
La città
“Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare. Lettera da Parigi sulla forma dell’acqua”
di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista
Barletta - domenica 12 luglio 2026
Comunicato Stampa
La tavolozza dei colori costruita da Giuseppe De Nittis, ha contribuito alla definizione della sua memoria esistenziale e spirituale, costituita da specchi, figure, parvenze, orizzonti, tempeste e mari in burrasca, calma di laghi tranquilli, fuoco e avventure. La mappa della memoria denittisiana, fondendosi con i colori del paesaggio, declina un nuovo alfabeto dei colori dell'anima, che raffigura per mezzo di fantasmi, ombre e luci, nodi di colori, rivoli ancestrali di figurazioni d'infanzia, paradossi di mondi inventati e fantastici, trasfigurati dalla luce del cuore per la trasparenza dei mondi interiori. Il teatro della memoria esistenziale e spirituale dell'artista si racconta attraverso la pittura narrativa, l'ecologia figurativa, la natura animata e la figurazione esistenziale, testimonianze di attraversamenti di luci e colori, tra interstizi e pigmenti della trama e della voce del mondo. La raccolta epistolare per frammenti di colori e percezioni visive, di incontri e di conversazioni, di impressioni e di sentimenti, fin qui pubblicata, ha caratterizzato le precedenti puntate del "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare" del prof. Giuseppe Lagrasta, che, oggi si arricchisce di un nuovo tassello che parla delle forme dell'acqua, esplicitate in modo pregevole nelle tele dell'artista barlettano. Tale catalogo per immagini ha reso celebri le sue opere in tutto il mondo perché esprimono-secondo la prospettiva critica del prof. Lagrasta - la rivoluzione interiore del pittore, descritta dalla liberazione dei colori ribelli e rivoluzionari, espressi con pennellate molto inquiete e mai silenti. La lettera immaginaria che presentiamo è indirizzata al banchiere Kaye Knowles incontrato dall'artista a Londra nel 1874. Nella capitale londinese, il signor Knowles è stato per Giuseppe De Nittis, mentore, cultore e collezionista delle sue opere.
Parigi, Primavera 187.,
Avenue du Bois de Boulogne
Senza data
Gentilissimo Signor Kaye, Le scrivo per salutarla ma anche per ringraziarla di tutta l'accoglienza e la premura che ha avuto, durante la mia permanenza a Londra. Dopo l'inverno trascorso insieme a Lei e agli amici londinesi, ho sempre un ricordo di eventi gradevoli e di contesti importanti che hanno segnato i miei lavori futuri e di questo Le sarò sempre grato. In questa primavera parigina, che scorre ora lieve, ora poetica, mi sovvengono le immagini, le parole e le chiacchierate fatte durante la mia permanenza a Londra. Ma quello che è rimasto impresso nella mente, attraversando Londra e attraversando Parigi, è il sentimento d'amore che provo, immaginando il fluire dell'acqua dei due fiumi, la Senna e il Tamigi. E poi, gentilissimo Signor Kaye, che differenza potrebbe mai sussistere tra l'acqua parigina e l'acqua londinese? Nessuna, credo o quasi un nulla, uno sfiorare d'acqua e di riccioli d'onde, uguali e gemelle, furiose, dolci e burrascose e tranquille, movimenti di frangenti misterici; un nulla dicevo, perché il tremore tonale dell'acqua arriva allo sguardo dell'osservatore e comincia così a giocare con le sue immagini interiori. A Londra, ho rafforzato la mia memoria esistenziale riscoprendo l'alfabeto dell'acqua, alfabeto della memoria del cuore, che si trasforma in ombra e luce dei ricordi e delle storie infinite della vita mentre l'acqua si fonde con l'orizzonte, avvolta da una solitudine che ritrova una nuova dimensione dell'essere, del vivere e del comunicare.
Perché il colore dell'acqua che descrivo nelle mie tele, è cosmico, naturale e universale, anzi, siamo noi osservatori, che con i nostri occhi e il nostro animo, impastiamo le meraviglie dell'acqua, la moltitudine dei suoi colori e attraverso quelle atmosfere, descriviamo l'energia e la sua forza. L'acqua possiede una sua forma, ma è una forma magica, con i suoi folletti, le sue fate e le sue streghe, con i suoi diavoli e i suoi angeli custodi. L'acqua affascina con i suoi giochi e i suoi ghirigori, con le impennate d'onde alte che luccicano con le ombre che vanno verso il cielo. E la forma dell'acqua nasconde immagini e nuance, tra misteri, follie, grida e urla, disperazioni e allegrie. Ecco perché la forma dell'acqua mi intriga con le sue sfumature, fonti di energie della mia arte, sempre inquieta ed enigmatica. E oltre alle tonalità dell'acqua anche la sua voce mi seduceva, ricordo, quella che ascoltavo sulle spiagge salinare e barlettane, ma anche la voce del mare di Posillipo, profonda e sensuale, mi deliziava d'amore per la vita. Gentilissimo Kaye, come dicevo, le parvenze, le dissolvenze, le tenerezze delle musiche del mare mi ricordano le brezze dei fiumi e tutti e tre, fanno una orchestra di voci d'amore, che coloreranno per sempre il mio destino: Ofanto, Senna, Tamigi, e lo squarcio del Vesuvio con le nuvole di fuoco. E mi sono sempre innamorato delle forme dell'acqua, e sono le forme che io dipingo, e attraverso le immagini dell'acqua esprimo le gradazioni impossibili che hanno contrassegnato la mia adolescenza barlettana e napoletana, e la mia impavida e non ancora maturità parigina. Così, tra suoni, voci e colori, ho dato al mio destino la musica poetica dell'acqua e della luce, della luna, del sole e delle stelle. Io ho fede nelle stelle, nella mia stella.
E si, gentilissimo Signor Kaye, quando a Londra passeggiavamo sulle rive del Tamigi, oppure attraversavamo paesaggi di luce d'acqua, allora raccoglievo quelle stelle-immagini nella mia mente, e le trasferivo, sulla tela, intrecciandole all'incarnato della luce della mia stella interiore. Londra, Parigi, Barletta, Napoli e la mia vita spirituale e creativa, interiorità raccolta dal fuoco della mia energia, dai riverberi della mia creatività indomabile e piena di curiosità e di luce, quella luce che con il fuoco vesuviano rappresenta le ali della mia arte, quest'arte che mi ha donato il piacere di volare verso il sole, senza perdere la sostanza dei miei sogni e delle mie felicità e perché no, delle mie malinconie. Forse, un Icaro, involato?
Tra il fuoco vesuviano e l'elogio dell'acqua la mia vita s'era trasformata in un'avventura, vissuta come in un dolce sogno che ho continuato a vivere a Londra, con Lei, attraverso la nostra amicizia e cosi, pian piano, ho cominciato a scorgere, da quell'intreccio amicale, lo scorrere del tempo creativo, scoprendo così, il piacere e il desiderio di cogliere il fascino dello spettacolo del mondo. Sì, gentilissimo Signor Kaye, io sono stato coinvolto dalle impressioni che mi donava lo spettacolo del mondo londinese: con le sue voci, le sue musiche, le strade e le case e i tramonti, il sole e la nebbia, le amicizie e i sogni mescolati ai colori dell'acqua, delle pietre e delle lingue del fuoco. E non dimenticherò i colori dei volti e il verde del paesaggio e lo spettacolo dell'acqua in frantumi, gocce abbracciate agli aghi di pioggia, intensi e dolenti, mentre si posano sul letto dolce dell'acqua, addormentandosi.
Ma anche l'acqua, con le sue correnti sottomarine, e i suoi flutti ancestrali, assume sembianze uniche e rare, possiede forme enigmatiche, e le disperde tra i rivoli cangianti dello sguardo della luce e dello sguardo del sole. Un nuovo linguaggio d'armonie, di sostanze vitali racconta l'acqua, vivida, liquida, fluida, scorrevole, severa, che occupa qualsiasi spazio trovi libero. Poi? Si inanella, si rotola, si discioglie, s'abbraccia, si sostanzia, si indispone e gioca a nascondino con le ombre e con il sole. E poi? Accarezza i luoghi che incontra quando non è in piena e quando la tempesta è calma, precipita nel silenzio dei laghi e nei gorghi dell'alto mare aperto.
Gentilissimo Signor Kaye, questi miei pensieri sono liberi e nella libertà esprimono il vero senso della leggerezza che sostiene l'amicizia per Lei, e questa amicizia è come la vita dei fiumi che, dai sotterranei della Terra, trasportano la linfa vitale, ovunque. E questa grande folla universale, è fluida e illuminata, come il fiume Ofanto, come la Senna e il Tamigi, e i gorghi d'acqua del Golfo di Posillipo, con l'isola di Capri all'orizzonte e il vezzoso Vesuvio che s'inventa altri fuochi e alchimie. Così, la vita del mio cuore raccoglie, in sé, una grande fonte vivente, capace di dare fiato a un'opera misteriosa, fatta di luce, di natura e di amore per tutte le ore della vita.
Fraternamente, Giuseppe De Nittis.
© Riproduzione Riservata.
Parigi, Primavera 187.,
Avenue du Bois de Boulogne
Senza data
Gentilissimo Signor Kaye, Le scrivo per salutarla ma anche per ringraziarla di tutta l'accoglienza e la premura che ha avuto, durante la mia permanenza a Londra. Dopo l'inverno trascorso insieme a Lei e agli amici londinesi, ho sempre un ricordo di eventi gradevoli e di contesti importanti che hanno segnato i miei lavori futuri e di questo Le sarò sempre grato. In questa primavera parigina, che scorre ora lieve, ora poetica, mi sovvengono le immagini, le parole e le chiacchierate fatte durante la mia permanenza a Londra. Ma quello che è rimasto impresso nella mente, attraversando Londra e attraversando Parigi, è il sentimento d'amore che provo, immaginando il fluire dell'acqua dei due fiumi, la Senna e il Tamigi. E poi, gentilissimo Signor Kaye, che differenza potrebbe mai sussistere tra l'acqua parigina e l'acqua londinese? Nessuna, credo o quasi un nulla, uno sfiorare d'acqua e di riccioli d'onde, uguali e gemelle, furiose, dolci e burrascose e tranquille, movimenti di frangenti misterici; un nulla dicevo, perché il tremore tonale dell'acqua arriva allo sguardo dell'osservatore e comincia così a giocare con le sue immagini interiori. A Londra, ho rafforzato la mia memoria esistenziale riscoprendo l'alfabeto dell'acqua, alfabeto della memoria del cuore, che si trasforma in ombra e luce dei ricordi e delle storie infinite della vita mentre l'acqua si fonde con l'orizzonte, avvolta da una solitudine che ritrova una nuova dimensione dell'essere, del vivere e del comunicare.
Perché il colore dell'acqua che descrivo nelle mie tele, è cosmico, naturale e universale, anzi, siamo noi osservatori, che con i nostri occhi e il nostro animo, impastiamo le meraviglie dell'acqua, la moltitudine dei suoi colori e attraverso quelle atmosfere, descriviamo l'energia e la sua forza. L'acqua possiede una sua forma, ma è una forma magica, con i suoi folletti, le sue fate e le sue streghe, con i suoi diavoli e i suoi angeli custodi. L'acqua affascina con i suoi giochi e i suoi ghirigori, con le impennate d'onde alte che luccicano con le ombre che vanno verso il cielo. E la forma dell'acqua nasconde immagini e nuance, tra misteri, follie, grida e urla, disperazioni e allegrie. Ecco perché la forma dell'acqua mi intriga con le sue sfumature, fonti di energie della mia arte, sempre inquieta ed enigmatica. E oltre alle tonalità dell'acqua anche la sua voce mi seduceva, ricordo, quella che ascoltavo sulle spiagge salinare e barlettane, ma anche la voce del mare di Posillipo, profonda e sensuale, mi deliziava d'amore per la vita. Gentilissimo Kaye, come dicevo, le parvenze, le dissolvenze, le tenerezze delle musiche del mare mi ricordano le brezze dei fiumi e tutti e tre, fanno una orchestra di voci d'amore, che coloreranno per sempre il mio destino: Ofanto, Senna, Tamigi, e lo squarcio del Vesuvio con le nuvole di fuoco. E mi sono sempre innamorato delle forme dell'acqua, e sono le forme che io dipingo, e attraverso le immagini dell'acqua esprimo le gradazioni impossibili che hanno contrassegnato la mia adolescenza barlettana e napoletana, e la mia impavida e non ancora maturità parigina. Così, tra suoni, voci e colori, ho dato al mio destino la musica poetica dell'acqua e della luce, della luna, del sole e delle stelle. Io ho fede nelle stelle, nella mia stella.
E si, gentilissimo Signor Kaye, quando a Londra passeggiavamo sulle rive del Tamigi, oppure attraversavamo paesaggi di luce d'acqua, allora raccoglievo quelle stelle-immagini nella mia mente, e le trasferivo, sulla tela, intrecciandole all'incarnato della luce della mia stella interiore. Londra, Parigi, Barletta, Napoli e la mia vita spirituale e creativa, interiorità raccolta dal fuoco della mia energia, dai riverberi della mia creatività indomabile e piena di curiosità e di luce, quella luce che con il fuoco vesuviano rappresenta le ali della mia arte, quest'arte che mi ha donato il piacere di volare verso il sole, senza perdere la sostanza dei miei sogni e delle mie felicità e perché no, delle mie malinconie. Forse, un Icaro, involato?
Tra il fuoco vesuviano e l'elogio dell'acqua la mia vita s'era trasformata in un'avventura, vissuta come in un dolce sogno che ho continuato a vivere a Londra, con Lei, attraverso la nostra amicizia e cosi, pian piano, ho cominciato a scorgere, da quell'intreccio amicale, lo scorrere del tempo creativo, scoprendo così, il piacere e il desiderio di cogliere il fascino dello spettacolo del mondo. Sì, gentilissimo Signor Kaye, io sono stato coinvolto dalle impressioni che mi donava lo spettacolo del mondo londinese: con le sue voci, le sue musiche, le strade e le case e i tramonti, il sole e la nebbia, le amicizie e i sogni mescolati ai colori dell'acqua, delle pietre e delle lingue del fuoco. E non dimenticherò i colori dei volti e il verde del paesaggio e lo spettacolo dell'acqua in frantumi, gocce abbracciate agli aghi di pioggia, intensi e dolenti, mentre si posano sul letto dolce dell'acqua, addormentandosi.
Ma anche l'acqua, con le sue correnti sottomarine, e i suoi flutti ancestrali, assume sembianze uniche e rare, possiede forme enigmatiche, e le disperde tra i rivoli cangianti dello sguardo della luce e dello sguardo del sole. Un nuovo linguaggio d'armonie, di sostanze vitali racconta l'acqua, vivida, liquida, fluida, scorrevole, severa, che occupa qualsiasi spazio trovi libero. Poi? Si inanella, si rotola, si discioglie, s'abbraccia, si sostanzia, si indispone e gioca a nascondino con le ombre e con il sole. E poi? Accarezza i luoghi che incontra quando non è in piena e quando la tempesta è calma, precipita nel silenzio dei laghi e nei gorghi dell'alto mare aperto.
Gentilissimo Signor Kaye, questi miei pensieri sono liberi e nella libertà esprimono il vero senso della leggerezza che sostiene l'amicizia per Lei, e questa amicizia è come la vita dei fiumi che, dai sotterranei della Terra, trasportano la linfa vitale, ovunque. E questa grande folla universale, è fluida e illuminata, come il fiume Ofanto, come la Senna e il Tamigi, e i gorghi d'acqua del Golfo di Posillipo, con l'isola di Capri all'orizzonte e il vezzoso Vesuvio che s'inventa altri fuochi e alchimie. Così, la vita del mio cuore raccoglie, in sé, una grande fonte vivente, capace di dare fiato a un'opera misteriosa, fatta di luce, di natura e di amore per tutte le ore della vita.
Fraternamente, Giuseppe De Nittis.
© Riproduzione Riservata.
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