Raffaele Novelli
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Calcio

Raffaele Novelli:«Ho in mente il ko di Frosinone, bel ricordo del tifo di Barletta»

L'ex allenatore biancorosso alla vigilia del match che 11 mesi fa lo portò all'esonero

Di lui si è tanto parlato e discusso lo scorso anno all'ombra di Eraclio, dentro e fuori dal campo. Due esperienze in biancorosso, la prima fino a ottobre 2012, l'altra da dicembre 2012 a marzo 2013: Raffaele Novelli aveva salutato Barletta e il Barletta dopo 16 panchine complessive, che avevano portato in dote molti applausi per il gioco offerto ma appena 10 punti alla prova del campo, frutto di due vittorie, quattro pareggi e 10 sconfitte. Una scelta, quella di congedare l'allenatore salernitano, dettata dai risultati e atta anche a recidere del tutto il cordone ombelicale con il passato rappresentato anche da Peppino Pavone, che con il mister e il placet del presidente Tatò aveva plasmato la rosa nell'estate 2012. L'1-3 subìto a Frosinone il 26 ottobre 2012 provocò il suo primo esonero: con Novelli siamo tornati su quella sfida, a 48 ore dalla partita in programma domenica al "Comunale", tra passato in biancorosso e presente:

Novelli, 11 mesi fa Frosinone-Barletta 3-1 coincise con il suo primo esonero dalla panchina del Barletta. Ha ricordi e rimpianti di quella partita in particolare?
«La ricordo molto bene, penso che giocammo una buona partita, in cui avemmo occasioni per migliorare la qualità di gioco con l'ingresso di Dezi in particolare: sul risultato di pareggio arrivò l'espulsione di Mazzarani che complicò i piani, ma stavamo tenendo testa a una squadra allora strutturata per la vittoria del campionato».

Che ricordo ha dell'esperienza barlettana? Non ha mai pensato di aver sbagliato ad accettare il ritorno in sella?
«Non mi piace parlare del passato, ma Barletta è stata una scelta di cui ero convinto. Ho mantenuto quello che mi è stato chiesto, tornando anche perché ancora dipendente della società. Mi sono trovato bene con la tifoseria e i mezzi di informazione, oltre che con la squadra: sono tornato principalmente per i ragazzi, chi ha paura scappa. Io penso di essermi sempre esposto e di essermi preso responsabilità a volte anche non mie».

Secondo lei il Barletta di quest'anno è più forte di quello dell'anno scorso? Può arrivare ai playoff?
«Io credo sia una squadra diversa, come interpreti e qualità di gioco. L'anno scorso avevamo 32 giocatori in avvio, ho lavorato con un gruppo in costante definizione. Quando ho lavorato con la squadra non c'era Allegretti, che ho trovato a dicembre, e diversi elementi erano arrivati a fine mercato, con la necessità di trovare la giusta condizione. Questo Barletta è diverso come mentalità e gioco, e credo possa arrivare ai playoff».

Dei giocatori che lei ha allenato a Barletta, tra i giovani chi ritiene possa arrivare in alto? E chi l'ha delusa?
«Credo che Molina possa fare tanta strada, ma ho un'ottima idea anche di Calapai. Chi invece non ha reso secondo le attese in base alle qualità che ha è Meduri».

Lei ora non sta allenando. Ci sono state offerte in estate?
«Non vado a caccia di denaro, ma di progetti e programmi. Ho avuto offerte in Prima Divisione, da entrambi i gironi, oltre che dalla Seconda, ma non vedevo continuità di lavoro e unità di intenti tra i programmi miei e quelli delle società. Ci sono stati anche contatti con l'estero, e anche questo fine settimana ci sono stati abboccamenti, ma sempre con i limiti manifestati in estate. Io però non sono un allenatore che si fa dettare la formazione o si lascia imporre tutto dalla società: vorrei rientrare, ma a modo mio».

Torniamo al passato: lei ha detto di non essere mai scappato. Orlandi ha fatto un grandissimo lavoro raggiungendo l'obiettivo, lei crede che avrebbe raggiunto la salvezza?

«Io sono convinto di sì: ho affrontato nei due periodi alla guida del Barletta quasi solo formazioni di alta quota, eppure abbiamo battuto Perugia e Pisa. Mi sarebbe piaciuto giocare partite contro squadre alla portata come Viareggio, Prato, Andria, Sorrento, per capire cosa valeva davvero il mio Barletta: se ho steccato qualche partita è stato contro avversari arrivati nelle prime posizioni, e spesso abbiamo perso per dettagli. Con il tempo la squadra è inoltre maturata, ma è inutile parlare del passato».

Non si è mai pentito di aver lasciato il Genoa Primavera per la Lega Pro e Barletta?
«No, a Barletta mi era stato prospettato un progetto, ho firmato un contratto di un anno perché è il mio costume lavorativo e ho lasciato un biennale a Genova. Rifarei tutto ciò che ho fatto, ma non ho avuto la possibilità di arrivare fino in fondo. Ho trovato una bella città, una tifoseria che mi ha sempre rispettato e alla quale avrei voluto regalare qualcosa in più».

In chiusura, guardiamo al girone B di Prima Divisione: quali sono le principali candidate alla promozione?
«Mi ha fatto una gran bella impressione il Benevento, anche se la vittoria con il Lecce va "pesata" alla luce della condizione dei salentini; aspetto che la Salernitana entri in piena forma, hanno un organico altamente competitivo. In terza posizione vedrei il Pisa: è una squadra che ha carattere, magari non è spettacolare in campo, ma è solida e subisce pochissimo. E' una formazione allenata da un tecnico esperto come Dino Pagliari, che conosce benissimo il torneo. Più dietro c'è il Perugia, ma solo per il cambio di panchina: se avessero confermato Camplone anziché richiamarlo dopo il ritiro, sarebbe più avanti. A seguire Frosinone e un gruppetto di squadre, in cui spero di vedere il Barletta. E' l'augurio che faccio, i tifosi del Barletta meritano di sorridere».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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