nuove forme di imprenditoria e nuove economie possibili per la città.

Pare che la questione sia stata oggetto di una riunione a Palazzo di Città, della quale purtroppo non conosciamo gli esiti. Non ci sembra di aver chiesto alcuna lottizzazione ma solo il riconoscimento di un diritto da anni negato e che porterebbe soltanto benefici al tessuto socio-economico locale. Riteniamo, pertanto, doverosa una risposta da parte del Comune di Barletta.

Qualora la stessa fosse "negativa", ne vorremmo conoscere le motivazioni e comprendere perché al cospetto della parola "progresso" la nostra città fa sempre un passo indietro.

Emblematica, in questo senso, la mancata presenza della Z.E.S. (Zona Economico Speciale) di Barletta nell'ambito delle risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza assegnate. Per questo motivo siamo a chiedere lumi oltre che al Comune di Barletta anche alla Provincia Barletta-Andria-Trani che, nei mesi scorsi, aveva finanche portato il progetto all'attenzione del Ministro Mara Carfagna.

È stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che distribuisce i 630 milioni liberati dal PNRR, volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti, in particolare con le reti Trans Europee (TEN-T).

Per la ZES ADRIATICA si legge:
  • Porto di Manfredonia: recupero e rifunzionalizzazione Bacino Alti Fondali (41 mln €)
  • Termoli: potenziamento viabilità interna e sistema di depurazione consortile (8,75 mln €)
  • Termoli: realizzazione zona franca doganale (15,6 mln €)
  • Brindisi: opifici e centri servizi con centro di competenza per l'economia circolare (4,46 mln €)
  • Brindisi: viabilità consortile, reti di smaltimento acque e pubblica illuminazione (4,199 mln €)
  • Lecce: piattaforma digitale erogazione servizio alle aziende e gestione efficientamento energetico (2,683 mln €)
  • Lecce: centri di ricerca innovazione prodotti nel settore metalmeccanico a Lecce e nel sistema moda-design a Nardò-Galatone (2,6 mln €)
  • Lecce: reti viarie idriche e fognarie a Lecce, Nardò e Galatone (3,8 mln €)
«Barletta c'è o non c'è?» si chiede l'ASSINPRO.
  • Imprenditoria
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