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La città

Lavori al passaggio a livello di via Andria, l'appello di Michele Corcella

Dopo 16 anni di attività, il suo futuro è incerto: lettera aperta alle istituzioni

Gli imminenti lavori per la rimozione del passaggio a livello di via Andria sono la ragione alla base della lettera scritta dal barlettano Michele Corcella, titolare da 16 anni dell'autolavaggio che sorge nei pressi del passaggio. Riceviamo e pubblichiamo la sua testimonianza.

«"Il lavoro ci dà dignità e i responsabili dei popoli, i dirigenti, hanno l'obbligo di fare del tutto perché ogni uomo e ogni donna possa lavorare e così avere la fronte alta, guardare in faccia gli altri con dignità". E ha aggiunto: "Chi per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari chiude fabbriche, chiude imprese lavorative e toglie lavoro agli uomini, questa persona fa un peccato gravissimo", il monito di Bergoglio. Inizio da queste parole espresse dal nostro Santo Padre nell'udienza del 15 Marzo 2017 a Piazza San Pietro. Nel lontano 2002 decisi di intraprendere la via di un'attività commerciale per costruire il mio futuro e della mia famiglia visto che il lavoro già in quegli anni cominciava ad essere un miraggio per i giovani.

Con l'aiuto dei miei familiari iniziai il percorso per aprire l'attività di autolavaggio e iniziarono i problemi di natura burocratica, che in Italia secondo me sono il male assoluto per chi decide di investire per creare Lavoro. Trovato il luogo dove svolgere la mia attività, ovvero in via del Milite Ignoto qui a Barletta, inizio l'iter per le autorizzazioni con il geometra e l'ingegnere presentai il progetto al SUAP. Si trattava di un suolo recintato di tipo seminativo al ridosso della rete ferroviaria. Il dirigente all'epoca di turno mi accennava che quell'area poteva essere soggetta ad esproprio perché già 16 anni fa si parlava di eliminare il "famoso" passaggio a livello di via Andria, vera problematica della città divisa in due. Però al posto di scartare il progetto e di non acconsentire la realizzazione dell'attività, appunto per non incorrere nel problema attuale in cui mi sto trovando, mi concesse un'autorizzazione in precario su suolo seminativo salvaguardandosi con una polizza fideiussoria da farmi pagare annualmente a garanzia del ripristino allo stato iniziale del suolo a semplice richiesta del Comune. Il certificato di agibilità l'ho ottenuto dopo dieci anni ovvero nel 2012, grazie ad un controllo di guardia di Finanza, perché è stato costretto visto che mi avevano tenuto dieci anni senza quel certificato necessario per l'espletamento di tutte le autorizzazioni del caso e ricordo ancora quando un maresciallo della GdF mi disse che potevo aprire un contenzioso col Comune per avermi tenuto in quella situazione e soprattutto non era possibile aver avuto un'autorizzazione edilizia su suolo seminativo a meno di una variante del piano regolatore.

Nel dicembre 2013 la beffa: il suolo è stato espropriato dalla Rete Ferroviaria Italiana per consentire la soppressione del passaggio a livello di via Andria ed è iniziato il "calvario". Io fino ad allora avevo un regolare contratto d'affitto col proprietario del suolo ed ho sempre pagato regolarmente come le ricevute dimostrano. Nel 2017 mi hanno contattato un geometra del comune di Barletta ed un ingegnere di RFI per farmi fare una perizia giurata da un ingegnere per la quantificazione in denaro di tutte le opere e vari allacciamenti da me effettuati per realizzare l'autolavaggio sul suolo che all'epoca era solo recintato. Nel frattempo mi sono adoperato a trovare un altro sito dove continuare la mia attività dopo 16 anni; ma nel Luglio 2017, quando pensavo che mi stessero venendo incontro per aiutarmi a ripartire da 0, quando già tutto era definito (ho tutte le documentazioni del caso) mi hanno mandato un avviso di immediato sgombero e che non potevano liquidarmi perché io nel 2002 avevo dichiarato che nel caso di esproprio dovevo lasciare l'area senza nulla a pretendere. Ripeto, dopo aver firmato una transazione economica a mio favore per le spese sostenute per l'avvio dell'attività e per affrontare un trasloco dell'attività presso altra sede (ho copia della transazione firmata da un dirigente del comune per la liquidazione).

Premetto che io non mi sto opponendo alla realizzazione del sottovia e non voglio rimanere a tutti i costi là dove sono (anzi, finalmente direi Barletta senza il problema del passaggio a livello di Via Andria!) ma che mi sia data la possibilità di continuare a lavorare o di aiutarmi a risolvere il problema del trasferimento presso un'altra sede visto che significa iniziare da 0. Ho una famiglia monoreddito con tre figli minori a carico e non immaginate cosa significhi perdere il lavoro entro Gennaio 2019 (data ufficiale dell'inizio cantiere) e non sapere come andrà a finire.

Spero che fino all'ultimo mi veniate incontro e che insieme troveremo una soluzione giusta per risolvere il problema… In fondo il Comune di Barletta ha risolto dopo 30 anni il problema del campo nomadi trasferendoli in un terreno di sua proprietà per dargli la giusta dignità umana e sicuramente lo farà con una famiglia barlettana che crede nei suoi principi etici e morali».
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