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Liliana Segre è cittadina di Barletta: unanimità in Consiglio Comunale

La senatrice Assuntela Messina: «Oggi non si compie solo un gesto simbolico ma anche un gesto politico»

Si è concluso con l'applauso dell'intera aula consiliare di via Zanardelli e con il voto unanime dei 29 presenti, la discussione per il conferimento della cittadinanza onoraria della città di Barletta alla senatrice a vita Liliana Segre. Un gesto simbolico con il quale la politica ha voluto dare seguito alla tradizione di accoglienza e resistenza che caratterizza la storia della città della Disfida. Una città, già insignita con due medaglie d'oro al merito civile e al valore militare che, grazie all'impegno profuso dal maestro Lotoro, ospiterà la cittadella della musica concentrazionaria. «Il consiglio comunale intende testimoniare alla Senatrice Segre che il suo è un modello di cittadinanza esemplare e di vita ammirevole, di instancabile impegno, di inflessibile rigore civile e morale, il migliore degli insegnamenti che le nuove generazioni possano avere». È parte del discorso enunciato dal sindaco Cosimo Cannito, al quale è stato fatto dono di una targa, consegnata dalla senatrice Assuntela Messina, membro della Commissione diritti umani. «Oggi – prosegue la senatrice Messina - non si compie solo un gesto simbolico ma anche un gesto politico».

«Barletta ha avuto un ruolo di grande ospitalità nei confronti di profughi ebrei negli anni '40 e '50 – ha ricordato il consigliere Michelangelo Filannino (Coalizione Civica) – dimostrando di essere estremamente ospitale e ben lontana da ogni sentimento antisemita». Si è così andati oltre le ideologie e le bandiere di partito che pure hanno timidamente sventolato, salvo quella della Lega (data l'assenza del suo esponente in Consiglio, Flavio Basile), per poi assecondare positivamente la votazione. «Oggi, nessun partito ha a che fare con gli stermini di settantacinque anni fa. La strumentale campagna che vede al centro la senatrice Segre è utile per trarne profitti e passerelle politiche in un momento di difficoltà che divide l'Italia in buoni e cattivi». Sono queste le parole della consigliera Stella Mele che anticipano un voto favorevole, nonostante il preambolo facesse credere altro: «Non avendo difficoltà ad esprimere solidarietà e rispetto nei confronti di quanti sono scampati ai campi di sterminio, ho votato la proposta di conferimento della cittadinanza onoraria, perché sono certa che l'odio non abbia mai avuto un colore politico».

Un esito positivo, già anticipato dall'unanime pronuncia della Commissione Affari generali e Istituzionali, presieduta dalla Consigliera Adelaide Spinazzola. «Forse è solo un gesto simbolico – il commento della capogruppo del Movimento 5 Stelle, Maria Angela Carone – ma la politica è fatta anche di simboli e buoni esempi». Indiscusse, la stima e la profonda vicinanza nei confronti della Segre, scampata alle atrocità naziste e ora vittima di insulti e minacce che, per la seconda volta in una vita già provata da quelle sofferenze, l'ha resa capro espiatorio di un odio generalizzato. Lo raccontano i recenti fatti di cronaca: i sentimenti di odio e di discriminazione si stanno impossessando delle menti meno dotate di quegli anticorpi culturali, necessari a contrastare il ritorno di un oscuro passato. «Non si tratta di un vezzo da sinistra snob o da radical chic – ha commentato dai banchi del PD Rosa Cascella – con la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, vogliamo ribadire un concetto fondamentale: non si torna indietro».

È affinché la storia non si ripeta che il conferimento della cittadinanza alla Segre, deve rappresentare un monito, ma soprattutto un insegnamento per le giovani generazioni. Per quelli stessi giovani a cui per anni il professore di Diritto Internazionale, nonché promotore dell'iniziativa a sostegno della senatrice a vita, Ugo Villani, ha speso le sue energie, ha evidenziato Carmine Doronzo.
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