Il ritorno in D. <span>Foto Cosimo Campanella</span>
Il ritorno in D. Foto Cosimo Campanella
Calcio

Undici anni senza Serie C (settima parte): Marco Arturo Romano e la pronta risalita in D

L'imprenditore laziale risolleva il Barletta dalle macerie della stagione 2023/24 e sfiora il secondo triplete d'Eccellenza

È sempre difficile raccontare la storia quando è ancora a tutti gli effetti cronaca. Sono passati meno di due anni dal giorno in cui Marco Arturo Romano si presentava quasi in punta di piedi a una scettica e ormai disincantata tifoseria biancorossa, reduce com'era da un dramma sportivo come quello della retrocessione in Eccellenza che per repentinità e incredulità se non è simile alla retrocessione dalla Serie B del 1991, certamente ci si avvicina molto.

Marco Arturo Romano non è barlettano, e ciò contribuisce alla diffidenza di una piazza ancora memore del disastro Perpignano, anche se d'altro canto l'ultimo anno della discussa gestione Dimiccoli pare avere parecchio attenuato nell'ambiente la fino a poco prima inscalfibile discriminante del "Barletta ai barlettani ad ogni costo".

Al disincanto della piazza Romano cerca di rispondere immediatamente con i fatti allestendo una squadra che non può non vincere il campionato di Eccellenza pugliese.

Barletta di nuovo in D dopo appena sei mesi, e la seconda Coppa Puglia di Eccellenza

"Giudicatemi per quello che farò". Queste le parole di Marco Arturo Romano, imprenditore laziale nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro, con un passato nel calcio in qualità di presidente della Viterbese, nella conferenza stampa di presentazione di mercoledì 5 giugno 2024, ad un mese esatto dall'onta di Angri e dalla traumatica e devastante retrocessione in Eccellenza.

Marco Arturo Romano acquisisce il 60 % delle quote societarie dalla famiglia Dimiccoli, che resta a sua volta momentaneamente detentrice del 40 % di quella che ora si chiama SSD Barletta 1922.

L'arrivo in società di Marco Arturo Romano giunge dopo il tramonto delle ipotesi legate all'imprenditore napoletano Francesco Agnello, e di quella riguardante ancora una volta Michele Dibenedetto, il quale in quello stesso 5 giugno acquisisce l'Audace Barletta, che di lì a qualche settimana otterrà il ripescaggio in Promozione.

Non perde tempo Marco Arturo Romano, e pochi giorni dopo presenta la nuova dirigenza con Bartolo Lorusso e Daniele De Vezze, e il nuovo tecnico, che sarà l'ex Manfredonia e Fidelis Andria Pasquale De Candia.

"Giudicatemi per quel che farò" è il motto di Marco Arturo Romano, che carriere alla mano allestisce una squadra che sulla carta sarebbe quanto meno da playoff di Serie D, quindi del tutto ingiocabile per un campionato di Eccellenza pugliese tornato a girone unico con 20 squadre dopo quattro anni di format a dir poco avventurosi.

Arrivano nell'ordine fuoriclasse per la categoria come Beppe Lopez, Onny Turitto, Matteo De Gol, Gianni Montrone, Esteban Giambuzzi, Francesco Mariani, Matteo Rotondo e il portiere argentino Agustin Staropoli.

Ci inoltre graditissimi ritorni come quello di Vito Lavopa e Riccardo Lattanzio, mentre gli unici superstiti della disastrosa stagione 2023/24 sono i giovani Andrea Lobosco e Luca Belladonna.

E poi c'è la ciliegina sulla torta, rappresentata da Nicola Strambelli, 'ex, tra gli altri, di Casarano, Fidelis Andria, Monopoli e soprattutto Bari.

Barese di Bari vecchia, nonostante i quasi 36 anni, Nicola Strambelli è calciatore che non c'entra davvero nulla con il calcio dilettantistico.

È uno che con il suo sinistro mette la palla praticamente esattamente dove vuole lui, e a Barletta se ne sono accorti benissimo quando lo si è avuto contro con le maglie di Casarano e Fidelis Andria nelle due stagioni precedenti.

Con una tale superiorità tecnica e di esperienza rispetto alla concorrenza, troveremmo persino offensivo raccontare al lettore di un campionato di Eccellenza pugliese 2024/25 che il Barletta vince con sei giornate di anticipo, nonostante fosse in evidente fase di rallentamento, e nonostante una sconfitta in casa della Polimnia allora seconda in classifica, ma che, ripetiamo, sarebbe offensivo per l'intelligenza del lettore (e anche della Polimnia stessa) definire diretta concorrente del Barletta.

Barletta che il 23 gennaio stravince per la seconda volta nella sua storia la fase regionale della Coppa Italia Dilettanti, al termine di un percorso netto (tutte vittorie) nel quale i biancorossi eliminano Bisceglie e Unione Calcio Bisceglie nei primi due turni, Canosa e Polimnia nel gironcino di semifinale, per poi aggiudicarsi agevolmente il trofeo nella doppia finale col Galatina, con i biancorossi vittoriosi per 1-0 all'andata, che poi demoliscono i salentini al Puttilli con un 4-0 senza discussioni.

Un'altra finale di Coppa Italia Dilettanti, ma la testa è già alla Serie D

Il percorso netto del Barletta in Coppa Italia Dilettanti continua anche nel primo turno della fase nazionale, con i biancorossi che eliminano con un doppio 2-0 i campani del Santa Maria Cilento (l'anno prima compagni di sventura e di retrocessione), e in trasferta i lucani del San Cataldo, storditi dall'ennesima magia di Nicola Strambelli.

Nei quarti di finale, con avversario l'Unitas Sciacca, il Barletta torna a disputare una partita in Sicilia a dieci anni esatti da Messina-Barletta 0-2 dell'ultimo anno di Serie C.

Al "Gurrera" di Sciacca finisce 1-1, con un Barletta pigro, e forse anche stanco, che trova il vantaggio con Riccardo Lattanzio, ma poi non riesce a sfruttare a dovere la superiorità numerica, finendo poi con il subire il meritato pareggio dei siciliani con Mattia Catanzaro.
E non è certo un Barletta scintillante quello che si impone 1-0 nella gara di ritorno al Puttilli (con rete sempre di Riccardo Lattanzio), qualificandosi così per la doppia semifinale con il temibile Giulianova.

Leggermente migliore è invece il Barletta che mercoledì 19 marzo si presenta al Puttilli per la semifinale di andata contro i giallorossi abruzzesi.

I biancorossi la sbloccano con Bernaola a metà primo tempo, e per un'ora abbondante sfiorano ripetutamente il raddoppio. Poi però, complice forse la stanchezza per una stagione lunghissima e logorante, tirano i remi in barca con il risultato di subire il beffardo gol del pareggio di Di Filippo al 93', che mette il Giulianova in posizione di vantaggio in vista della gara di ritorno.

Gara di ritorno che si mette subito in forte salita per il Barletta, con il Giulianova avanti 2-0 grazie ai gol di Donatangelo e Carbonelli. Ma il Barletta, seppur lontano dalla migliore condizione fisica, reagisce e grazie anche a un pizzico di presunzione della difesa abruzzese si conquista un calcio di rigore conquistato da Beppe Lopez che Strambelli mette a segno riaprendo la contesa.

Poi, a metà ripresa, è Lattanzio a conquistarsi un secondo tiro dal dischetto con un colpo di testa che finisce sul braccio largo di Mbaye. Dagli undici metri ancora Strambelli, e ancora gol: 2-2.

Nei minuti finali poi, prima un errore sottomisura di Giambuzzi, e poi un palo di Strambelli su punizione, negano al Barletta il gol del clamoroso 3-2, con le due squadre che vanno ai calci di rigore.

Calci di rigore la cui bilancia, dopo le prime tre serie di tiri, sembra pendere decisamente dalla parte del Giulianova, con Lattanzio e Giambuzzi che si fanno ipnotizzare dal portiere Boccanera.

Poi però entra in scena Agustin Staropoli che para il tiro di Di Filippo, dopo che De Gol aveva segnato il quarto rigore per il Barletta.

Dopo il naturalmente infallibile Strambelli tocca ora a Finizio del Giulianova, per quello che, se realizzato, è il rigore che manderebbe in finale il Giulianova, ma l'esterno giallorosso manda clamorosamente a lato, mandando la serie di rigori ad oltranza, dove Scaringella non fallisce il suo tiro, e dove Staropoli para anche il tiro di Barlafante portando il Barletta alla seconda finale di Coppa Italia Dilettanti in tre anni, dove ad attendere i biancorossi vi sono i lombardi della Rovato-Vertovese, anch'essi qualificatisi alla finale del 10 maggio a Teramo, dopo aver prevalso ai rigori sui toscani (che però giocano nell'Eccellenza umbra) dell'Alto Tevere Sansepolcro.

Per organico, esperienza e tradizione, la finale tra Barletta e Rovato Vertovese non dovrebbe avere praticamente storia. Tuttavia nel calcio è cosa nota: conta il momento.

Il Barletta arriva a questo appuntamento, oltre che fisicamente logoro, con la mente al ritorno in D e agli imminenti cambiamenti societari, mentre la Rovato Vertovese, allenato dall'ex calciatore di Milan e Monza Marco Bolis, e che gioca con un 4-3-3 molto offensivo, ci arriva in grandissima forma dopo aver praticamente demolito il suo rivale diretto in campionato Scanzorosciate.

Una differenza di condizione, quella tra Barletta e Rovato Vertovese, che sembra sin da subito abbastanza evidente anche in campo, anche se il Barletta è abile a trovare il gol del vantaggio grazie a un fendente di Julen Bernaola, che sul momento sembra indirizzare i biancorossi sulla via del secondo triplete d'Eccellenza in tre anni.

Ma nel secondo tempo la maggiore velocità di gioco dovuta a una migliore condizione fisico atletica della Rovato Vertovese viene fuori, ed è così che tra il 62' e il 70', un Barletta ormai sulle gambe subisce il micidiale uno-due dei lombardi, che ribaltano il match con Adenyo e Carella.

Il Barletta oramai non ne ha più, e a sei minuti dalla fine subisce la terza rete (ancora da Carella) che a questo punto decreta il meritato "triplete" d'Eccellenza della Rovato Vertovese di Marco Bolis.
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