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Scuola e Lavoro

Vince contro la “Buona Scuola” un'insegnante di Barletta

«Speranza per quanti sono costretti ad abbandonare casa e figli pur di lavorare»

Potrà tornare a insegnare in Puglia la docente della scuola primaria che insegnava presso il V Circolo didattico di Barletta, trasferita a Udine per effetto della legge della legge sulla "Buona Scuola". Così ha deciso il giudice del tribunale del lavoro di Trani, che ha accolto l'istanza della giovane donna sposata e con due figli piccoli. La donna infatti non aveva indicato il Friuli Venezia Giulia nella domanda di mobilità nazionale tra le preferenze (optando per le più vicine sedi di Foggia e Bari). Il tribunale ha perciò condannato l'Ufficio Scolastico regionale pugliese per non esse comparso in giudizio, rinunciando a difendersi.

«La lontananza, in particolare dai due figli, comporta per la madre l'impossibilità di provvedere ai loro immediati bisogni, con danno ingiusto alla formazione e allo sviluppo della personalità dei minori e inevitabili ricadute negative su tutta la famiglia»: così ha sentenziato il giudice, che ha accolto la richiesta della donna residente a Margherita di Savoia. Ciò infatti avrebbe comportato difficoltà di tipo economico da aggiungersi a quelle precedentemente esposte.

Si tratta perciò di un'importante vittoria che porta speranza a tutto coloro che sono costretti ad abbandonare casa e figli pur di poter lavorare. La storia senza dubbio pone in luce una realtà alquanto drammatica del nostro paese, deficiente di concorsi per regioni. «Gli attuali stipendi non consentono di gestire trasferte di centinaia di chilometri da dove hai affetti e interessi» ha affermato il responsabile federale Istruzione della Lega Nord, Mario Pittoni.

Si è trattato della prima ordinanza che in Puglia ha deciso in materia e fa sapere il legale della donna che l'ordinanza del giudice è stata subito notificata al Ministero dell'istruzione. Un passo in avanti che segna un grande traguardo, quello raggiunto dalla Puglia, che apre la strada a quanti hanno vivono la medesima realtà, vittime di un paese in cui per lavorare, devono esser fatte fin troppe rinunce.
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