
Politica
Problematiche erosione costiera, l'intervento di Gennaro Rociola
La nota del segretario della lista Emiliano Sindaco di Puglia
Barletta - venerdì 27 febbraio 2026
15.42 Comunicato Stampa
«Leggendo il comunicato dei consiglieri regionali Passero e Lanotte relativo alla situazione di Barletta dell'erosione Costiera, emerge un quadro inquietante, non tanto per l'erosione in sé — che è un processo naturale — quanto per l'approccio amministrativo descritto. La lista dei convocati in Commissione Ambiente sembra un elenco di "uffici" e "poltrone", ma brilla per un'assenza clamorosa: il geologo di campo». Così il segretario cittadino della lista Emiliano Sindaco di Puglia, Gennaro Rociola.
«È paradossale che per affrontare il dissesto idrogeologico si convochino assessori al bilancio, alle infrastrutture e al demanio, ignorando chi la terra e il mare li studia per professione. L'errore metodologico: Trattare l'erosione costiera come un "problema stradale" o un ostacolo al Jova Summer Party è superficiale. Non si tratta di riparare una buca, ma di capire perché il mare si sta riprendendo lo spazio. Senza una modellistica sedimentologica e una relazione geologica tecnica, il rischio è che la "soluzione rapida" invocata dai consiglieri si traduca nel solito getto di massi ciclopici (scogliere) che sposterà il problema pochi metri più avanti, devastando altri tratti di litorale. Perché Barletta "affonda"?
L'erosione marina non è un evento meteo avverso, ma il risultato della rottura dell'equilibrio del bilancio sedimentario. La litoranea di Levante risente storicamente delle dinamiche dell'Ofanto. La costruzione di dighe e l'estrazione di inerti nell'alveo dei fiumi hanno ridotto drasticamente la quantità di sabbia che arriva a mare. Il mare, "affamato" di sedimenti, li preleva direttamente dalla spiaggia emersa.
Quando costruiamo strade e infrastrutture troppo vicine alla linea di riva, impediamo alla spiaggia di muoversi. La spiaggia è un corpo elastico; se la "sigilliamo" con l'asfalto, l'energia delle onde non viene dissipata ma rimbalza, scavando ancora più a fondo. Possibili Soluzioni: Oltre l'emergenza
Se la Commissione vuole davvero risolvere il problema e non solo fare un "tampone" elettorale, le opzioni tecniche sono diverse:
- Invece di barriere di scogli (che riflettono l'energia e scavano il fondale), si inietta sabbia compatibile per granulometria e composizione mineralogica a
quella nativa. È un intervento che rispetta l'ecosistema, ma richiede monitoraggio costante da parte di geologi marini.
- Strutture poste sotto il livello dell'acqua che rompono l'energia dell'onda prima che arrivi a riva, permettendo al sedimento di depositarsi anziché essere asportato.
- La soluzione più difficile politicamente ma la più onesta scientificamente è che se una strada è costruita dove il mare vuole stare, la soluzione non è combattere il mare, ma spostare la strada. In un'ottica di innalzamento dei mari dovuto al cambiamento climatico, l'arretramento delle infrastrutture è l'unica strategia resiliente a lungo termine.
L'urgenza per la stagione estiva e i grandi eventi non deve diventare il pretesto per interventi selvaggi. La geologia non segue i tempi della politica. Senza uno studio serio della corrente di deriva litoranea (che trasporta i sedimenti lungo la costa di Barletta), qualsiasi opera sarà solo un costoso e temporaneo palliativo».
«È paradossale che per affrontare il dissesto idrogeologico si convochino assessori al bilancio, alle infrastrutture e al demanio, ignorando chi la terra e il mare li studia per professione. L'errore metodologico: Trattare l'erosione costiera come un "problema stradale" o un ostacolo al Jova Summer Party è superficiale. Non si tratta di riparare una buca, ma di capire perché il mare si sta riprendendo lo spazio. Senza una modellistica sedimentologica e una relazione geologica tecnica, il rischio è che la "soluzione rapida" invocata dai consiglieri si traduca nel solito getto di massi ciclopici (scogliere) che sposterà il problema pochi metri più avanti, devastando altri tratti di litorale. Perché Barletta "affonda"?
L'erosione marina non è un evento meteo avverso, ma il risultato della rottura dell'equilibrio del bilancio sedimentario. La litoranea di Levante risente storicamente delle dinamiche dell'Ofanto. La costruzione di dighe e l'estrazione di inerti nell'alveo dei fiumi hanno ridotto drasticamente la quantità di sabbia che arriva a mare. Il mare, "affamato" di sedimenti, li preleva direttamente dalla spiaggia emersa.
Quando costruiamo strade e infrastrutture troppo vicine alla linea di riva, impediamo alla spiaggia di muoversi. La spiaggia è un corpo elastico; se la "sigilliamo" con l'asfalto, l'energia delle onde non viene dissipata ma rimbalza, scavando ancora più a fondo. Possibili Soluzioni: Oltre l'emergenza
Se la Commissione vuole davvero risolvere il problema e non solo fare un "tampone" elettorale, le opzioni tecniche sono diverse:
- Invece di barriere di scogli (che riflettono l'energia e scavano il fondale), si inietta sabbia compatibile per granulometria e composizione mineralogica a
quella nativa. È un intervento che rispetta l'ecosistema, ma richiede monitoraggio costante da parte di geologi marini.
- Strutture poste sotto il livello dell'acqua che rompono l'energia dell'onda prima che arrivi a riva, permettendo al sedimento di depositarsi anziché essere asportato.
- La soluzione più difficile politicamente ma la più onesta scientificamente è che se una strada è costruita dove il mare vuole stare, la soluzione non è combattere il mare, ma spostare la strada. In un'ottica di innalzamento dei mari dovuto al cambiamento climatico, l'arretramento delle infrastrutture è l'unica strategia resiliente a lungo termine.
L'urgenza per la stagione estiva e i grandi eventi non deve diventare il pretesto per interventi selvaggi. La geologia non segue i tempi della politica. Senza uno studio serio della corrente di deriva litoranea (che trasporta i sedimenti lungo la costa di Barletta), qualsiasi opera sarà solo un costoso e temporaneo palliativo».
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