
Politica
Venticinque anni dal G8 di Genova, il ricordo del Collettivo Exit
La nota degli attivisti
Barletta - martedì 21 luglio 2026
1.16 Comunicato Stampa
«Sono passati 25 anni, un quarto di secolo dalle giornate di Genova, tre giornate di mobilitazione contro gli otto grandi della terra». Così gli attivisti del Collettivo Exit.
«Tutti sanno come andò a finire, un morto, Carlo Giuliani, e centinaia di feriti; una vera e propria macelleria messicana.
Amnesty International la defini' "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
Ma non vogliamo fare del vittimismo, sapevamo a cosa andavamo incontro, volevamo assediare e impedire il vertice dei padroni del mondo e le loro politiche neoliberiste.
Abbiamo pagato a caro prezzo e il mondo che gli otto grandi della terra andavano delineando per il futuro è diventato una macabra realtà.
Oggi il mondo è attraversato da guerre e ingiustizie, con popolazioni costrette a migrare per sfuggire alla miseria e ai cambiamenti climatici.
La nostra generazione, quella che ha attraversato le strade di quel luglio 2001 aveva l'ambizione e la pretesa di voler delineare "Un altro mondo possibile".
Lo voleva fare innovando le forme e le pratiche del fare politica, cercando di uscire da schemi precostituiti.
Nessuna pretesa di voler assaltare "il palazzo d'inverno" ma la reale possibilità di costruire conflitto sociale per garantire diritti in un mondo sempre più sull'orlo di una catastrofe sociale e ambientale.
Non ci siamo riusciti, o meglio, avevamo ragione ma non siamo riusciti a cambiare il mondo, ma le idee che hanno attraversato le giornate del G8 di Genova ci accompagnano in ogni istante della nostra esistenza.
Quel movimento globale che si dava appuntamento in giro per il mondo ha reso urgenti e attuali le battaglie contro il razzismo, contro il lavoro povero e precario, contro la devastazione ambientale e sociale, per la difesa dei beni comuni».
«Tutti sanno come andò a finire, un morto, Carlo Giuliani, e centinaia di feriti; una vera e propria macelleria messicana.
Amnesty International la defini' "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
Ma non vogliamo fare del vittimismo, sapevamo a cosa andavamo incontro, volevamo assediare e impedire il vertice dei padroni del mondo e le loro politiche neoliberiste.
Abbiamo pagato a caro prezzo e il mondo che gli otto grandi della terra andavano delineando per il futuro è diventato una macabra realtà.
Oggi il mondo è attraversato da guerre e ingiustizie, con popolazioni costrette a migrare per sfuggire alla miseria e ai cambiamenti climatici.
La nostra generazione, quella che ha attraversato le strade di quel luglio 2001 aveva l'ambizione e la pretesa di voler delineare "Un altro mondo possibile".
Lo voleva fare innovando le forme e le pratiche del fare politica, cercando di uscire da schemi precostituiti.
Nessuna pretesa di voler assaltare "il palazzo d'inverno" ma la reale possibilità di costruire conflitto sociale per garantire diritti in un mondo sempre più sull'orlo di una catastrofe sociale e ambientale.
Non ci siamo riusciti, o meglio, avevamo ragione ma non siamo riusciti a cambiare il mondo, ma le idee che hanno attraversato le giornate del G8 di Genova ci accompagnano in ogni istante della nostra esistenza.
Quel movimento globale che si dava appuntamento in giro per il mondo ha reso urgenti e attuali le battaglie contro il razzismo, contro il lavoro povero e precario, contro la devastazione ambientale e sociale, per la difesa dei beni comuni».
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