Immagine aerea della Lega Navale
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La città

L'esigenza del mapping: scoprire le potenzialità di Barletta

Una riflessione condivisa degli architetti Massimiliano Cafagna e Giuseppe Tupputi

Barletta, città dalla «bellezza fragile». Con queste parole si esprimono gli architetti Massimiliano Cafagna e Giuseppe Tupputi, che hanno deciso di condividere sulle nostre pagine una riflessione sul nostro territorio, tra orrori e potenzialità inespresse.

«L'idea che le città e i territori avessero, oltre che un semplice valore d'uso, anche un più complesso valore semantico è stata accettata non solo come ovvia, ma ancor prima come necessaria per un arco di tempo lunghissimo. Tutti i nostri progenitori erano convinti che tali luoghi custodissero un significato, un'immagine, la testimonianza di un'identità collettiva profondamente radicata nella realtà sociale.

Invece, oggi, concepire la forma di una città e del suo territorio come una forma simbolica specifica appare del tutto assurdo. Bene. La necessità di pubblicare questi pensieri nasce proprio dalla volontà di ribaltare il senso di questa assurdità. Il vero assurdo è l'esatto contrario di ciò che sembra assurdo! Il punto di partenza è rappresentato, infatti, da una convinzione da noi profondamente condivisa: il territorio in cui viviamo (e con esso gli oggetti 'concreti' che lo compongono: le case, le strade, le piazze, ma anche gli spazi naturali, le campagne, le coste e i fiumi), può essere inteso come uno 'specchio' capace di offrire una rappresentazione tangibile e concreta della cultura di un determinato gruppo di individui - di una comunità - in un determinato momento storico.

Il territorio può essere considerato come un contenitore di pensieri, di credenze, di bisogni e desideri collettivi, ma anche di lotte, di battaglie e di soprusi, che si stratificano e si susseguono nel tempo lasciando tracce visibili - evidenze storiche su superfici geografiche. Siamo convinti che nei lineamenti, nelle fisionomie del territorio si renda manifesta e concreta la storia delle comunità e si dia forma alle loro idee. E siamo convinti che tutto ciò avvenga, senza nessuno scampo, giorno dopo giorno, incessantemente, sotto i nostri occhi, vigili o dormienti che siano. Seppur noi volessimo tacere (e, a volte, tacciamo), parlerebbero le cose, le loro forme, la loro mutevole ma profonda significanza (e parlano, eccome!).

Allora noi, che queste cose vogliamo capire fino in fondo, evitiamo il fragore delle piazze nei periodi a ridosso delle elezioni, e andiamo in giro tra le nostre campagne, o lungo le nostre coste, in cerca di posti sperduti e dimenticati, a riscoprirli, a sentire cosa hanno ancora da dire. Quando ne riconosciamo uno, ci fermiamo ad ascoltare, e a guardare. Poi, col tempo, cercando sulle mappe gli stessi luoghi visitati, per osservarli da un'altra prospettiva, dall'alto, ci siamo imbattuti in queste immagini, che ci parlano di tante altre cose. Parlano dei noti fatti legati alle irregolarità edilizie e agli scempi ambientali evidenti a tutti - si pensi a Montaltino, alla litoranea, soprattutto quella di Ponente, e alla valle dell'Ofanto. Ma non solo. Inquadrate secondo logiche ben precise, queste immagini zenitali ci parlano anche di numerose potenzialità turistiche nascoste o sottosviluppate, di aree urbane non risolte ma con ampie possibilità di sviluppo sostenibile, di zone produttive del tutto abbandonate ma, in un certo senso, bellissime, perché 'affascinanti' e "perturbanti" - si pensi alle cave abbandonate o ai grandi contenitori industriali sulla litoranea di Levante, a ridosso del mare.

Sicuramente queste immagini, oltre a raccontarci qualche storia di orrore, ci parlano di una bellezza fragile. Bellezza fragile che non può che far nascere una intensa storia d'amore. Tra noi e la nostra terra. Sicuramente, queste immagini ci bisbigliano sottovoce, con cautela, perché hanno paura di distruggerla, la bellezza latente del nostro territorio. Nel far ciò, suggeriscono riflessioni, stimolano pensieri, riportano alla nostra attenzione vecchie e nuove questioni che sono state, chi più chi meno, sottaciute.

In generale, queste immagini vogliono essere un invito diretto a tutta la cittadinanza barlettana - e, in primis, alla neo-eletta amministrazione comunale, in quanto delegata speciale allo sviluppo intelligente del nostro territorio - a rinnovare lo sguardo con cui osserviamo e interpretiamo il contesto territoriale e ambientale. Un invito a riformulare in modi creativi la nostra innata capacità di costruire mappe cognitive, a interpretare con sguardi consapevoli le potenzialità del nostro territorio, così ricco nei suoi caratteri naturali e così denso di significati storici, culturali e artistici.

Probabilmente tocca e, col tempo, toccherà sempre di più alle nostre generazioni (chi scrive è nato nel 1989), provare nuovamente a disvelare le molteplici possibilità implicite nel reale, a rompere i vecchi modelli di riferimento ambientali, ma anche culturali, sociali, politici ed economici, e a immaginare, a ipotizzare, a creare nuovi "modelli del mondo". Come? Partendo dal nostro territorio. Descrivendo i luoghi in cui viviamo come esercizio critico per rinnovare le modalità del nostro sguardo, della nostra percezione. Imparando, in questo modo, a creare nuovi punti di vista e nuovi modi di osservazione sul mondo. Stracciando gran parte delle vecchie mappe e costruendone di nuove».
13 fotoRicerca fotografica degli architetti Massimiliano Cafagna e Giuseppe Tupputi
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