Delitto cuore
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Servizi sociali

Soccombe il Comune di Barletta. Sentenza favorevole al Centro Antiviolenza

Il responso è arrivato due giorni or sono. Una storia triste dei nostri tempi

E' noto come Centro Antiviolenza "Giulia e Rossella" l'osservatorio istituito a Barletta nel 1998, per affrontare problemi inerenti alla violenza contro le donne e i minori del territorio. Una attività complessa che prevede molteplici figure professionali (psicologi, medici,avvocati,operatori di sostegno). Indispensabili per affrontare l'insieme delle attività di assistenza, aiuto, tutela e protezione rivolte a minori, vittime di maltrattamenti, ed abusi a donne vittime di violenza. Sin dal 1995 la struttura è stata istituita dall'ente comunale, recependo un progetto presentato dalla stessa Associazione. Inspiegabili risultano le incomprensioni che, però, maturano nel tempo tra i due soggetti (Comune di Barletta e L'Osservatorio). A soffrirne sono in particolar modo le utenti donne che provengono non solo da Barletta ma dal territorio sia foggiano che barese. La fondatrice e responsabile dell'Osservatorio più volte segnala, prima alla Amministrazione comunale, poi, ad innumerevoli autorità regionali e nazionali, le difficoltà di ordine burocratico e finanziario lesive dell'utenza e la violazione dei rapporti contrattuali in essere. L'ultima dura circostanziata nota è del 4 novembre 2009. In essa si riportano i termini del contratto del 20 novembre 2007 sottoscritto con l'Amministrazione Comunale che affida nuovamente l'indispensabile attività all'Osservatorio " Giulia e Rossella".

I termini del contratto prevedono l'attribuzione per il servizio, della somma di 11.000,00 euro annui, anziché di 15.500,00 come prevista dall'avviso pubblico. La differenza di 4.500,00 euro sarebbe stata riconosciuta e attribuita all'Associazione solo previa presentazione di apposito progetto integrativo finalizzato alla promozione di una cultura non violenta della comunità nonché di richiesta di autorizzazione di rimborso del personale. Ma, ci risulta, che il progetto elaborato dall'Osservatorio non trova adeguato consenso e la determina dirigenziale n. 2230 del 13 novembre 2008 impone l'annullamento di attribuzione di detto importo , invitando l'Associazione a produrre nuovo progetto ma, valido per l'anno 2008-2009. Altri particolarismi, accentuazioni e postille contrattuali lacerano ancor più l'atmosfera che si arroventa perché, neppure il residuo importo viene assegnato all'Osservatorio che prosegue comunque la sua attività di sostegno a donne e minori. Il controllo dell'Amministrazione, previsto per altro dal contratto ,diventa sempre più costante, con molteplici richieste di giustificazioni, che ci risulta, sempre rendicontate dall'Associazione.

Ma è una sconcertante richiesta del Settore Servizi Sociali del Comune, diretto da una donna, ad esacerbare gli animi dell'Osservatorio. Giunge la richiesta di acquisire la banca dati del centro antiviolenza completa dei dati sensibili e giudiziari, della copia dei fascicoli. I disagi economici e la richiesta di violare i dati sensibili dei loro assistiti, costringe l'Osservatorio ad attivare azione giudiziaria con ogni conseguenza onerosa a carico dell'ente Comune di Barletta, con decreto ingiuntivo del 18 giugno 2009. All'associazione, infatti appare vessatorio il comportamento, difendendo i nominativi degli utenti che costituiscono dati sensibili.

La sentenza è arrivata due giorni fa. Circostanziata e non priva di una umana sensibilità, intuibile nel freddo testo giuridico. Nella sentenza si rileva l'opposizione fatta dal Comune di Barletta che non ha adempiuto al pagamento proprio perché l'Osservatorio aveva rifiutato di fornire l'identificazione delle utenti pur avendo fornito i dati della banca dati ma correttamente criptato le possibili identificazioni. La sentenza ricorda all'Amministrazione di Barletta, tra l'altro, che l'acquisizione e la conoscenza dei dati personali non può essere ritenuto di rilevante importanza ai fini dell'accertamento dell'attività del Centro Antiviolenza. La sentenza su questo punto è ancora più chiara e recita testualmente: "Di certo il Comune può fare uso di altri strumenti per accertare la corretta esecuzione delle prestazioni da parte dell'Osservatorio, senza fare uso dei dati identificativi. Non va dimenticato che l'anonimato assicurato agli utenti costituisce la garanzia che spinge gli utenti a manifestare le proprie situazioni di disagio e che non è pensabile che l'amministrazione voglia verificare il buon andamento del servizio, interpellando chi di esso abbiano usufruito". Oltre a questo aspetto di grande rilevanza giuridica ed umana, espressa con circostanziate motivazioni dal Giudice unico del Tribunale di Trani sezione distaccata di Barletta. ovviamente la Sentenza ingiunge al Comune di Barletta il pagamento delle somme per i servizi non pagati riferiti ai mesi da maggio a novembre 2009 al Centro Antiviolenza.

Abbiamo raccontato in ogni caso una storia triste dei nostri tempi. Dobbiamo solo augurarci che incesti politici non si siano insinuati nervosi e prioritari in questa vicenda. Vogliamo pensare che esista ancora una sensibilità civica e politica che conservi attitudini dimenticate alla sensibilità. Pochi euro, un controllo forse eccessivo, una donna-dirigente che dovrebbe cogliere più margherite che postille contrattuali in favore di situazioni disperate femminili. Il cronista che scrive queste situazione le ha elaborate e conosciute. Sono livide come le macchie sui visi femminili che ricorrono al Centro antiviolenza. Sono titubanze e paure prima di premere quel campanello in Piazza Aldo Moro di Barletta. Sono memorie perpetue di abusi e condanne spesso irreparabili. Cicatrici saturate con l'odio che un tempo era amore. La curiosità, ora, è sapere se il Comune di Barletta si appellerà a questa sentenza o tacerà con una nuova eleganza politica-amministrativa che il caso richiede.
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