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Religioni
Festa dei Santi Patroni, una riflessione di Michele Grimaldi
La nota dello storico e archivista
Barletta - domenica 12 luglio 2026
La storia delle nostre Comunità dimostra che il corretto rapporto tra la Liturgia (le celebrazioni domenicali) e la pietà popolare (le processioni dei Santi, le Novene, le Tredicine, ecc.) è turbato allorché nei fedeli si indebolisce la coscienza dei valori essenziali della vita cristiana.
Tra le cause di questo indebolimento sono la non conoscenza della propria fede, la debole consapevolezza o la diminuzione del senso delle funzioni sacre e l'affievolimento del senso del proprio essere cristiani e della partecipazione alla vita delle Parrocchie.
Bisogna ben ricordare, a questo proposito, che negli ultimi anni molte Feste Patronali hanno perso il loro autentico significato tant'è che i Vescovi, preoccupati del fenomeno del fanatismo e del ritorno al paganesimo, hanno affermato, riportando quanto diceva Paolo VI, che la religiosità popolare "… ha certamente i suoi limiti. È frequentemente aperta alla penetrazione di molte deformazioni della religione, anzi, di superstizioni. Resta spesso a livello di manifestazioni culturali senza impegnare una autentica adesione della fede".
Una Comunità vive la vera Festa Patronale solo quando è immersa con tutto il cuore e la mente nel Vangelo di Cristo come hanno fatto i Santi e la nostra Città si sforza di farlo con una fede radicata e un forte senso di appartenenza. In questo modo anche le varie "feste" diventano una testimonianza di sincera fede.
Purtroppo la realtà è diversa e la funzione sociale della festa patronale è venuta meno negli ultimi anni e ne è testimonianza seria, l'esodo annuale di barlettani verso altri lidi durante i tre giorni dei festeggiamenti. Non si avverte più il bisogno di un momento di celebrazione per la città, perché Barletta è in festa tutto l'anno, specie d'estate, con invasioni pacifiche e redditizie di turisti e vacanzieri provenienti da tutto il mondo.
Per chi la evita, quindi, la festa non serve, è inutile e di conseguenza brutta e lo sarà sempre di più, non certo per colpa di questo o quel Sindaco, colpevole di non renderla uno spettacolo mirabolante, ma perché sono cambiati i tempi, le abitudini di vita e le prospettive.
Anacronistica e priva di fascino, la festa patronale a Barletta è rimasta ormai solo terreno di contesa per dibattiti e polemiche. Il "giorno dei Santi" o "festa Patronale" nella sua origine voleva essere giorno di festa, nella quale si cessava dalle attività lavorative per lasciare spazio a momenti di vita spirituale, familiare e sociale.
Per comprendere la differenza con oggi, nel 1932, in occasione del 200° anniversario, furono organizzate dalla Commissione Feste Religiose presieduta dal Comm. Avv. Luigi Scuro, manifestazioni a dir poco importanti vista anche la presenza di autorità religiose e civili quali S.E. il Cardinale Luigi Capotosti, S.E. Mons. Giuseppe Maria Leo Arcivescovo di Barletta, S.E. Mons. Fortunato Farina Vescovo di Foggia, S.E. Mons. Ferdinando Bernardi Vescovo di Andria, S.E. Mons. Prof. Domenico Dell'Aquila appena nominato Vescovo di Altamura ed Acquaviva delle Fonti e Preside del Liceo Comunale Pareggiato di Barletta, il Prof. Sabino Castellano Regio Ispettore ai Monumenti e alle Antichità, il Rev.mo Padre Giuseppe Filograsso Professore della Pontificia Università Gregoriana ed infine il Commissario al Comune di Barletta S.E. Rogges.
A questi non pochi illustri personaggi, diventati poi storia della nostra Città, vanno aggiunti ancora, 20.000 (ventimila !!!) persone che "a gran voce e con frequenti battimani manifestavano la loro gioia per i grandiosi festeggiamenti".
Oggi, certo, sembra che abbiano preso il sopravvento altri elementi che rischiano di svuotare il contenuto specificamente cristiano e umano che ne era all'origine, per lasciare il campo a una manifestazione quasi (eliminerei anche il quasi) esclusivamente commerciale.
Il problema pastorale che la Chiesa sta affrontando, è quello di ripensare la festa patronale attualizzandone il significato originario, anche se non è da eliminare tutto ciò che va oltre la dimensione religiosa. Ciò significa che le feste patronali andrebbero inserite in un itinerario di fede parrocchiale o cittadina nel medesimo tempo, con l'auspicio che non si limitassero a rimarcare anno dopo anno le medesime manifestazioni consumistiche.
Si lo so e ne sono ben cosciente, ma come si potrebbe far comprendere tutto quello detto ad una massa incalcolabile di persone che, come unico obiettivo, ha quello di scatenarsi in smodate mangiate e soprattutto bevute (quelli che una volta i nostri vecchi chiamavano stravizi) come se venissero da un prolungatissimo periodo di astinenza? Soluzione? So che sarebbe impopolare e irrealizzabile (o no?) ma che ne pensate di mantenere solo la parte religiosa ed abolire il caos assoluto, tanto ogni sera, specie l'estate, è una festa patronale no limits?
Tra le cause di questo indebolimento sono la non conoscenza della propria fede, la debole consapevolezza o la diminuzione del senso delle funzioni sacre e l'affievolimento del senso del proprio essere cristiani e della partecipazione alla vita delle Parrocchie.
Bisogna ben ricordare, a questo proposito, che negli ultimi anni molte Feste Patronali hanno perso il loro autentico significato tant'è che i Vescovi, preoccupati del fenomeno del fanatismo e del ritorno al paganesimo, hanno affermato, riportando quanto diceva Paolo VI, che la religiosità popolare "… ha certamente i suoi limiti. È frequentemente aperta alla penetrazione di molte deformazioni della religione, anzi, di superstizioni. Resta spesso a livello di manifestazioni culturali senza impegnare una autentica adesione della fede".
Una Comunità vive la vera Festa Patronale solo quando è immersa con tutto il cuore e la mente nel Vangelo di Cristo come hanno fatto i Santi e la nostra Città si sforza di farlo con una fede radicata e un forte senso di appartenenza. In questo modo anche le varie "feste" diventano una testimonianza di sincera fede.
Purtroppo la realtà è diversa e la funzione sociale della festa patronale è venuta meno negli ultimi anni e ne è testimonianza seria, l'esodo annuale di barlettani verso altri lidi durante i tre giorni dei festeggiamenti. Non si avverte più il bisogno di un momento di celebrazione per la città, perché Barletta è in festa tutto l'anno, specie d'estate, con invasioni pacifiche e redditizie di turisti e vacanzieri provenienti da tutto il mondo.
Per chi la evita, quindi, la festa non serve, è inutile e di conseguenza brutta e lo sarà sempre di più, non certo per colpa di questo o quel Sindaco, colpevole di non renderla uno spettacolo mirabolante, ma perché sono cambiati i tempi, le abitudini di vita e le prospettive.
Anacronistica e priva di fascino, la festa patronale a Barletta è rimasta ormai solo terreno di contesa per dibattiti e polemiche. Il "giorno dei Santi" o "festa Patronale" nella sua origine voleva essere giorno di festa, nella quale si cessava dalle attività lavorative per lasciare spazio a momenti di vita spirituale, familiare e sociale.
Per comprendere la differenza con oggi, nel 1932, in occasione del 200° anniversario, furono organizzate dalla Commissione Feste Religiose presieduta dal Comm. Avv. Luigi Scuro, manifestazioni a dir poco importanti vista anche la presenza di autorità religiose e civili quali S.E. il Cardinale Luigi Capotosti, S.E. Mons. Giuseppe Maria Leo Arcivescovo di Barletta, S.E. Mons. Fortunato Farina Vescovo di Foggia, S.E. Mons. Ferdinando Bernardi Vescovo di Andria, S.E. Mons. Prof. Domenico Dell'Aquila appena nominato Vescovo di Altamura ed Acquaviva delle Fonti e Preside del Liceo Comunale Pareggiato di Barletta, il Prof. Sabino Castellano Regio Ispettore ai Monumenti e alle Antichità, il Rev.mo Padre Giuseppe Filograsso Professore della Pontificia Università Gregoriana ed infine il Commissario al Comune di Barletta S.E. Rogges.
A questi non pochi illustri personaggi, diventati poi storia della nostra Città, vanno aggiunti ancora, 20.000 (ventimila !!!) persone che "a gran voce e con frequenti battimani manifestavano la loro gioia per i grandiosi festeggiamenti".
Oggi, certo, sembra che abbiano preso il sopravvento altri elementi che rischiano di svuotare il contenuto specificamente cristiano e umano che ne era all'origine, per lasciare il campo a una manifestazione quasi (eliminerei anche il quasi) esclusivamente commerciale.
Il problema pastorale che la Chiesa sta affrontando, è quello di ripensare la festa patronale attualizzandone il significato originario, anche se non è da eliminare tutto ciò che va oltre la dimensione religiosa. Ciò significa che le feste patronali andrebbero inserite in un itinerario di fede parrocchiale o cittadina nel medesimo tempo, con l'auspicio che non si limitassero a rimarcare anno dopo anno le medesime manifestazioni consumistiche.
Si lo so e ne sono ben cosciente, ma come si potrebbe far comprendere tutto quello detto ad una massa incalcolabile di persone che, come unico obiettivo, ha quello di scatenarsi in smodate mangiate e soprattutto bevute (quelli che una volta i nostri vecchi chiamavano stravizi) come se venissero da un prolungatissimo periodo di astinenza? Soluzione? So che sarebbe impopolare e irrealizzabile (o no?) ma che ne pensate di mantenere solo la parte religiosa ed abolire il caos assoluto, tanto ogni sera, specie l'estate, è una festa patronale no limits?
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