Pasquale Cascella
Pasquale Cascella
Viva

Sindaco Cascella, il silenzio è d'oro

L'editoriale di Barlettalife. Portavoce, campagna di riciclo e feudalesimo

Caro sindaco Cascella,

Mi perdonerà se mi rivolgo a Lei in prima persona e confidenzialmente, temo diversamente di risultare lezioso. Allontanerò questo pericolo andando subito al punto: esistono argomenti che non possono essere rimandati. Possono non piacere, non lo nego, però chiedo a lei e al suo ruolo non miracoli di cui pur Barletta avrebbe bisogno in quantità industriale, ma risposte.

Mi colpiscono alcuni suoi gesti che ritengo mirabili, il suo coraggio prima di tutto, nel raccogliere un guanto di sfida chiodato e lanciatole verso il viso. Mi colpiscono però anche i suoi silenzi. Nel merito: portavoce, campagna di riciclo, feudalesimo.

Nessun lungo papiro per il primo: ha ragione, poteva farlo, la legge glielo permette. Qui si discute (e non contesta) l'opportunità. Aveva bisogno di un tale ruolo? La risposta positiva è ammessa, immagino pareri negativi ma anche positivi. "Antipatia" nella modalità di scelta ma anche creazione di un ruolo per lei prezioso. Ma sarebbe giusto conoscere motivazioni! E' giusto lasciar confinate nei bar e nei palazzi, ipotesi meschine di "ticket di ringraziamento" che vanno staccati sempre e comunque? Si tratta di cambiali anche dolorose che una campagna elettorale genera? Ammettiamolo, il 14 agosto è infelice, alcuni colleghi solo vedendo la data si saranno fregati le mani pregustando chissà quale gabola balneare. Ma se era tutto eticamente regolare, perché proprio il 14? E' concesso qualche dubbio?

Campagna di riciclo: non entriamo nel merito ma rimaniamo sui confini che tuttavia rischiano di essere più importanti dell'argomento centrale. Un suo concittadino, tale prof. Garribba, le chiede lumi. Giusta o sbagliata che sia la questione (ognuno si faccia le proprie idee, io ho le mie) il professore meriterebbe una risposta dalle istituzioni e dal loro primo rappresentante? Una pacca sulla spalla, un buffetto, un chiarimento, un "abbiamo scherzato", qualsiasi cosa sarebbe dovuta al Garribba anche per cortesia -o diplomazia- istituzionale? Altrimenti passa il messaggio che la marmellata ci ha sporcato le mani, "nascondiamoci sotto il tavolo e speriamo che non se ne accorga nessuno". E sa perchè? Tra lei e Garribba, è proprio Lei che parte svantaggiato. Nessuno chiede risposte al professore, ma ad un sindaco di solito sì. Ha anche un portavoce adesso: un primo buon impegno per lui potrebbe essere questo. Una buona risposta al professor Garribba la vogliamo dare?

Feudalesimo l'ha stupita o le ha strappato un sorriso? Molti invece si saranno incupiti nell'osservare il primo consiglio comunale e i successivi. Ad alcuni consiglieri mancava solo il cestino e la merendina, ad altri invece manca il senso della realtà. Siamo ancora ai tempi della spartizione dei poteri forti (lottizzazione in un'unica parola), del controllo ombra, del "è uno dei loro uomini" oppure del "mettiamo un nostro esponente nelle commissioni consiliari" o ancora del "chi non è entrato dalla porta facciamolo entrare dalla finestra facendo volontariato al comune". La realtà sta a questo modo di gestire la cosa pubblica come la democrazia sta al feudalesimo appunto. Quando spesso un re travicello poteva essere controllato dai potenti vassalli. Non le chiedo spiegazioni anche di questo, ci porterebbe lontano.

Cosa riceve Barletta al rientro dalle poche ferie? Il suo silenzio, spesso assordante, spesso imbarazzante. E nei nostri commenti si consuma spesso un temuto rito verbale: "era meglio Maffei". Possiamo capirli questi commentatori e questi giornalisti? Cosa fanno di male se non proporre domande? Molti non sono ancora rotti all'indifferenza politica e sociale e hanno l'ardire di chiedere, noi compresi.

I giornalisti vanno rispettati, non foss'altro perché essi hanno una delega più ampia di quella che lei ha ricevuto per governare. E rispondere è anche atto di cortesia e civiltà, mentre è pieno di democrazia il contraddittorio che ne scaturirebbe.

E ancora le testate giornalistiche vanno rispettate perché non solo grancassa di comunicati comunali o "megafono" pubblicitario delle attività di palazzo ma utile agorà. Possono esistere, glielo concedo, cattivi cronisti (ne avrà visti tanti) ma difficilmente cattive testate.

I silenzi non giovano al suo ruolo e al suo mestiere di giornalista, ne avviliscono la portata. Se le stanze del re sono silenziose non è per la pace incombente ma solo per la lontananza dalla piazza, che però è spesso tutt'altro che attendista e ancor meno acritica. Un sindaco è amato dai suoi concittadini per contratto, ma è un primus inter pares. Li ascolti. I "lasciatemi lavorare" sono concetti fuori tempo massimo, meglio un franco confronto. So che è perfettamente in grado di ribattere colpo su colpo. Mi creda, ne sarei felice.
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