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Politica
«A proposito della delibera sul Piano Casa», la nota di Maria Campese (Sinistra Italiana)
L'intervento della componente della segreteria nazionale
Barletta - mercoledì 11 febbraio 2026
13.34
«Il Consiglio Comunale di Barletta lo scorso 5 febbraio ha approvato la proposta di delibera cosiddetta Piano-casa, con cui si individuano gli ambiti territoriali in cui consentire interventi di ristrutturazione edilizia con premialità volumetriche, ai sensi della legge regionale n. 36/2023 applicabile ai comuni dotati di Piano Urbanistico Generale e non certo dotati di un Piano Regolatore Generale datato 1971, come è per il Comune di Barletta». Così la componente della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, Maria Campese.
«A distanza di 55 anni il Comune di Barletta è ancora dotato di un Piano Regolatore Generale inadeguato: già nel momento della sua approvazione, nel 1971, non rispettava la legge Ponte e il D.M. 1444/1968 sugli standard urbanistici e gli indici di edificabilità (indici edificatori fino a 27 mc/mq a fronte di limiti di legge di 6 mc/mq, una verifica degli standard urbanistici di cui non vi è traccia presso il ministero). Nel 1980 con la legge urbanistica regionale n. 56 scattò l'obbligo per i Comuni di procedere alla redazione del Piano Urbanistico Generale (PUG). Il Comune di Barletta, anziché attivarsi a redigere il PUG, dopo oltre 20 anni, nel 2003, approva l'adeguamento del PRG alla L.R. n. 56/1980: furono abbattuti gli indici di edificabilità a 6 mc/mq, ma nel contempo fu consentito di trasformare aree che avevano già sviluppato la propria capacità edificatoria in lotti ulteriormente edificabili (un esempio per tutti: le villette di via Marone).
Con il PRG adeguato in questi ulteriori oltre 20 anni il Comune di Barletta ha approvato diversi programmi edificatori (PRU, PIRP, Contratti di quartiere I e II, …), procedendo di fatto ad un'ulteriore cementificazione del territorio, sottraendo servizi ed aree a standard.
Con l'approvazione del Piano-casa di fatto l'attuale amministrazione consente una massiva cementificazione del territorio, compromettendo in maniera pesante la possibilità di procedere alla redazione di un PUG capace di recuperare qualità dell'ambiente e vivibilità del contesto urbano.
Ciò che di truffaldino è previsto nella delibera approvata è l'aver ricompreso le zone B5, cioè quelle aree destinate a standard urbanistici e servizi che il sindaco Cannito aveva pubblicamente dichiarato di voler salvaguardare ritirando il relativo provvedimento: di fatto si consente l'edificazione di palazzine al posto di standard e servizi, quindi una vera e propria mega variante urbanistica. Ribadisco che tale operazione è illegittima, per le ragioni che riassumo qui di seguito.
La legge urbanistica quadro nazionale n. 1150 del 1942 detta le norme, i principi, le prescrizioni a cui tutte le leggi urbanistiche regionali e tutti i provvedimenti in tema urbanistico a tutti i livelli devono attenersi. Tant'è che la legge urbanistica della Regione Puglia n. 56 del 1980 e i piani conseguenti si sono attenuti a quanto stabilito nella legge nazionale. Cosa afferma la legge nazionale?
Se su una parte del territorio comunale, secondo il piano regolatore vigente, è stato previsto un piano di lottizzazione, un piano particolareggiato o un piano di zona 167 e questo piano è stato adottato/convenzionato, le previsioni di piano sono valide a tempo indeterminato, quindi gli edifici a costruirsi e quelli a modificarsi devono attenersi agli allineamenti e alle prescrizioni di piano. Decorsi 10 anni gli unici vincoli a venir meno sono la possibilità di poter fare espropri per pubblica utilità.
Quindi tutte le aree rimaste libere nei suddetti piani non possono essere edificate se non rispettando gli allineamenti e le prescrizioni del piano stesso. Nel 2019 fu approvato il Documento Programmatico Preliminare per la redazione del Piano Urbanistico Generale. Sono decorsi 7 anni da quella data dell'amministrazione Cannito e del PUG non si ha notizia. Eppure è quella l'unica sede preposta a mettere a sistema tutti i contesti urbani, provando a recuperare una dimensione di città più vivibile, più salubre, più a misura di cittadino/a. Per poter rispondere a questa esigenza è necessario procedere alla verifica degli standard urbanistici in tutte le aree B della città, standard che vanno garantiti nelle singole zone, rigettando l'ipotesi avanzata dagli uffici comunali che possano essere soddisfatti per compensazione nelle zone di espansione (estrema periferia): gli standard sono di quartiere, da tenere distinti dagli standard cittadini (parco urbano, scuole superiori, strutture sanitarie, …). A fronte di delibere di tanta manifesta spregiudicatezza amministrativa, urge il coinvolgimento degli enti istituzionali sovraordinati al Comune per una verifica di legittimità».
«A distanza di 55 anni il Comune di Barletta è ancora dotato di un Piano Regolatore Generale inadeguato: già nel momento della sua approvazione, nel 1971, non rispettava la legge Ponte e il D.M. 1444/1968 sugli standard urbanistici e gli indici di edificabilità (indici edificatori fino a 27 mc/mq a fronte di limiti di legge di 6 mc/mq, una verifica degli standard urbanistici di cui non vi è traccia presso il ministero). Nel 1980 con la legge urbanistica regionale n. 56 scattò l'obbligo per i Comuni di procedere alla redazione del Piano Urbanistico Generale (PUG). Il Comune di Barletta, anziché attivarsi a redigere il PUG, dopo oltre 20 anni, nel 2003, approva l'adeguamento del PRG alla L.R. n. 56/1980: furono abbattuti gli indici di edificabilità a 6 mc/mq, ma nel contempo fu consentito di trasformare aree che avevano già sviluppato la propria capacità edificatoria in lotti ulteriormente edificabili (un esempio per tutti: le villette di via Marone).
Con il PRG adeguato in questi ulteriori oltre 20 anni il Comune di Barletta ha approvato diversi programmi edificatori (PRU, PIRP, Contratti di quartiere I e II, …), procedendo di fatto ad un'ulteriore cementificazione del territorio, sottraendo servizi ed aree a standard.
Con l'approvazione del Piano-casa di fatto l'attuale amministrazione consente una massiva cementificazione del territorio, compromettendo in maniera pesante la possibilità di procedere alla redazione di un PUG capace di recuperare qualità dell'ambiente e vivibilità del contesto urbano.
Ciò che di truffaldino è previsto nella delibera approvata è l'aver ricompreso le zone B5, cioè quelle aree destinate a standard urbanistici e servizi che il sindaco Cannito aveva pubblicamente dichiarato di voler salvaguardare ritirando il relativo provvedimento: di fatto si consente l'edificazione di palazzine al posto di standard e servizi, quindi una vera e propria mega variante urbanistica. Ribadisco che tale operazione è illegittima, per le ragioni che riassumo qui di seguito.
La legge urbanistica quadro nazionale n. 1150 del 1942 detta le norme, i principi, le prescrizioni a cui tutte le leggi urbanistiche regionali e tutti i provvedimenti in tema urbanistico a tutti i livelli devono attenersi. Tant'è che la legge urbanistica della Regione Puglia n. 56 del 1980 e i piani conseguenti si sono attenuti a quanto stabilito nella legge nazionale. Cosa afferma la legge nazionale?
Se su una parte del territorio comunale, secondo il piano regolatore vigente, è stato previsto un piano di lottizzazione, un piano particolareggiato o un piano di zona 167 e questo piano è stato adottato/convenzionato, le previsioni di piano sono valide a tempo indeterminato, quindi gli edifici a costruirsi e quelli a modificarsi devono attenersi agli allineamenti e alle prescrizioni di piano. Decorsi 10 anni gli unici vincoli a venir meno sono la possibilità di poter fare espropri per pubblica utilità.
Quindi tutte le aree rimaste libere nei suddetti piani non possono essere edificate se non rispettando gli allineamenti e le prescrizioni del piano stesso. Nel 2019 fu approvato il Documento Programmatico Preliminare per la redazione del Piano Urbanistico Generale. Sono decorsi 7 anni da quella data dell'amministrazione Cannito e del PUG non si ha notizia. Eppure è quella l'unica sede preposta a mettere a sistema tutti i contesti urbani, provando a recuperare una dimensione di città più vivibile, più salubre, più a misura di cittadino/a. Per poter rispondere a questa esigenza è necessario procedere alla verifica degli standard urbanistici in tutte le aree B della città, standard che vanno garantiti nelle singole zone, rigettando l'ipotesi avanzata dagli uffici comunali che possano essere soddisfatti per compensazione nelle zone di espansione (estrema periferia): gli standard sono di quartiere, da tenere distinti dagli standard cittadini (parco urbano, scuole superiori, strutture sanitarie, …). A fronte di delibere di tanta manifesta spregiudicatezza amministrativa, urge il coinvolgimento degli enti istituzionali sovraordinati al Comune per una verifica di legittimità».
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