Maffei bis
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Nel sisma Politico le dimissioni di Maffei: epicentro Mennea

Ieri la pagina più nera della politica barlettana. Senza esperienza i candidati alla presidenza del Consiglio

Si è conclusa con le dimissioni del Sindaco Maffei la prima giornata del primo consiglio comunale della nuova amministrazione. La maggioranza è crollata di fronte alla scelta del candidato alla Presidenza del consiglio. Il PD, il partito di maggioranza relativa a cui spettava, secondo gli accordi, lo scranno più alto del Consiglio, si è presentato diviso. Con due candidati: Enzo Delvecchio e Michele Lasala. Nelle tre votazioni il primo è passato da 12 a 14 voti. Il secondo ha oscillato tra i 6 e i 7. L'opposizione ha votato compattamente per Rosa Piazzolla (10 voti). Il sindaco Maffei al termine del primo scrutinio ha annunciato che, nel caso in cui alla terza votazione non si fosse sbloccata la situazione, avrebbe dato le dimissioni. Minaccia che non ha sortito gli effetti sperati. Consiglio sospeso per 48, mentre stamane alle 11 Maffei ha convocato una conferenza stampa per chiarire dimissioni e situazione politica.

Mi permetto un passo indietro. Il presidente del consiglio comunale è un ruolo di garanzia. Un impegno che richiede esperienza, conoscenza dei regolamenti, autorevolezza e pratica nella mediazione. Il presidente del consiglio dovrebbe godere della fiducia di tutti i membri dell'assemblea poichè a lui è affidato il compito di gestire l'aula. E' eletto dai consiglieri e tra i consiglieri non per una bizzarra dimenticanza, ma perchè dovrebbe essere estraneo a logiche di contrapposizione e confronto muscolare. Invece ormai da troppi anni anche questa figura è stata coinvolta da un virus plebiscitario. Vuoi candidarti presidente del consiglio? Se vuoi avere chance di essere eletto, devi essere della maggioranza. Anzi, del partito di maggioranza relativa. Devi essere tra i primi degli eletti. Anzi, ormai a Barletta sono candidabili solo consiglieri dalle mille preferenze in su: è il caso di tutti i tre candidati presentati ieri. Non importa che tu sia alla prima esperienza in consiglio: come è per due candidati su tre (Lasala e Piazzolla).

Questa deriva plebiscitaria non poteva che avere questo tipo di esito. Un braccio di ferro tra le anime di quel corpaccione, forte e fragile allo stesso tempo, che è il PD. Il PD è l'epicentro del sisma che sta travolgendo il centrosinistra di Barletta. Il regista del terremoto di ieri è il Consigliere regionale Mennea che ha utilizzato la candidatura di Lasala per sparigliare le carte. E' inutile nasconderselo ed è inutile eludere il problema. Come già a Trinitapoli (dove si divide le responsabilità del fallimento della sinistra con Sannicandro), anche a Barletta Mennea tenta una divaricazione tra le aree del Pd. La città intera si chiede quale sia il vero oggetto della contesa. Cosa stia chiedendo (o meglio, pretendendo) Mennea da Maffei. Credo che Maffei possa uscire dalla situazione con due mosse. In primo luogo dovrebbe spegnere l'incendio nel Pd. E per spegnere l'incendio bisogna togliere ossigeno alle fiamme. La presidenza del consiglio non può essere lasciata alla guerra intestina del Pd. Le segreterie trovino un nome condiviso in assemblea. Anche dall'opposizione. Cambino i criteri: esperienza, conoscenza del
regolamento, moderazione e capacità di gestione.

In secondo luogo Maffei dia quanto prima una forma definitiva, con una legttimazione quanto più ampia, alla propria giunta. Se nemmeno di fronte a questo cesseranno i conflitti, si torni al voto.
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