La vicenda dal 1986 ad oggi
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La città

Perché la vicenda del supermercato Lidl ai piedi del castello di Barletta è ancora aperta

I fatti dal 1986 ad oggi e i tanti nodi da sciogliere

È sembrato fosse stato detto tutto sulla vicenda del terreno accanto al fossato del castello di Barletta. Una storia fatta di chiaroscuri e anche di riflessioni sullo sviluppo urbanistico della città. E poi l'indignazione collettiva. Il timore che il cuore di Barletta potesse essere sfregiato da un supermercato. Proprio lì, nel punto di incontro tra castello, mare e mura del Carmine.

Più di un mese di dibattiti, petizioni e mobilitazioni. Da fine marzo sino a maggio, quando la società Lidl si rende disponibile a delocalizzare il cantiere e il Comune a fermare tutto, revocando il permesso di costruire in autotutela. Il parere dell'avvocatura sull'iter amministrativo fa da spartiacque. Su entrambi i fronti però, ancora nulla all'orizzonte. Nulla, fino al Consiglio comunale in programma per il 4 giugno. Ieri, in conferenza dei capigruppo, le opposizioni hanno richiesto un ordine del giorno proprio sulla vicenda Lidl se non altro per tornare a discuterne.

Il Comune, infatti, non ha prodotto alcun provvedimento di autotutela e con la società non è stato ancora messo nero su bianco quale dovrà essere il terreno alternativo su cui far sorgere il supermercato. Sul tavolo, un appezzamento in via delle Querce, a ridosso della chiesa San Giovanni Apostolo, anche se su quel terreno ci sarebbero già altri progetti legati ai contratti di quartiere.

E allora questa vicenda può dirsi davvero conclusa? Lo abbiamo chiesto a chi con esposti e petizioni si è mobilitato per impedire che sorgesse il supermercato. Ma prima, abbiamo provato a fare ordine, mettendo in fila i fatti dal 1986 ad oggi.

Una partita ancora aperta

Sta per aprirsi un nuovo capitolo della vicenda. Non va trascurata l'analisi condotta da Italia Nostra, che solleva perplessità anche sulla prima sanatoria richiesta nel 1986. "L'istanza originariascrive Ettore Mazzola, delegato dall'associazione ad occuparsi del caso – andava rigettata a causa della incompletezza della documentazione e, soprattutto, a causa della presenza di dichiarazioni non veritiere". E a ciò si aggiungerebbe "l'assoluta irregolarità dei pareri della Soprintendenza che, nella loro superficialità, non hanno minimamente considerato il "monito a vita" espresso dall'ex Soprintendente Mola nel 1975".

Adesso, l'intenzione sarebbe quella di coinvolgere il Consiglio comunale sui prossimi passi da compiere. Il permesso di costruire non è ancora stato revocato e il gruppo di lavoro che avrebbe dovuto trovare una soluzione di perequazione con Lidl «fino ad oggi non ha partorito nulla», ci riferisce il consigliere Antonio Coriolano (M5S). «Noi vorremmo – aggiunge – che fosse fatta una doppia stima del terreno». Prima che il Consiglio comunale si esprima sarebbe opportuno, secondo Coriolano «conoscere sia il valore del terreno nella situazione attuale – spiega – sia il valore che avrebbe in caso di autotutela, perché il Comune non può permettersi di regalare niente».

Proprio il Movimento 5 Stelle sulla vicenda ha presentato un esposto alla procura della Repubblica. Il secondo, dopo quello di Legambiente che coglie l'occasione per invitare alla rimozione delle macerie ancora presenti sul posto. «Credo che al momento la vicenda sia ancora tutta da chiarire», commenta Raffaele Corvasce, presidente del circolo cittadino di Legambiente. «Riteniamo – spiega – che su quel terreno non siano stati condotti esami specifici in considerazione del fatto che il sito adiacente, sede fino al 2014 di un vecchio deposito di oli minerali, presenta suolo e falda inquinati». Un dettaglio di non scarsa rilevanza perché «se dovesse essere accertato anche l'inquinamento del terreno di Lidl – conclude Corvasce – potrebbe cambiare lo scenario della perequazione perché il sito non avrebbe il valore che ha oggi».

«Tutto tace», ammonisce Grazia Desario, vice presidente del Comitato Salviamo il Castello. «Questo significa – aggiunge – che se Lidl volesse riaprire il cantiere potrebbe farlo tranquillamente. Noi a quel punto saremmo pronti a tornare in piazza». Questa volta però, invitando il sindaco Cannito a fornire spiegazioni ai 6.653 cittadini firmatari della petizione contro la realizzazione del supermercato. «Il sindaco non ha risposto a più di 6mila persone. Ecco perché pensiamo di chiedere un incontro pubblico», conclude Desario mentre valuta anche la possibilità di un ricorso amministrativo. E chissà che non sia il solo.
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