Procuratore Scarpinato
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Scarpinato: «Il voto di scambio denuncia l’immaturità culturale e democratica»

Le parole del Procuratore di Palermo per la campagna “S.O.S. Io voto libero”. «O ci solleviamo al di sopra dei nostri vizi, o ci strangoliamo con la corda delle nostre tare culturali»

Parole forti, nette ed inequivocabili, ma anche cariche di quella necessaria speranza e volontà di riscatto che il nostro paese ha l'obbligo di avere in questo momento storico. Questo lo stile dell'intervento del Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, ieri sera, nella Sala Rossa del Castello. Con il suo preziosissimo intervento, il magistrato ha lanciato, anche nella nostra città, quel seme necessario per passare da una contemplazione sterile ed ipocrita della coscienza civica, ad essere noi cittadini stessi, vere coscienze civiche. Sta ovviamente alla libertà dell'individuo, far sì che questo seme porti i suoi frutti. Il primo frutto indispensabile, veicolato da Scarpinato, è certamente quello della legalità. Abbiamo intervistato il magistrato palermitano, per parlare di compravendita dei voti, tema centrale della campagna di Barlettalife, e delle difficoltà di questo momento storico dell'Italia.

Dott. Scarpinato, il mese prossimo la nostra città di Barletta sarà chiamata al voto per le elezioni amministrative. Il nostro giornale, Barlettalife, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione "S.O.S. Io voto libero", contro la compravendita dei voti. Lei, alla luce della sua esperienza professionale, che importanza attribuisce a questa piaga, tra tutti i fenomeni che costituiscono dei vulnus per la democrazia italiana?
«Io credo che il voto di scambio sia stato una tara grandissima per la democrazia italiana. E' naturalmente lo specchio di altri vizi, perché il voto di scambio esiste perché c'è qualcuno che in cambio del voto fa promesse, promette favori, e quindi si compra il voto. Ma direi che ormai siamo arrivati ad un punto della storia in cui questi mezzucci, oltre che essere legali, sono veramente superati, perché nessuno è più in grado di promettere niente, perché son finiti i soldi della spesa pubblica. Siamo in una situazione in cui non possiamo più fare politica come si faceva in passato, attraverso la promessa di benefici economici, e di assunzione che non sono più praticabili. Credo che il problema del voto di scambio sia un problema che in qualche modo denuncia l'immaturità culturale democratica di una quota consistente della popolazione. Un'immaturità democratica culturale che rispecchia l'immaturità democratica culturale di chi dall'alto chiede il voto di scambio. Una tara che non ci possiamo più permettere, perché questa ed altre tare rischiano di portare a fondo il paese.
Faccio l'esempio della Sicilia, perchè è stata una patria del voto di scambio. In Sicilia, le persone hanno dato un segnale. Nelle ultime elezioni quota consistente della popolazione che in passato aveva fatto voto di scambio, stavolta hanno votato in modo diverso. L'hanno fatto perché stretti dalla crisi economica, non perché improvvisamente si sono evoluti culturalmente. Perché si sono resi conto che nessuno poteva più mantenere le promesse che si facevano. E, d'altra parte, non si potevano fare più promesse.
Quindi è la situazione delle cose che in qualche modo ci sta costringendo a prendere atto che: o siamo capaci di sollevarci al di sopra dei nostri vizi, oppure ci strangoliamo con la corda delle nostre tare culturali».

In questa situazione politica di stallo, sul web, è circolato anche il suo nome tra le candidature eccellenti per il Quirinale, gradite al M5S. Come ha reagito a queste voci? E cosa si aspetta, da uomo delle istituzioni, dalla politica italiana, in questa difficile fase?
«Guardi, non lo sapevo. Comunque io sono un uomo di stato. La politica passa, lo stato resta. Quindi credo che continuerò a fare quello che ho fatto. Poi, per quanto riguarda il futuro del paese, ci troviamo dinanzi ad un finale di partita che è diverso dalle altre volte. Questa volta tempi supplementari non ce ne sono. Questa volta o riusciamo ad avere uno scatto di reni, o il paese se ne va, e ad una deriva greca, e non potremo dare la colpa alla speculazione internazionale, ma saremo costretti a guardarci in faccia, e a chiederci se questo è un paese destinato ad essere quel ritratto di famiglia che fece Manzoni ne "I promessi sposi", con tanti piccoli e grandi Don Rodrigo, tanti Don Abbondio, tanti Avvocato Azzeccagarbugli, oppure se vuole essere un paese moderno, che si dà delle regole, perché non esiste nessuna possibilità di far girare l'economia se non ci diamo delle regole, che creino un mercato che garantisca una reale competizione tra le imprese, se non ci diamo una politica industriale. Non possiamo andare avanti con l'economia magliara, inclusiva, collusiva, della prima repubblica. Ormai siamo dentro la post-modernità».

Le minacce degli ultimi giorni, giunte alla Procura di Palermo, che hanno portato ad un aumento della protezione di voi magistrati palermitani e nisseni, sono il segno di cosa? Che cosa indicano?
«Intanto stiamo valutando la serietà, non di queste minacce, ma di queste informazioni, che abbiamo ricevuto. Poi ci sono delle condizioni di contesto, generali, che ci preoccupano molto. La lezione che viene dal passato è che quando si creano dei momenti di fibrillazione, di disgregazione, di crisi del quadro politico, come avvenne nel 1992, ci sono delle forze criminali che pensano che quello sia il momento di attuare strategie, che hanno anche degli obiettivi che vanno aldilà dei risultati immediatamente criminali».
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