Giuseppe De Nittis nella ricostruzione di Clara Esposito
Giuseppe De Nittis nella ricostruzione di Clara Esposito
La città

Anniversario della morte di Giuseppe De Nittis, la riflessione di Michele Grimaldi

Il 21 agosto di 139 anni fa la scomparsa del pittore impressionista barlettano

«La memoria storica è testimonianza del passato: consiste, in estrema sintesi, nell'organizzare gli avvenimenti accaduti in funzione del presente. Tutto ciò che oggi noi siamo ha le sue radici nel passato e dimenticare queste radici è come condurre una vita priva di riferimenti. Si ha fame e sete di memoria storica, non per una sterile nostalgia del passato, ma perché essa orienta una visione positiva della vita e dei rapporti umani, educa alla convivenza pacifica. Bisogna ricordare! Ecco perché il vero storico, da qualcuno, è stato autorevolmente definito un veggente che guarda all'indietro. Sono persuaso che il miglior modo di valorizzare la memoria storica non consista nell'indulgere in espressioni magniloquenti e nemmeno nella comunicazione di un bagaglio d'informazioni tanto cospicuo quanto scollato dai temi decisivi della nostra epoca, bensì nel tentativo di non far dimenticare. Ora, per dare concretezza ai pensieri espressi, "ricorderei" Giuseppe De Nittis. Infatti lunedì 21 agosto ricorrerà il 139° anniversario della scomparsa del nostro grandissimo Peppino». Così l'archivista di Stato, Michele Grimaldi.

Giuseppe Gaetano De Nittis nasce a Barletta il 25 febbraio 1846, figlio quartogenito di don Raffaele De Nittis e donna Teresa Emanuela Barracchia. La vita dell'Artista barlettano non è mai stata semplice, tutt'altro. Ancor prima che nascesse, il padre fu arrestato per motivi politici e appena uscì di prigione due anni più tardi, si tolse la vita. Rimasto orfano sin dall'infanzia, crebbe con i nonni paterni e dopo il suo apprendistato presso il pittore barlettano Giovanni Battista Calò, si iscrisse nel 1862 all'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Espone, giovanissimo, a Londra i tre pastelli del Trittico in vendita alla complessiva cifra di 2.400 sterline. Toccò il culmine della sua fama all'esposizione del 1874, tenutasi nello studio del fotografo Nadar, così come si rileva dal Catalogo delle Esposizioni in cui compaiono i titoli di cinque opere, dal nº 115 al nº 119: Paesaggi presso il Bois; Levar di luna; Campagna del Vesuvio; Studio di donna; Strada in Italia.

L'Esposizione Internazionale parigina, nel 1878, riservò grandi onori per De Nittis tanto da essere insignito con la Legion d'Onore, mentre una sua opera, Le rovine delle Tuileries, fu acquistata dal governo per il Museo del Lussemburgo.(in origine il nome del dipinto era: La Place du Carrousel). Il 25 aprile di quello stesso anno viene nominato Accademico di merito dell'Accademia di Belle Arti di Perugia.

Giuseppe De Nittis muore, per congestione cerebrale e polmonare, nella sua villetta di Saint Germain-en-Laye il 21 agosto. Nel certificato di morte si legge "Ieri alle sei del pomeriggio è deceduto a Saint Germain-en-Layein via de Mantes 53 il Signor Giuseppe Gaetano De Nittis, Pittore, Cavaliere della Legione d'Onore, di anni 38 domiciliato a Parigi in Via Viel 3, nato a BARLETTA (Italia) figlio di Raffaele De Nittis e di Teresa Ba(r)racchia sua moglie, entrambi deceduti, e coniugato con la Signora Léontine Lucile Gruvelle. Constatato da Noi Louis Jaques Rebours Sindaco Aggiunto di questa città, facente funzioni di Ufficiale di Stato Civile per delega del Sindaco e su dichiarazione del Signor EDMOND DE GONCOURT, Scrittore, Cavaliere della Legione d'Onore di anni 62 domiciliato ad Auteuil (Seine, boulevard Montmoreney 53) e del Signor ALEXANDRE DUMAS Fils, Scrittore, Ufficiale della Legione d'Onore di anni 60 domiciliato a Parigi in Via de Villiers 8, i quali hanno firmato con Noi dopo aver letto il presente Atto".

Lo stesso Goncourt scriveva poi "La morte di quest'uomo di trentotto anni, di questo ragazzo così amabile e così ingegnoso da procurarsi gioia e piacere, di questo pittore così pittore, salvo che per gli invidiosi e per i nemici, ha incontrato una simpatia tutta naturale. Ed è meraviglioso e toccante il lusso dei fiori deposti sulla sua bara".
Il pittore venne fatto imbalsamare e seppellire nel cimitero di Père Lachaise per volontà della moglie Léontine la quale, dopo le traumatiche morti dell'amato marito e del figlio Jacques a soli 35 anni, cercherà di non disperdere le opere rimaste nello studio del marito, fino alla donazione al Comune di Barletta di gran parte di esse, ben 146 dipinti tra oli, pastelli e acquerelli, sessantuno incisioni e centocinquanta libri. L'accettazione della donazione avverrà con delibera del Consiglio Comunale di Barletta n. 150 del 10 ottobre 1913.
Bisognerà però attendere il 1914 allorquando l'Amministrazione comunale di Barletta incaricò il pittore Giuseppe Gabbiani di curare il trasporto delle opere di De Nittis (unica spesa per il Comune di Barletta prevista nella delibera di accettazione dell'eredità), giunte a Barletta il 24 di marzo di quell'anno. Le opere poterono essere ammirate dai visitatori solamente dopo sei anni, nel 1920.

La prima non adeguata collocazione fu individuata in una sala attigua alla Biblioteca Museo Comunale, all'aula grande della scuola "Massimo d'Azeglio", agli spazi di Palazzo S. Domenico, dove nel 1929, in contemporanea con lo scoprimento del "Monumento ai Caduti della Grande Guerra" fu inaugurato il Museo Pinacoteca "De Nittis". Gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, fecero si che gli amministratori pensassero di cautelare le opere trasferendole presso Castel del Monte per poi tornare, al termine della guerra, a Palazzo S. Domenico.

Dal '92 in poi partirono le "grandi manovre" per trasferire la pinacoteca dal Castello cittadino a Palazzo Della Marra diventato, nel 2006, la prestigiosa "Casa De Nittis". La chiusura più aderente alle premesse relative al "ricordare", può essere tratta dalla prefazione alla pubblicazione del prof. Antonio Paolillo "La Galleria De Nittis di Barletta" scritta dal pittore Domenico Purificato il quale spiegava "…Se è giusto e meritorio che la città natale, che ne conserva tanti tesori, celebri in modo degno il centenario della morte del pittore barlettano, ben altre celebrazioni auspicheremmo da parte dello Stato e soprattutto di storici, studiosi, intenti ad alimentare speranze impossibili di improvvisatori senza troppe prospettive future. Or è qualche anno, tra i doni doviziosi offerti ai miei occhi dalla bella città di Barletta, fu quello della visita al Museo Civico che racchiude le opere della donazione, fatta alla città, da Madame Léontine Lucile Gruvelle, moglie illuminata dell'artista".
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