Ex Palazzo delle Poste
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La città

Ex Palazzo Poste, intervista esclusiva all'avvocato Maurizio Savasta

«Nessuno scandalo in un progetto concertato sull’intera piazza che unisca la ristrutturazione del fabbricato alla valorizzazione ed alla memoria»

Palazzo ex Poste: conto alla rovescia sul destino di un immobile "sopravvissuto" quale superstite testimone del tempo. Che racconta la Storia del Novecento in una piazza stravolta dall'edilizia cementificata nel gran dibattito suscitato in città (col gonfalone delle due medaglie d'oro per i fatti del settembre 1943 a cui si riconnette) e approdato fino al Consiglio Comunale.

Alle tante voci finora ascoltate ed ai tantissimi contributi pubblicati da organi di stampa e sui social media, BarlettaViva oggi propone all'opinione pubblica l'intervista concessa in esclusiva dall'avv. Maurizio Savasta quale "persona informata dei fatti", all'epoca dirigente staff del sindaco Salerno e più di recente incaricato dal Comune di rappresentarlo nel procedimento fino alla Cassazione. il senso del giudizio promosso verteva infatti sul dato che l'area in cui è sorto il fabbricato fu donata dal Commissario regio del Comune al Ministero delle Poste e telegrafi ma non fu mai sottoscritto un atto pubblico di donazione per il Comune ritenuto necessario in quanto trattavasi di atto a titolo gratuito. La questione è stata risolta dalla Cassazione ritenendo che all'epoca gli atti deliberativi tra pubbliche amministrazioni fossero di per sé sufficienti a trasferire le proprietà, anche senza atto notarile e trascrizione alla Conservatoria e che le Leggi adottate dal 1993 in poi con la privatizzazione di Poste e con l'approvazione del rendiconto generale avrebbero sanato ogni eventuale irregolarità con efficacia costitutiva.

Avvocato Savasta, ci racconti la sua diretta esperienza…
«Nel 2002, alla notizio dell'asta bandita da EGI (Europa Gestioni Immobiliari SpA società del Gruppo Poste Italiane, ndr), ci attivammo con il determinante intervento del Comandante dei Vigili e del Vice Segretario comunale, per porre in atto ogni iniziativa utile alla tutela del fabbricato. Gli sforzi ebbero i loro effetti e il vincolo storico, che ha retto anche innanzi al Consiglio di Stato, costituisce garanzia di tutela e valorizzazione per il fabbricato a perenne memoria di una delle pagine più tristi della ns Storia. Purtroppo, non altrettanto positivo fu l'esito del giudizio per la restituzione del fabbricato al patrimonio comunale, visto che la Corte di Cassazione ha risolto in via definitiva la controversia di archeologia giuridica (che riguardava norme risalenti al Codice del 1865) in favore di EGI.

Mi si consenta la digressione: per me, che dall'età di sei anni accompagnavo mio padre Giuseppe, insegnante e studioso, a presidiare le vestigia archeologiche cittadine dagli scempi nei cantieri edili a Solemar o dall'incuria di Canne ed Ariscianne, la tutela del patrimonio culturale, era ed è un obbligo morale ancor prima che giuridico».

Oggi, quasi vent'anni dopo, che sta accadendo?
«Se veramente la città avesse voluto riscattare il Palazzo delle Poste in venti anni avrebbe avuto mezzi giuridici e finanziari e non vivacchiare in un colpevole disinteresse, lanciandosi solo oggi in iniziative a rischio di danno erariale. Da allora son passati infatti quasi vent'anni e purtroppo, mentre il Palazzo di giorno in giorno decadeva sotto gli occhi di tutti, nessuno ha mai mosso un dito alla notizia che vorrebbe rilevarlo un concittadino di cui ci si affanna a rintracciare il nominativo.

Ma il nulla purtroppo è stato anche il comune denominatore di tutta la politica di gestione del patrimonio cittadino, visto che l'ultimo rintocco degno di nota lo si deve ancora una volta all'Amministrazione Salerno che, ispirata da idee di grandezza, aveva acquisito Palazzo Bonelli e il complesso monumentale della Distilleria. Anzi il ns Consiglio Comunale, attento e celere ad assegnare milioni di metri cubi di cemento alle Cooperative ed imprese varie per sfruttare oltre ogni limite le volumetrie rivenienti dai suoli ricompresi nel Piano di recupero della Distilleria, nonostante i finanziamenti, è ancora in attesa di ridare vita ad una area che doveva essere raccordo tra il Centro e la città oltre Ferrovia. Ma altrettanto dicasi per Palazzo Bonelli, il Convento di Sant'Andrea, quello di Santa Lucia, l'ex Anagrafe, senza contare il degrado e mancato sviluppo di aree potenzialmente importanti come Canne della Battaglia e Ariscianne. Guarda caso, solo con l'intervento dei privati è stato recuperato l'ex Convento gesuitico del Monte di Pietà (così consentendo alla Città di poter ospitare gli Uffici del Governo altrimenti destinati ad altri lidi) e grazie al senso civico di un amabile ristoratore il cantiere eterno dell'antica fontana di Piazza Marina (per molti un rondò incompleto) viene almeno pulito. E l'elenco potrebbe continuare».

Il Consiglio Comunale ha votato contro l'esercizio del diritto di prelazione…
«Probabilmente è un falso problema quanto si legge nelle relazioni (tecnicamente ineccepibili) dei nostri dirigenti che si appellano ad equilibri di bilancio, ma il paventato danno erariale a mio parere non deriverebbe tanto dall'acquisto ad un prezzo superiore ad una opinabile perizia di stima (un bene storico in centro cittadino con il valore simbolico che riveste non può essere paragonato ad una ordinaria casa di seconda mano) ma nel distogliere oltre quattro milioni Euro (dovendo prevedere anche le spese per la ristrutturazione), al recupero dell'immenso patrimonio già in possesso e che attende da anni interventi».

Questo non vuol dire lasciare l'ex Palazzo delle Poste al suo destino?
«È indubbio che da diversi anni è in corso a livello nazionale un saccheggio del patrimonio culturale; dai governi del Ministro Tremonti in poi, mentre sempre meno risorse vengono allocate per la cultura (ad oggi l'1,1% del nostro Pil rispetto ad una media europea del doppio), fette del patrimonio vengono messe in vendita per ridurre il debito o inserite in fondi immobiliari gestiti da finanziarie (anche di dubbia natura pubblica) in nome del risanamento del debito pubblico. Immobili con vista Colosseo o fabbricati sul Canal Grande sono stati svenduti e basterà collegarsi al sito tematico gestito da ANCI e CDP per rendersi conto del valore economico di tali operazioni, agevolate ulteriormente da recenti interventi dei governi Renzi. L'Italia sarà anche il settimo Paese industrializzato al mondo, ma di certo il primo per patrimonio artistico, con una densità che in alcuni Comuni sfiora l'80% del territorio urbano, sicché in tanti vedono lo sfruttamento di tali risorse quasi fosse il petrolio della nostra Nazione».

Come risolvere allora il confronto tra pubblico e privato?
«Ecco la proposta. In tale contesto, ricercare aiuti nelle semivuote casse dello Stato potrebbe essere velleitario, ma la Politica, se capace e consapevole dei propri mezzi, può ancora essere baluardo di tutela anche del Palazzo delle poste, un fabbricato che dal punto di vista strettamente architettonico non è nulla di più di un discreto esempio di costruzione del primo Novecento, ma ha un immenso valore simbolico e storico quale testimonianza dì valori da tramandare alle future generazioni.

Ma, a dispetto di quanto si sente in questi giorni, non vi è necessità che valorizzazione del bene e proprietà coincidano, specie se vi è un vincolo storico che attribuisce doveri e delimiti l'utilizzo anche per i privati. Così come anacronistica e frutto di particolarismo (se non di pettegolezzo) è la dicotomia tra pubblico verso privato perché anche un imprenditore potrebbe essere ispirato da progetti di sviluppo dell'immobile che rispettino il suo pregio artistico e il Comune ha mezzi per vigilare che non diventi un Luna Park. Il concorso tra privati e pubblico nella valorizzazione è previsto anche nel nostro Codice dei beni culturali in appositi articoli che regolano procedure e contenuti degli accordi».

Quel Palazzo d'inizio Novecento in una piazza Caduti completamente trasformata dalla nuova edilizia nella seconda metà del secolo…
«Un bene culturale, indipendentemente dalla proprietà, è di per sé generatore di conoscenza e cultura ed una Comunità più colta diventa anche più ricca. Sicché la cultura ed il patrimonio non devono essere acquisiti per riempire un carniere già pieno e minato da degrado e abbandono ma devono essere gestiti e conservati perché i valori di bellezza e storia che portano con sé debbano essere vissuti ogni giorno dai cittadini ed essere tramandati. Perché così si è affermata la ns cultura classica nel mondo e si sono forgiate le ns migliori menti.

Con tali presupposti, non dovrebbe far gridare allo scandalo un progetto concertato sull'intera Piazza cittadina che unitamente alla ristrutturazione del fabbricato porti con sé la valorizzazione e la memoria di ciò che quei luoghi devono rappresentare.

In una città in cui abitudini dettate dalla tecnologia crescente e dal popolamento delle periferie i giovani rischiano di allontanarsi sempre più dalla storia, perdendo contatto con la propria identità culturale (sembrerebbe banale, ma sarebbe opportuno interrogarsi quanti oggi conoscono a fondo Storia e il patrimonio delle Città), è più facile intercettare il loro interesse anche attraverso interventi privati compatibili che consentano di sopperire all'attuale impossibilità del pubblico e restituire prestigio e vitalità ai centri cittadini».

In conclusione…
«Non è certo una novità: nel 2014 la città di Parigi lanciò un bando internazionale per rigenerare 23 prestigiosi siti (edifici e aree) di proprietà comunale nel cuore della città, richiamando operatori privati a presentare proposte innovative di riuso e rifunzionalizzazione, sulla base di criteri stabiliti dalla municipalità per assicurare che l'operazione generasse vantaggi anche per la citta. E analoghi progetti ha presentato il Politenico di Milano sin dal 2012 e la stessa EGI pare abbia in corso progetti di riuso con l'ausilio di privati delle vecchie sedi postali di Trento e Venezia. È evidente tuttavia che tali progetti e interventi, anche quelli di concertazione, non possono essere frutto di estemporanee iniziative di coloriti carrozzoni composti da variegati rappresentanti, degni delle migliori invettive sgarbiane.

Come in tanti altri campi, dalla sanità al sociale, dall'ambiente alla cultura è finito il tempo di improvvisare, criticare e parlare a vuoto, ma ci vogliono passione e competenza, qualità sempre più rare e bistrattate».
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