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Festa della Repubblica: «Salvaguardare i valori della Costituzione»

La riflessione sul significato del 2 giugno di Antonietta Magliocca, Presidente della sezione di Barletta della Società di Storia Patria per la Puglia

Elezioni Regionali 2020
Che cosa è il 2 giugno? Causa la pandemia da Coronavirus la ricorrenza del 2 giugno 1946 che commemora il referendum istituzionale che ha deciso la forma dello Stato italiano e l'elezione dell'Assemblea costituente, passa insordina; così come in sordina è passata quella del 25 aprile: la liberazione dell'Italia dal nazifascismo), assenti le celebrazioni di rito utili ed opportune perché sottendono la condivisione e la socializzazione della memoria storica di un avvenimento che rivoluzionò la vita del paese.

Quello deI 2 giugno1946 fu un evento di enorme portata storica:
1. Dopo un ventennio di silenzio si dava spazio alle prime consultazioni libere a suffragio universale maschile e femminile; soprattutto costituiva una novità l'introduzione del voto alle donne che già nel marzo del 1946 avevano partecipato alle prime elezioni democratiche amministrative per l'elezione dei sindaci, giusto decreto luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946. Questo provvedimento, riconoscendo alle donne diritti politici e la piena cittadinanza politica segnava "una rivoluzione antropologica" all'interno della cultura patriarcale.
2.Con il referendum popolare i cittadini venivano chiamati a scegliere la forma istituzionale da dare al nuovo Stato italiano: monarchia o repubblica. La decisione era stata precedentemente contemplata in due decreti luogotenenziali sottoscritti da Umberto di Savoia che, nominato luogotenente generale del Regno (decreto legislativo 25.6.44), dispose in un primo momento che dopo la liberazione del territorio nazionale la forma istituzionale sarebbe stata scelta dal popolo italiano che avrebbe eletto un'assemblea costituente per deliberare la nuova Costituzione. Con successivo decreto del 16.3.46 il re dispose di sottrarre all'assemblea e di affidare ad un referendum popolare la scelta istituzionale. Le elezioni e il referendum furono fissati per il 2 e il 3 giugno1946. Il 9 giugno Vittorio Emanuele III abdicava in favore del figlio Umberto II, re dal 9.5 al 17.6. Fu chiamato, per questo, "re di maggio". Umberto II partì esule in Portogallo il 13.6. Lo sbarco degli alleati e la liberazione di Roma procurò nella popolazione un ottimismo di fondo, un clima di festa. Il paese era distrutto dalla guerra, ma libero; c'era una gran voglia di ricostruire, di ricominciare. Da sottolineare quanto determinante sia stata per le sorti d'Italia la convergenza di intenti fra formazioni partigiane e forze politiche diverse. Fu quella che Calamandrei chiamò "una chiamata misteriosa": persone di fedi diverse si accordarono nel dare priorità alla lotta per la liberazione dell'Italia dal regime nazifascista, accantonando la questione istituzionale; decisione presa nella svolta di Salerno: (aprile '44) per iniziativa di Palmiro Togliatti. Queste forze (partitiche e partigiane), costituirono un fronte unitario antifascista accordandosi nella formazione di un governo di unità nazionale, presieduto da Bonomi, con orientamento verso la costruzione di un governo democratico, auspicato anche a livello internazionale. Il 2 giugno del 1946 l'alta affluenza (circa il 90% dei 28.000 cittadini aventi diritto di voto) dava volto alla democrazia riconquistata. C'era soprattutto la consapevolezza di far parte di una democrazia costituita da un insieme di regole che consentivano la più ampia e la più sicura partecipazione dei cittadini, sia in forma diretta sia in forma indiretta, alle decisioni politiche, cioè alle decisioni che interessano tutta la collettività", come disse Norberto Bobbio.

3.L'elezione dell'Assemblea costituente dava inizio ai lavori per la stesura della Costituzione italiana. LaCostituzione, promulgata il 27 dicembre del 1947 (sottoscritta da Enrico de Nicola, Capo provvisorio dello Stato, Umberto Terracini presidente dell'Assemblea costituente e Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei ministri) mandava in pensione lo Statuto albertino. Con la proclamazione della Repubblica (27.12.47) terminava la stagione del regno d'Italia, iniziata il 17 marzo 1861. Un dato importante va richiamato alla memoria dei cittadini: il fatto che tutte le forze antifasciste che pure provenivano da culture politiche assai diverse: il cattolicesimo democratico, il marxismo e il liberalismo avessero partecipato unanimi alla redazione della carta costituzionale. La carta costituzionale, infatti, rimanda ai citati tre grandi filoni politico-culturali: il liberalismo si coglie nella parte relativa ai diritti e doveri dei cittadini in cui è solennemente affermata l'inviolabilità della libertà personale, del domicilio, dellaprivacy, della circolazione e di soggiorno, del diritto di associazione, di parola, di stampa, di pensiero e di studio, del diritto di proprietà; il socialismo traspare nell'art. 1 della Costituzione che così recita: L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro e nella parte dedicata ai rapporti etico-sociali, ai rapporti economici. Si considerino, in particolare, a questo proposito, gli articoli: 32 (la salute è un diritto fondamentale che deve essere tutelato per tutti i cittadini, senza tener conto delle loro disponibilità economiche); l'art.36 (il lavoratore ha diritto ad una retribuzione...sufficiente ad assicurare a sé alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa); infine il cattolicesimo sociale che, filtrato dal pensiero dei costituenti (Dossetti, La Pira, Moro) riaffiora nell'art.2 (prevede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale), l'art.29 (la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio), gli artt. 7-8 (relativi alla libertà di culto). E' quanto illustrato da Nicola Colonna nell'intervento tenuto per conto della sezione barlettana della SSPPl'8 aprile del 2016 nel progetto "A settant'anni dal referendum istituzionale de 2 giugno 1946. Nei vari articoli la Carta costituzionale esprime anche l'eredità del pensiero dei più grandi nomi che hanno contribuito alla realizzazione dell'Unità d'Italia: Mazzini (l'art.11 sancisce il ripudio della guerra), Cavour (l'art.8 enuncia la libertà di culto), Cattaneo (l'art.5 si riferisce alle autonomie locali), Garibaldi (l'art.52 all'ordinamento delle forze armate).

Dunque, la carta costituzionale è il risultato di tutta questa storia che non va dimenticata, come dice Calamandrei, nonostante siano mutati tempi e contesti. Anzi. La memoria storica deve tener viva la consapevolezza che "Il progetto costituzionale non è l'epilogo di una rivoluzione già fatta, ma è un programma, il preludio...l'annuncio di una rivoluzione , nel senso giuridico e legalitario ancora da fare" (Calamandrei). Infatti, la nostra costituzione è orientata al futuro: lo attestano gli articoli che prevedono i doveri di solidarietà politica, economica e sociale, i diritti inviolabili dell'uomo (art.2), il progresso materiale e spirituale della società (art.4), il pieno sviluppo della persona umana, la pari dignità sociale (art.3), l'utilità sociale (art.41), la funzione sociale (art.42); si consideri come l'art.9 riassuma i citati principi "prescrivendo la promozione della cultura, della ricerca, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione congiunge in uno l'eredità del passato (il patrimonio), il mirabile scenario della vita civile (il paesaggio), la creatività per il futuro (la ricerca e la cultura)" (S.Settis). Quale lezione raccomanda la Costituzione nel contesto attuale? La contingenza che ci è toccata di vivere, disastrosa per l'alto costo di vite umane e per la pesante recessione socio-economica che mette a rischio la tenuta del paese ci rimanda a quei momenti di grande coesione e di grande unità, ci fa riscoprire i valori fondativi della nostra carta costituzionale, il progetto di solidarietà sociale, della libertà riconquistata sulla quale siamo chiamati a vigilare costantemente perché, come dice Calamandrei, "la libertà è come l'aria; ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare".

Nel contesto attuale in cui si aprono scandalosi scenari (prevalenza del profitto privato, forme di sopraffazioni, difesa di privilegi immeritati, mancanza di integrazione, devastazione dell'ambiente per vantaggi personali, saccheggio di risorse pubbliche a vantaggio di pochi, l'idea della scuola che non educa a pensare ma impartisce nozioni finalizzate alla produzione, la tendenza a fare della sanità un redditizio bussines e non un servizio per i cittadini) il valore del bene comune che informa tutta la nostra Costituzione cade completamente nel dimenticatoio. Bene comune è l'ambiente, la cultura, la scuola, beni che si declinano secondo i valori universali previsti nella nostra carta costituzionale: la libertà, l'uguaglianza, la dignità umana, l'equità, la giustizia, la salute, la cultura. Bene comune vuol dire prestare attenzione ai giovani, assumersi le responsabilità inter-generazionali, come enuncia John Rawls. Si tratta di recuperare un'etica che deve essere trasmessa attraverso la scuola, la cultura. Non c'è giustizia se non c'è solidarietà. Salvaguardare questi valori è necessario nell'interesse delle generazioni che verranno e in nome di noi stessi, ossia della Costituzione.

Antonietta Magliocca, Presidente della sezione di Barletta "S. Santeramo" della Società di Storia Patria per la Puglia
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