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«Zona 167: lo “sgambatoio creativo” che calpesta il verde (e il buon senso)», la nota del Comitato zona 167
L'intervento di Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella
Barletta - mercoledì 11 febbraio 2026
13.50 Comunicato Stampa
«C'è chi progetta, chi programma, chi ascolta i territori. E poi c'è chi, con un guizzo di fantasia degno del teatro dell'assurdo, decide di trasformare un'area naturalmente destinata a verde pubblico e a servizio di una zona densamente popolata in uno sgambatoio per cani. Il Comitato Zona 167 apprende con sincera "ammirazione" l'avvio dei lavori per la realizzazione dell'ennesima opera concepita senza il minimo confronto con i residenti e, soprattutto, senza il più elementare rispetto per la vocazione dell'area interessata. Parliamo di uno spazio che nasce per essere verde fruibile, respiro urbano, luogo di socialità per famiglie, anziani, bambini. Ma evidentemente il verde, quando è tale, deve far paura: meglio recintarlo, segmentarlo, reinterpretarlo con l'arte dell'arrangiarsi». Così il presidente e il vice presidente del comitato di quartiere zona 167, Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella.
«Eppure – dettaglio trascurabile solo per chi governa con la cartina al contrario – proprio di fronte insiste un'area dove un tempo sorgeva un campetto da calcetto, nei pressi dell'area giochi del cosiddetto "Palazzo Ponte". Uno spazio già vocato ad attività delimitate, già strutturalmente idoneo a ospitare uno sgambatoio senza sottrarre ulteriore verde utile alla collettività. Ma forse scegliere l'opzione più logica avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Se la scelta dell'area lascia perplessi, l'esecuzione dei lavori sfiora il capolavoro dell'improvvisazione. I paletti della recinzione sono stati piantati senza neppure radere preventivamente l'erba. Un dettaglio? Certo. Come lo è la differenza tra un lavoro fatto con criterio e uno fatto "tanto per fare".
Il risultato è un cantiere che sembra allestito in fretta e furia, con paletti conficcati nel terreno in spregio alle più basilari regole di buon senso e – soprattutto – senza alcuna attenzione per gli alberi piantati da Ferrotramviaria (si osservi la foto emblematica) come compensazione per quelli abbattuti nei pressi della stazione. Alberi che rappresentano non solo un ristoro ambientale, ma anche un simbolo di riequilibrio dopo un sacrificio imposto al territorio. Ma evidentemente, nel grande risiko urbanistico della Zona 167, anche le compensazioni ambientali possono diventare ostacoli secondari davanti all'urgenza di recintare qualcosa. Il Comitato Zona 167 non è contrario agli sgambatoi per cani. È contrario all'idea che ogni intervento possa essere calato dall'alto, ignorando contesto, logica e rispetto per il verde esistente. È contrario alla cultura dell'approssimazione elevata a metodo amministrativo.
Chiediamo con forza che si sospendano i lavori e si apra un confronto serio con i residenti, valutando la collocazione alternativa nell'area dell'ex campetto da calcetto, soluzione più razionale, meno impattante e più coerente con l'assetto urbano della zona. Perché il verde pubblico non è un riempitivo urbanistico. È un diritto. E il buon senso, almeno quello, non dovrebbe mai essere opzionale».
«Eppure – dettaglio trascurabile solo per chi governa con la cartina al contrario – proprio di fronte insiste un'area dove un tempo sorgeva un campetto da calcetto, nei pressi dell'area giochi del cosiddetto "Palazzo Ponte". Uno spazio già vocato ad attività delimitate, già strutturalmente idoneo a ospitare uno sgambatoio senza sottrarre ulteriore verde utile alla collettività. Ma forse scegliere l'opzione più logica avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Se la scelta dell'area lascia perplessi, l'esecuzione dei lavori sfiora il capolavoro dell'improvvisazione. I paletti della recinzione sono stati piantati senza neppure radere preventivamente l'erba. Un dettaglio? Certo. Come lo è la differenza tra un lavoro fatto con criterio e uno fatto "tanto per fare".
Il risultato è un cantiere che sembra allestito in fretta e furia, con paletti conficcati nel terreno in spregio alle più basilari regole di buon senso e – soprattutto – senza alcuna attenzione per gli alberi piantati da Ferrotramviaria (si osservi la foto emblematica) come compensazione per quelli abbattuti nei pressi della stazione. Alberi che rappresentano non solo un ristoro ambientale, ma anche un simbolo di riequilibrio dopo un sacrificio imposto al territorio. Ma evidentemente, nel grande risiko urbanistico della Zona 167, anche le compensazioni ambientali possono diventare ostacoli secondari davanti all'urgenza di recintare qualcosa. Il Comitato Zona 167 non è contrario agli sgambatoi per cani. È contrario all'idea che ogni intervento possa essere calato dall'alto, ignorando contesto, logica e rispetto per il verde esistente. È contrario alla cultura dell'approssimazione elevata a metodo amministrativo.
Chiediamo con forza che si sospendano i lavori e si apra un confronto serio con i residenti, valutando la collocazione alternativa nell'area dell'ex campetto da calcetto, soluzione più razionale, meno impattante e più coerente con l'assetto urbano della zona. Perché il verde pubblico non è un riempitivo urbanistico. È un diritto. E il buon senso, almeno quello, non dovrebbe mai essere opzionale».
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