Simone Guerri
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Calcio

Barletta Calcio, il "ruggito" di capitan Guerri

«Dobbiamo darci una mossa, stiamo perdendo il treno»

Lottare, non mollare, crederci. Si parla di opportunità, reali o perse che siano, con il capitano del Barletta Simone Guerri. Una vita da mediano per lui, sempre "a recuperar palloni", a fare diga a centrocampo. Una diga che davanti ai microfoni si trasforma, analizzando con lucidità un momento non proprio felice del suo Barletta Calcio. La sconfittà di Salò è una ferita che brucia ancora, una di quelle partite che spezzano le gambe e fugano ogni tipo di speranza residua. L'analisi di capitan Guerri è lucida, priva di sbavature, ma al tempo stesso sentita e accorata, nonché composta e molto elegante. Per parlare con lui, ci è toccato attendere più del solito: è stato l'ultimo, a conti fatti, a smettere di allenarsi, uno degli ultimi a lasciare il "Puttilli". Un'intervista che però tocca tutte le sfaccettature del momento biancorosso che tende pericolosamente verso il basso.

Simone, analizziamo il momento del Barletta dopo l'inaspettata sconfitta di una settimana fa contro la FeralpiSalò che ha frenato l'entusiasmo sia vostro che della tifoseria.
Si, è un momento difficile. Stiamo vivendo una stagione comunque fatta di alti e bassi. Questo è un momento basso, molto basso, sinceramente. Siamo dispiaciuti noi per primi, perché comunque a livello personale sappiamo che la squadra può dare molto di più. Capiamo anche l'umore dei tifosi. Mettendomi dall'altra parte, io per primo sarei arrabbiato e vorrei contestare. Da parte nostra, cerchiamo di mettercela sempre tutta, noi ci mettiamo la professionalità, i sacrifici, cerchiamo di fare gruppo, andiamo prima in ritiro, non torniamo a casa a trovare le famiglie, perché sappiamo che dobbiamo darci una mossa, per noi e per l'ambiente, ma soprattutto per il Presidente, che ha allestito una grande squadra e noi comunque non stiamo "prendendo il treno".

In questi giorni c'è stato questo confronto con i tifosi. È stato costruttivo? Che accoglienza ti aspetti per il prossimo match interno contro il Portogruaro, che comunque sarà una gara difficile, un match spartiacque per quelle che sono le velleità di classifica del Barletta?
L'incontro, a mio avviso, è stato positivo. Credo che più rapporto ci sia con i tifosi e meglio è. Indipendentemente da quello, ci sta che ci criticano, ci fischiano, oppure ci incoraggiano. Spero che, se ci saranno dei fischi, che siano a fine partita. Finché l'arbitro non fischia, cerchiamo di remare tutti dalla stessa parte. I tifosi ci hanno detto che sono dalla nostra parte, ma comunque vogliono vedere un atteggiamento diverso, un cambio di marcia che a mio avviso c'è stato, ma solo in alcune partite. Contro il Salò c'è stato un passo indietro, anche se avevamo tanti ragazzi fuori e abbiamo subito gol solo al 90'. È tutta la stagione che non riusciamo ad invertire questa tendenza: cerchiamo delle scuse che ora non reggono più. Il valore della squadra dovrebbe venire fuori e non sta venendo fuori.

Domenica vi aspetta un avversario non facile da affrontare. Il Portogruaro proviene da un periodo negativo, poi da un confortante pareggio contro lo Spezia. Che partita ti aspetti dal Portogruaro dei giovani che tanto bene ha fatto ad inizio stagione?
Ho ricordo della partita d'andata. Davanti e sulle corsie esterne erano davvero bravi. È una squadra che corre, veloce e vivace. Secondo me ora non bisogna fare i conti con l'avversario, ma solo con noi stessi. Chi gioca, chi non gioca deve stare solo zitto e aiutare. Non devono esserci più facce tristi per chi non gioca o per chi va in tribuna. L'obiettivo è uno solo, e dobbiamo averlo in testa. Ripetiamo questa cose anche tra di noi. Stiamo deludendo, e i primi ad accorgerci di questo siamo proprio noi stessi.

A proposito di compagni che tornano in campo, rispetto al match contro il Salò, torneranno dalla squalifica 3 giocatori importanti, è stato recuperato anche Mazzeo. Credi che il loro apporto sarà fondamentale?
Ci sono in squadra giocatori che riescono a farci fare il salto di qualità davanti. Noi speriamo tutti in Mazzeo, ce lo stiamo coccolando sempre perché recuperi. Speriamo di vederlo in campo domenica. Quanto a Schetter, tutti sappiamo del suo valore, ben venga il suo rientro.

A centrocampo c'è molta concorrenza, come la vivi, anche rispetto alle possibilità di rotazione che mister Di Costanzo sta sfruttando?
A centrocampo c'è una bella concorrenza. Appena il mister è arrivato, io sono finito in tribuna e ho fatto qualche panchina. Ma ho notato da subito che il mister non ha delle preferenze, giudica in base al lavoro settimanale. Perciò la nostra è una concorrenza sana. Cerco di tirar su Zappacosta perché è in un momento difficile: non sta giocando, vedo che si allena bene, però bisogna sempre tirarlo su. Con tutti abbiamo creato un buon feeling. Adesso c'entra poco chi va in campo e chi no, adesso conta solo vincere.

Parlando del girone in generale, a 7 giornate dal termine, siete più ottimisti o più pessimisti in merito al raggiungimento della zona playoff?
Dobbiamo necessariamente essere ottimisti e guardare sempre al bicchiere mezzo pieno. Non dobbiamo piangerci addosso. In questo momento gli unici che possono parlare sono i tifosi. Noi dobbiamo restare uniti e continuare a crederci partita dopo partita. Io sono ottimista per natura. Se non dovessimo riuscire in questo obiettivo, mi piangerebbe troppo il cuore.

Magari si spera che i colori granata che vi hanno portato bene a Trapani possano farvi riscuotere: è quello che pensano anche i tifosi. A proposito di tifosi, vogliamo fare un appello alla tifoseria anche alla luce dell'iniziativa della società per cercare di avvicinare quanta più gente possibile?
In ogni caso, siamo noi che dobbiamo portare quanta più gente possibile allo stadio. Abbiamo dimostrato solo a tratti quello che ci hanno chiesto. Dobbiamo dimostrare che valiamo raggiungendo il risultato. Noi entreremo in campo non sentendo fischi, né nient'altro. Lavoriamo per portare soddisfazioni ai tifosi, che se le meritano…

Lasciando da parte fischi, rammarico e pessimismo, ora tocca al campo "parlare"...

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